mercoledì, 28 ottobre 2009
sei sveglio?
avvicinati, senza aprire agli occhi. è una goccia di sperma che scivola lungo le gambe di venus williams. sei sotto la doccia e stai pisciando sul fianco di una donna bellissima sul cui volto va sostituendosi l'imbarazzo alla gratitudine. è un pezzo di coscia che scatta fuori dal taglio nella stoffa della gonna di una femmina dal passo scattante: la carne respinge l'aria e la luce che le stanno di fronte violando lo spazio, come un raggio laser.
sei sveglio?
avvicinati, non è ancora il momento di iniziare a respirare. un secondo per indossare scarpe col tacco e mutandine nere, dieci volte la fine del mondo nel movimento in cui lei si solleva spingendoti la schiena contro la pancia esterrefatta. chi di noi due era inginocchiato? entrambi? sei sveglio? sei sveglio? sei sveglio? sei sveglio?
postato da: lucowski alle ore ottobre 28, 2009 10:41 | Permalink | commenti
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lunedì, 26 ottobre 2009
piovono insetti disseccati
hai aspettato per anni
sistemandoti le pieghe del vestito
ma non è venuto nessuno a farti visita
ed ora piovono insetti disseccati
dalle crepe abusate del tuo soffitto
non giunge alcun rumore di passi
da sopra la tua testa
non stanno camminando sul tetto
hai aspettato per anni
sistemandoti le pieghe della pelle
stirando le grinze
sostenendoti il seno
preparandoti al saluto
ma piovono insetti disseccati
dalle crepe abusate del tuo soffitto
e non è venuto nessuno a farti visita
postato da: lucowski alle ore ottobre 26, 2009 10:59 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 26 ottobre 2009
"non si può vivere con la vita"
lo senti che ti sorpassa?
non ti lascia nemmeno gli avanzi.
riprova. non essere mai in casa, rinunciare ad essere univoco. parli sempre di te stesso, cane. smettila. solleva il tono d'insieme. prostrati. il dio che atterra e suscita? è in ferie. dorme. non si cambia le mutande da un mese. immerso nei propri privatissimi miasmi, non gli importa di niente e cambia canale senza guardare davvero.
scatolette di tonno e riflessioni mal riposte. farfalle con le ali polverizzate dall'abbandono. una donna non è fatta per condividere questo. un uomo non è fatto per sopportare questo.
svegliati!
manca pochissimo, non lo senti che ti sorpassa?
lo devi fare, lo devi fare anche se non significa niente. hai voluto vedere? ti sei tolto lo sfizio di piegare il dito per indagare le cavità? ed adesso la devi pagare! adesso te lo tieni, quello che sai. sì, i cazzi vengono presi in bocca per avere accesso alla pubblicazione. chi è che si vergognava di dire che voleva scrivere? non tu, vero? era lei a vergognarsi. erano loro. erano in tanti. autentico vuol dire incoerente? adulto vuol dire fottuto? ed amore vuol dire? ti cadono le braccia, ti si rivoltano le palpebre all'indietro mentre guardi, vero? ma l'hai voluto tu. parli sempre di te stesso. adesso riprova. non essere mai in casa. rinuncia al progetto e svanisci nell'atto. poi sono cazzi. sono sempre cazzi. una donna non è fatta per avere a che fare con tutto questo. contano gli effetti e le intenzioni sono sempre bugie. come i ricordi, ma questo giro è troppo limitato per la tua sete. o ti piace pensare di pensare cose del genere.
non fare così. non ti chiudere dentro. cascando cascando, reiterazione. ammalandosi, reintegrandoti, sfuggendo e subendo atroci mal di pancia perchè non ti insegue nessuno. tappeti persiani odorosi d'urina, muri che restano in piedi dopo che tutti gli esseri hanno avuto necessità di trasferire altrove il brulichio incostante delle loro vite avanzate e sopravissute. come insetti, come tutti questi insetti asciugati della vita che cadono da punti imprecisati sopra la tua testa, mentre delle mosche resta il rombo che ti acceca sfidandoti a distinguerlo dall'enorme luce bianca. non si può guardare. sono tutte parole dette fuori da una porta socchiusa in memoria di quanto ti ricordi sia dentro la stanza da cui uscito un attimo prima di rilassare lo sfintere. bene che vada sono tutte parole dette anticipando il sogno, distorcendo il futuro e non importa. non importa mai.
non lo senti che ti sorpassa? svieni, per carità.
gambe di femmina, tiepide.
odore di sesso che sta per arrivarti addosso, non lo senti che ti sorpassa?
significava qualcosa, prima che succedesse. e dopo. dopo significherà qualcosa.
non lo senti che ti sorpassa?
postato da: lucowski alle ore ottobre 26, 2009 10:48 | Permalink | commenti
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domenica, 25 ottobre 2009
il violino sfondato lamentava l'aria che gli passava nella pancia: "voglio tornare alla mia voce antica, voglio trovare la mia voce antica."
anticamere deserte da anni peroravano la certificazione di ingiustizia, rivolte al poco dei muri che restava: "il cemento non ci rende un buon servizio, non è rimasto abbastanza delle dimore. noi introduciamo al nulla, la casa non c'è più. non vogliamo farti questo."

