sabato, 21 novembre 2009
-con chi ce l'hai?
-ce l'ho con i tetti, con le pareti, con gli specchi degli ascensori, con la parata delle mezze tette scoperte, con la fine del suono di questa parola.
ce l'ho con la prima volta che ti ho vista, con la colazione al lago, con il ricordo dei segni sul retro delle mie gambe per averti ospitata con tutte le malversazioni dell'amore intromettendomi tra il tuo sonno e le rocce, con la forza che scivola fuori da queste dita. ce l'ho a morte con me stesso per la progenie sterminata di significati che faccio cacare fuori alla fica slabbrata della mia mente ed attribuisco ancora a tutto quanto mentre ogni essere umano muore e muore e muore e muore e non fa altro che morire dal primo giorno che lo hanno messo qua in mezzo.
-con chi ce l'hai, veramente?
-con tutto quanto. ce l'ho con tutta la fibra dell'esistenza scomposta, cresciuta nella convulsione ed in lotta perenne per un po' di spazio di cui non saprà che farsene. tutto quanto sta lì ad alzarsi e gonfiarsi e sputare sperma dentro tutto quanto per averne ancora, senza sapere cosa sia. l'inorganico si accumula in maniere ancora più goffe ed insopportabili. interi continenti di polvere, stelle stupide come teste di vacca mozzate e lasciate a seccare nel deserto. radiazioni, cristalli, campi di forza. un mucchio di merda incascente giace ancora in vita sotto strati minuti di merda che ha avuto il tempo di raffreddarsi, pronta a fare saltare tutto per aria.
e gli esseri umani si abbigliano in maniere assurde per parlare con creature immaginarie molto interessate alla loro masturbazione.
-sai di essere un entusiasta soprattutto nella tua disperazione?
-e tu lo sai, quanto sei rompicoglioni?
postato da: lucowski alle ore novembre 21, 2009 21:14 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 21 novembre 2009
tutta la tua esperienza d'accatto, mano mia, non è sufficiente a toccare adesso nè il cemento nè la pelle di un altro da te differente. è troppo semplice accedere alla visione di te amputata che cadi diritta in un dirupo di cui non si vede il fondo. cosa hai voluto insegnarmi, tremando nei posti diversi in cui ho avuto in sorte di infilarti? non molto, se devo dirlo io. sei solo riuscita a stancarmi e prendermi quanto neanche ancora fossi certo di avere, per spingerlo sempre un po' più lontano dal rifugio che pareva bramassimo insieme. ed ora, stanca come sei e chiusa attorno ai coglioni per imparare più che per proteggere, cosa diremo a chi verrà a cercarti, mano mia strafottuta in un'altra nottata in cui siamo riusciti a fuggire stormi, branchi, squadriglie, assembramenti e buone prassi di istinto sociale?
postato da: lucowski alle ore novembre 21, 2009 20:52 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 21 novembre 2009
-stai perdendo definizione, quasi non ci sei.
-chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo...
-non fare così. proviamo a uscirne.
-non dobbiamo uscirne, se non è un problema. metti una canzone.
-fai qualcosa. dì qualcosa. cerca qualcosa.
-oh, domani. forse, domani.
-non puoi tacere ancora.
-ho parlato abbastanza, io.
-sto parlando di parlare sul serio, rischiando la vita.
-prima era così. non è più tempo.
-sei pesante quasi quanto sei inconsistente, adesso. volgi lo sguardo oltre te stesso, non può farti male.
-soffrono anche di più, alcuni degli altri.
-sanno come farsi toccare da un altro essere umano.
-non è vero, in fondo non può essere vero.
-ti manca lo slancio anche per finire le frasi senza cadere nella vuota precisazione. davvero non vogliamo farci niente?
-no, oggi niente. domani, forse domani.
-stai perdendo definizione.
-chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo è davvero un problema. chissà se questo...

postato da: lucowski alle ore novembre 21, 2009 20:40 | Permalink | commenti
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domenica, 15 novembre 2009
-stai di nuovo combattendo. bene. sei pronto? quanta forza hai nelle braccia? quanto veloce riuscirai a correre per inseguire e quanto per scappare? sei davvero sveglio, adesso?
ecco cosa abbiamo noi da offrirti, tra le altre cose: corpi sommersi di dolore che sono uno spettacolo quasi incredibile, senza un millimetro quadrato di pelle che abbia memoria di cosa sia la pace; radiazioni d'odio dagli occhi degli automobilisti così ottuse che guardandole dovrai per forza dubitare della possibilità di salvezza; incredibili...

-smettila. non mi interessa.

-che ti prende, passato una brutta nottata?

-non so chi sei tu, non credo nel linguaggio, non sono neanche una brava persona. che cazzo di senso ha stare qui?

-ehi, bello, guarda che non hai più quindici anni. da un pezzo.

-ma sto di nuovo combattendo, l'hai detto tu.

-già, però adesso la cosa comincia a farsi più interessante. hai un'automobile, rispetti quasi tutte le scadenze. la gente può fare affidamento su di te e il ritmo del tuo sfacelo muove correnti quasi completamente interiori di cui pochi esseri hanno modo di darsi pena.

-non mi sembra un bell'affare. credo sul serio che potremmo lasciar cadere la questione.

-mi lasci svanire senza darmi neanche il tempo di nascere.

-mi spiace.

-non abbastanza da...

