sabato, 29 agosto 2009
piccolo, che hai? che t'hanno fatto e, soprattutto, chi è stato?

piccolo, che hai? dove t'hanno ficcato e, soprattutto, chi ti ci ha spinto?

non lo sapevi? ma sei sicuro sul serio?

quanto vuoi per ritrattare?

quanto vuoi per ritrattare?

quanto vuoi per ritrattare?



non è stata una bella mossa. hai fatto bene. piccolo, piccolo, piccolo. che hai, verme? un ago nel centro del corpo e ti divincoli? e chi è spinge l'ago? basterà mica rimettersi in salute ai tuoi danni! te la sei cercata. lo sapevi. hai insistito. la verità ti renderà libero, col non trascurabile dettaglio che avrai smesso di respirare prima di arrivarci, piccolo. quanto vuoi per ritrattare? chi ti serve per ricominciare a fingere? questo filo è quanto possiamo concederti. esile e sanguinante, d'accordo. ma questo è. te la senti di usarlo intorno al dito della bimba che si avvicina di più?

questo filo malridotto e non esattamente profumato è tutto quello che hai. brucialo e dovrai imparare a passeggiare veramente da solo. te la sei cercata. lo sapevi, piccolo.

nessuno ti obbliga a questa guerra.

hai da chi imparare.

perfeziona i movimenti.

inforca lenti scure.

se hai mentito per una settimana, la prossima volta dovresti provare per un mese.

se hai mentito per un mese, la prossima volta dovresti provare per tutta la vita.

quanto vuoi per ritrattare?
postato da: lucowski alle ore agosto 29, 2009 08:43 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 28 agosto 2009
è facile, è così facile. un braccio intorno al corpo ed una bugia.

cera sciolta, formiche secche al sole, uno schizzo di luce sulla tua guancia, ripetizione del protocollo di intesa tra: è così facile: le infinite variazioni del fumo di sigaretta, la mossa di un fianco, il crollo del fianco di una collina, io e te e tutta questa materia cerebrale sparsa sul pavimento: è facile.

verranno a fotografarti la patta dei pantaloni e verranno a dirti come sono fatti i tuoi occhi. piega la testa, tendi l'orecchio, piangi a comando, mostra rispetto: è veramente facile. vesti una donna da animale di pezza, mostra le dita intinte nel corpo della stessa persona con cui stai parlando e definisci la posizioni reciproche. fermati a fare due conti, rigurgita in privato e sputa in intimità. compra un paio di manette. avremo una casa e la fine del mondo. credici quando lo dici, credi che ci stai credendo. è così facile.

quando impari un esercizio non ti scordare che lo hai fatto per ripeterlo alla prossima occasione.

quando descrivi ad una femmina come leccare la base nascosta del tuo cazzo non escudere l'ipotesi che il prossimo a beneficiarne sarà troppo impegnato per ringraziarti e lei ce la metterà tutta per sciacciarti dalla sua mente mentre gli rende il servigio: le faresti salire l'acido.

chissà se piange, chissà chi piange.

e invece, alla fine, è facile: fascia le guance con il bianco dello sperma, rimbocca le coperte su un altro corpo che dorme, dimenticati del tappetino da bagno, supponi che tu non abbia mai voluto smettere di fumare. se una l'ha fatto da sola, vuol dire che la ammalavi quanto le pall mall. è facile, è così facile.

ma ti vedo distintamente.

so come lo hai fatto o come lo stai per fare. non che cambi molto.

non dovresti raccontare cose coerenti, non dovresti dire il mio nome. è facile. anche se io non imparo.



ecco adesso il bianco che stinge in rosso nel mio ricordo. pare non dovrebbe importare molto, essere sottratti. e reintegrati.



scendono nel budello della metropolitana, rischiano la vita ma lei sa la procedura. così facile.
postato da: lucowski alle ore agosto 28, 2009 23:34 | Permalink | commenti
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venerdì, 28 agosto 2009
controllo: le braccia non si alzano. i pensieri non si formano. hai la testa piena di palle di carne con tutti i nervi esposti. idee senza pelle. hai la vita? una vita che non si decide a lasciarsi contenere dai nomi. appartenenza? subita. fiducia? tuo malgrado. ed allora procedi ed esegui un controllo. le braccia non si alzano...

eccone una che entra in un letto. spingi spingi, il tizio la riempie. e che credevi? di poterlo fare solo tu?

eccone una che colpisci col gomito ed eccone una che si è dimenticata di dirti che ti stava aspettando.

in attesa della nuova autostrada, procedo a piedi risalendo la collina.

eccone uno che torna bambino. per il gusto di incendiare le mosche.

eccone uno che si lustra il cazzo sotto quattro centimetri di stoffa: chi viene a prenderlo?

in attesa di dimenticare, controllo e fallisco: le braccia non si alzano.

eccone una che arriva alla stazione. "se il plagio funziona, se il plagio funziona..." ci avrai mica creduto davvero? ma quanti anni hai?

eccone una che incedia l'aria mentre cammina: determinazione pura, questo ricordalo prima di ficcarti nelle mutandine di un'altra...peccato. troppo tardi.