e tu, e tu,
tu hai rispamiato il fiato
e conteggiato gli sbocchi di sangue
per questo?


-tanto non ti ascolta nessuno. molla la presa, rilassati.
-non ci riesco. lo sai che non ci riesco.
-prima o poi dovrai trasformare la tua intellingenza in qualcosa di operativo. o vuoi vederla rarefatta ed infine dispersa?
-non ci riesco. non ci riesco. lo vedi che ci provo?
-vedo una bestiola che non esce da una gabbia aperta.
-ti fa sentire molto fico dire così, vero? sai, sarei capacissimo di farlo anch'io, il fico alla tua maniera. cosa rischi, tu? sei una stracazzo di proiezione indefinita.
-definiscimi, allora. ma smettila di lamentarti senza costrutto.
-voglio bukowski. diventa bukowski.
-chiudi le tapparelle e nasconditi.
-cristo santo, non bukowski a ventinove anni! vuoi ammazzarmi?
-no, voglio ammazzare me. non ci tengo alla compagnia di nessuno.
-me ne resto zitto, qui. a scrivere scarabocchi sul pavimento di una gabbia.
-vale solo se la gabbia è chiusa.
-non mi sei di nessun aiuto.
-credi che qualcuno abbia aiutato me, quando sono andato ad aprire i beccucci del gas senza accenderli?
-questa è una supposizione, non si sa cosa sia successo veramente.
-bevi. bevi per alimentare la tua tigre. per arrivare a domani.
-non è il mio modo.
-il tuo modo è cullare bambini e consolare signore che piangono?
-forse io non ce l'ho un modo.
-forse il tuo culo sta troppo comodo per smettere davvero di fingere ed andare fuori ad assaggiare il cemento.
-tanto non mi ascolta nessuno. mollo la presa, mi rilasso.
-non ci riesci. lo sai che non ci riesci.
-posso provare.
-vuoi che te lo dica, hai bisogno anche di questa consolazione?
-a questo punto, direi che va bene tutto.
-d'accordo. bah, come se me ne fregasse qualcosa. non me ne frega niente di me stesso. non può importarmi di te.
-ti prego. posso provare.
-sì, sì. te lo dico, palle mosce. te lo dico: non ci provare. non tentare.
-non funziona.
-prova a bere. prova le lamette.
-perchè i belli non ce la fanno?
-perchè nessuno ce la fa, alla fine. non ce l'ho fatta nemmeno io.
-e quell'alone di buddismo che tutti quanti ti vedevano intorno, alla fine?
-lo sai che sono stronzate senza significato.
-beh, linda diceva...
-non mi pare di averti dato il permesso di nominare mia moglie.
-stai invecchiando. va sempre un po' meglio quando diventi più vecchio, hank.
-oh, sì, a ottant'anni sarò perfetto.
-tu non ci arrivi a ottant'anni.
-questa notte potrei decidere di fare un'eccezione.
-non ne abbiamo la forza.
-smettila di fare il ragazzino. le tue limitazioni sono quasi sempre il prodotto del tuo impegno a limitarti.
-non ti importa di mantenere semplice il tuo linguaggio?
-non mi è mai importata questa cosa come questione di stile. me ne sbatto delle prescrizioni, figlio di puttana di un saggista. le frasi venivano fuori semplici perchè io sono bravo e ci ho lavorato con gusto. tu cos'aspetti?
-beh, ho i romanzi che aspettano. intanto lavoro. e poi la tesi su moresco.
-scrivere poesie in caratteri maiuscoli sull'angolo bianco di una pagina di giornale. ti dice niente questo?
-sì, io dovrei...
-tu ne hai bisogno. è l'unica cosa reale. o mi sbaglio?
-non ti sbagli. ma le parole che metto giù di recente sembrano lacrimucce di catrame.
-non puoi mollare la presa. non puoi rilassarti. sei di un'altra specie, come diceva il tuo amico frocio, quello monco. ed allora fallo bene, diocristo.
-
-
-
-
-lo penso anch'io.