-evitare che la tua voce si asciughi.
postato da: lucowski alle ore novembre 15, 2009 10:20 | Permalink | commenti
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lunedì, 09 novembre 2009
(mani di forbice mi ha accarezzato la faccia per tutta la notte) avanti, avanti, vieni a darmi un bacio. uno spiritello seduto sul sedile passeggero mi ha sussurrato per tutto il viaggio di slacciare la cintura di sicurezza ed andare a schiantarmi contro il primo pezzo di cemento verticale che avessi intravisto. non ho imboccato nessun rettilineo finché ancora avevo in testa di dargli retta, così per questa sera sono tornato a casa. avanti, avanti, vieni a darmi un bacio. schiva il vecchio psichiatra, sollevati dai pavimenti su cui ti inginocchi di recente, scegli me; sono certificato.
postato da: lucowski alle ore novembre 09, 2009 20:59 | Permalink | commenti
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sabato, 07 novembre 2009
inseguire il vento. ci puoi fare carriera. sali di grado. rimettitti in pari con le tue aspirazioni. è per questo che inizi a correre. sono buoni tutti a sferrare colpi contro quello che possono guardare. ti sei imbarcato in un altro genere di baleniera, pezzettino di uomo.
il fronte della linea di azzurro sfuma nel viola e non ne vedi la fine: terrai gli occhi spalancati per quanto fuoco cali fuori da essi a scavarti le guance. il gioco di oggi si chiama: inseguire il vento.
niente padre e niente marito, preparati piuttosto a perdere qualche arto. sogghigni prima di aprire gli occhi al mattino, pregustando l'amputazione.
corde per le caviglie, manette, ferraglia acuminita, fiori femminili, abbronzatura perenne, malaria, la febbre tutti i giorni, unghie sporche, compagni di viaggio silenti come cerchioni arrugginiti, niente parroco, niente confessione, niente bambini e niente eucarestia: tutto questo ancora non basta, di sicuro, ma è indispensabile per presagire un quache tipo d'inizio.
postato da: lucowski alle ore novembre 07, 2009 15:32 | Permalink | commenti
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domenica, 01 novembre 2009
- (...)ed il problema della tua razza di idioti è che state sempre lì a dire di come stiate imparando, finalmente, a mentire. ecco, se c'è un buco di culo piazzato in mezzo ad una faccia da cui non uscirà mai nient'atro che la verità, quello sarà sempre uno dei vostri buhi di culo. un vero seduttore non è diverso da un vero artista: non mette niente di se stesso nella propria opera. un vero seduttore non si soddisfa del se stesso riflesso nelle goccioline di fica che cadono su pavimenti lucidi. un vero stracazzo di seduttore sa cosa sia un oggetto, non prova empatia che non sia strettamente funzionale.
-ma quante cose che sai, vecchiaccio. e che ce ne facciamo?
-abbassa quell'arma, ragazzino. non vorrai che ti scoppi in mano?
-non lo so. inizi a scocciarmi. non mi prendi più tanto bene.
-beh, ragioniamo. potresti stenderti a terra ed io ti sputerei in un occhio per significare l'estremo disgusto che provi per stesso. una cosa così repellente, nei suoi momenti topici, da costringerti ad evocare la figura di questo vecchio che arriva a stenderti e ti riempie le orbite di saliva...capisci? poi il vecchiaccio prende il comando, inizia a strafare, tu in qualche modo ti affezioni...ma quello non ti offre conforto...ti obbliga a dargli un nome...salti di piano, ogni tanto, sempre quanto proprio tu che stai scrivendo non te l'aspetti...cose che facciano ridere i coglioni proprio come te...non so...lui pretende di avere il nome...ti obbliga a dargli un nome...comanda lui, sempre...te l'ho detto che ti obbliga a dargli un nome ed è crudele, però è divertente perchè pretende che tu glielo scriva con la maiuscola iniziale in mezzo a questo sfacelo di letterine piccole...è lucido...prende nella sua le voci che non hanno voce, non come moresco...in quell'altro modo...ti obbliga a dargli un nome...sbeffeggia il tuo dolore...ti spaventa con l'inettubilità di tutto quanto il teatrino...inizi a detestastalo...ti aveva anche obbligato a dargli un nome...finisci per puntargli la pistola contro.
-già.
-ah, già. quindi ci siamo.
-sembrerebbe.
-pare che tu debba spararmi in faccia, allora.
-pare.
-e finisce qui? addio Achille?
-addio, achille.
-con la minuscola.
-mi dispiace.
-falla finita. io lo so questo cos'è: è la solita tortura di te che ti allontani e tiri il filo che poi non sarai in grado di spezzare.
-ma sei tu che vuoi che io spari.
-questo è solo perchè non ti va di parlare sinceramente di donne con me. beh, ammazzami pure per questo, pezzo di stronzo, tanto non sarò la cosa più preziosa che manderai in malora per la fica, idiota. ci annegherai dentro tutto intero, vedrai, finirai per metterci la testa dentro. infilerai il tuo brutto grugno tra le cosce di una deficiente arrapata e ci scomparirai dentro.  massì, sparami in faccia.
-bum?
-bum?
-bum.
-io sono ancora qui.
-ok, maledizione. chiedi alla signora plath dove puoi sistemarti per la notte. ma da domani la maiuscola te la scordi.
postato da: lucowski alle ore novembre 01, 2009 22:11 | Permalink | commenti
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