postato da: lucowski alle ore ottobre 25, 2009 23:05 | Permalink | commenti
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sabato, 24 ottobre 2009
-fa ancora male?
-certo, Achille. non passa mai.
-mi piace come svetta quella A, nel bel mezzo della tua abitudine alle minuscole. che tra l'altro è decisamente fuori tempo.
-e perché mai dovrei essere in tempo, testa di cazzo?
-fa ancora male, eh?
-ti diverti?
-mai quanto te.
-soldi facili per i professionisti, se comprendi i salti di piano giocati sull'ambiguità che...
-cazzo, se ti brucia!
-d'accordo. e allora?
-i tuoi esercizi?
-tocca a me rispondere con una domanda?
-l'hai appena fatto.
-non sei divertente.
-non adesso, no. quindi?
-si tratta di riuscire ad attraversare gli eventi conservandomi onesto e consapevole, con in più l'aggiunta della rinuncia preliminare ad inserire quello che capita in qualche sistema di significato.
-unità di significato singole, senza interconnessioni nè inferenze?
-neanche quelle sono concesse. qui dentro voglio solo la verità.
-allora sei fottuto.
-oh, naturalmente. ed è anche una scopata asciutta. stiamo diventando amici?
-per niente. il peggio che posso fare per te adesso è lasciarti spazio.
-e di qualcosa meno del peggio possibile non ti accontenti.
-vedi che non sei ancora tutto scemo, quando ti ci metti?
postato da: lucowski alle ore ottobre 24, 2009 22:52 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 ottobre 2009
-con chi parli?
-da solo.
-da solo, naturalmente.
-da solo. naturalmente. qualche problema?
-direi di sì.
postato da: lucowski alle ore ottobre 22, 2009 21:18 | Permalink | commenti
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lunedì, 19 ottobre 2009
-a che pensi?
-non lo so. all'immenso patrimonio vocale della poesia medievale che è andato perduto per sempre nelle nebbie del tempo?
-vaffanculo.
-a te, Achille. vaffanculo a te.
-vogliamo provare coi rasoi?
-nonostante io mi sia ricordato la maiuscola iniziale del tuo nome?
-i rasoi. un imbuto, l'aceto. dobbiamo fare qualcosa. il tempo sta scadendo...
-che importa, Achille?
-la corrente elettrica potrebbe essere una soluzione.
-voglio dire, se scade questo tempo, tutto quello che faremo sarà inziare un nuovo conto alla rovescia. le altre volte ha funzionato. la capacità di misurare e suddividere il tempo...
-sono stanco.
-proiettori stanchi, stanche proiezioni. mi pare normale. dai, che importa, sul serio? arriviamo a fine mese anche questo mese e poi ricominciamo come niente fosse. io non lo dico a nessuno.
-hai bruciato le lettere? sei stato attento ai sogni? hai contenuto il flusso delle tue rivelazioni?
-per quanto possibile, Achille, per quanto possibile.
-il giudice? che ha detto il giudice?
-non mi sono presentato.
-sì, capisco. forse hai fatto bene. sono quasi sicuro che non si sia fatto vedere neanche lui.
-bella corte di pagliacci.
-forse sei tu che non vali un processo. ci hai mai pensato?
-beh, i cadaveri ci sono. ed altri stanno per morire. ho le prove.
-quali prove?
-sono vivi. quindi stanno per morire, in tutti i casi.
-forse dovrei legare le tue estremità a quattro cavalli. i cavalli ricevono una bella botta e via con gli schizzi di sangue e la fine dei nostri problemi.
-non affrettare le cose. vogliamo provare i rasoi?
postato da: lucowski alle ore ottobre 19, 2009 11:09 | Permalink | commenti
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lunedì, 12 ottobre 2009
esercizi per trattenere l'eiaculazione, la nausea, il disagio. esercizi per sopportare aggregazioni religiose, culturali, ideologiche. esercizi per uscire indenni dal significato e dall'assenza del significato. esercizi per sfiorire ed esercizi per germogliare. esercizi per maturare ed esercizi per marcire ed esercizi per comprendere, esercizi per isolarsi. esercizi per il discernimento ed esercizi per l'imbroglio. esercizi di cortersia e di rifiuto rabbioso. esercizi di stile ed esercizi di manutenzione. esercizi per prepararsi ai prossimi esercizi.

la parola che non potevi scegliere peggio, la persona più sbagliata contro la quale potevi pronunciarla. frasi senza verbo come automobili senza motore. catrame, metallo, marmo e vestiti che ci strisciano contro. marmo, metallo, catrame e ossa da spaccarci sopra. ritorsione e bramosia.

un uomo cammina piegandosi in avanti, la testa che cerca un punto del pavimento contro cui schiantarsi e la fine di questo dondolio insensato passo dopo passo dopo passo e tira fuori la lingua, piega le ginocchia, contrae lo sfintere, chiude un pugno, distende l'altro, ingoia lo sputo, gratta i coglioni, indurisce i polpacci, incendia gli occhi, affoga il grido, contiene il vomito, sopprime la nausea, fissa la donna. come se andasse bene. perchè va bene, comunque.
postato da: lucowski alle ore ottobre 12, 2009 17:18 | Permalink | commenti
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sabato, 10 ottobre 2009
ed è molto doloroso
anche senza curarsi di quello che succede nei parcheggi deserti
di notte
è abbastanza doloroso anche senza interrogarsi
a proposito di quanta paura abbiano le bambine grasse
e pur conservando un minimo di stile
ritmo
e razionalità
resta abbastanza doloroso da non
aver
bisogno
di averne ancora

questa parata vivente
di tutti i giorni:
come arti attaccati al corpo
da un filamento sottile di pelle
non ancora recisa
ed organi genitali maschili
puntati contro il vuoto
come la risata di tuo padre
mentre si pulisce la mano
con cui ha schiacciato un insetto
strofinandola contro i pantaloni
questa morte demente
incollata ad ogni bacio
come molliche di pane sotto piedi nudi
questo e questo e questo
e tu che sollevi un braccio
ma poi lasci perdere
postato da: lucowski alle ore ottobre 10, 2009 21:46 | Permalink | commenti
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domenica, 04 ottobre 2009
-beh, escitene con una sola affermazione reale, che ne dici?
-la gonna, le calze, le porzioni di carne esposta, il controllato pendio in discesa imposto come forma alla tua testa attraverso la messa in piega...tutte queste forzature. le donne non possono essere persone serie, conciate in quella maniera.
-non mi va di ritrattare.
-mangia.
-non riesco ad infilarmi niente in bocca.
-un pezzetto, solo la parte scoperta.
-dimmi una cosa vera.
-solo questo pezzo che sporge fuori, mettitelo in bocca. non hai tutto il tempo che credi di avere.
-ci saranno altre occasioni per succhiarti l'uccello.
-ce n'è sempre una sola: questa.
-sopravviverai.
-nessuno sopravvive, a lungo termine.
-non importa molto neanche un pompino, a lungo termine.
-le scarpe col tacco, il decoro, la maternità. non mi fido di voi.
-una sola cosa vera. non ti chiedo altro.
-dave eggers ha saltato un'altra volta l'uscita dell'autostrada.
postato da: lucowski alle ore ottobre 04, 2009 10:14 | Permalink | commenti
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sabato, 03 ottobre 2009
residenza è dove sorridi
e la bestia che ti vive
non può entrare
residenza è dove la porta
ridotta in schegge
la ridipingi comunque
ago di legno
dopo ago di legno
dopo ago di legno
e tornando
non porti dentro troppa peste
attaccata sotto le scarpe
perchè prima di entrare
te li pulisci quattro volte
i piedi
e andando
non porti fuori troppa peste
acquattata nelle scarpe
perchè prima di infilartele
te li pulisci quattro volte
i piedi

residenza è dove sorridi
a costo che della bocca contratta
non ti resti che in bocca il ricordo
in vestigia di pelle squamata
nel filamento del rosso che avanza
postato da: lucowski alle ore ottobre 03, 2009 15:11 | Permalink | commenti
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