oh di meraviglia lanciato tuo malgrado contro la puzza di piscio nelle gallerie notturne della roma dell'anno di grazia 2007: ecco la verità composta in un anima e in un corpo. ehi, ehi, ehi. un attimo. tutti qui. seduti in cerchio: vi ho mai raccontato del primo pompino che mi ha fatto la mia prima moglie?

riproviamo: controllo: le braccia: non: si: alzano.

oh di disgrazia nella pioggia di rimpianto ed incomprensione: vi ho mai detto di quando la mia ragazza aveva i capelli rossi come il pensiero esploso di un cristo morente? un attimo, un attimo. seduti in cerchio. questa è proprio da ridere. una volta ho deciso di fare una figlia mentre mi infilavo una patatina bisunta in bocca ed eccone una che si era convinta pure lei di fare sul serio.

controllo? le braccia non si alzano.

avevo tutte queste palline dentro la testa. e cerchi e quadrati. non è che ho perso la fiducia...vieni qua, che ti faccio vedere: metti la bocca vicinissima alla lente della tua videocamera e guarda qua. te lo schizzo fin dentro il...cosa? cosa? no, no. e no. no che non è uno scherzo di carne per allocchi. io mi rifiuto di prestare fede a. cosa? ok, non si alzano. è evidente che le braccia non si alzano ma eccone uno che fa una gara di corsa contro la mia ragazza (dio m'ha dato queste gambe poderose...), non sono io? non è la stessa ragazza? un attimo. ragioniamo anche sulla faccenda che james joyce non ha un cazzo di diritto più di me di tirare in ballo le fruste e le femmine a quattro zampe. da ciò consegue che se hai bisogno di sentirtelo dire da fellini...

in attesa che completino il piano di sopra, resto a vivere in cantina. qui si sta meglio. i topi mi camminano addosso solo mentre dormo e quella bestiola che mi succhia il sangue dalla gola non ne beve mai più di quanto sia strettamente necessario. un attimo, un attimo. venite tutti qui, in cerchio. vi ho mai raccontanto di quella volta che le calze le sono rimaste a metà coscia e le ho affondato il cazzo dentro con un movimento tanto poetico che poi per due giorni le colline hanno perso definizione lungo i bordi? erano ancora rossi, sì.

non che grazie a questo io possa alzare le braccia, adesso.

il segreto torbido sta in quella stanza dove ho taciuto che il posto sul letto alla mia sinistra, mentre tu mi dormivi a destra, era piacevolmente occupato. ah. non te lo aspettavi, vero? così pulito e perfetto, non te lo aspettavi. con tutti quei mariti in fuga per due ore con te sopra nel pomeriggio di cui ancora profumi, questo non era pane per i tuoi muscoletti vaginali. ci posso infilare dentro un pezzetto di carbone? ci faresti del diamante? posso pisciarti sulla pancia? soltanto nella doccia? in attesa di tempi migliori e di un lubrificante per l'anello. 'spetta che entro. ah, dimenticavo. da dietro soltanto per stupro o per amore. non per DICHIARAZIONE d'amore. vabbè ci è venuto dentro il collega di prima e ci verrà il collega di poi. alla fine siamo una squadra leale, io. sappiamo darci da fare per i nostri avversari. non trascuriamo nulla, noi. servizio completo.

e così...se ne passano i mesi...i capelli sulla mia testa tengono ancora. controllo: le braccia non si alzano.

o te le fai tutte o te ne fai una. non te ne fai una ed ANCHE tutte. sì, ma che palle. io...siamo un bravo ragazzo, io. ci siamo preparati per tutta la vita a fallire questo colpo. cosa cosa cosa? non te lo sei nemmeno scopato tuo padre, alla fine? ed allora dillo che sei venuta qui a farci perdere del gran tempo.

aspettando che i bubboni si sgonfino, teniamo d'occhio la puntura d'ape sulla tua nuca.

senza piangere, che ti vogliamo tutti bene.
postato da: lucowski alle ore agosto 28, 2009 20:45 | Permalink | commenti
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lunedì, 24 agosto 2009
io sono stanco. e sono vero di cuore.

tu sei stanca. e sei vera di cuore.



voialtri avete riposato bene, eh?

pezzi di merda che non siete altro.
postato da: lucowski alle ore agosto 24, 2009 00:54 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 17 agosto 2009
scintille, scintille, si vendono scintille! diniego, diiiiiniego o meglio negazione, avvicinatevi signori, non c'è trucco non c'è inganno! negazione! rabbia! trattativa! depressione! accettazione! scintille, avvicinatevi signori, si vendono scintille!
postato da: lucowski alle ore agosto 17, 2009 21:12 | Permalink | commenti
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lunedì, 17 agosto 2009
e così il sesso ha scherzato con noi

le strade ci hanno preso in giro

i cassonetti per la raccolta differenziata

hanno tramato inganni e riso e sonnecchiato

ricordo che m'aveva salvato dal morire sulla croce...

anni e anni e anni fa...ricordo sempre tutto troppo bene

fino a quando non è troppo

e la mia mente mi vieta l'accesso

che tu ci creda o no

che io ci creda o no

(sono morto troppe volte,

abbastanza

per averne

adesso

abbastanza):




Dalle braccia di un amore

nelle braccia di un altro



m'ha salvato dal morire sulla croce

una signora che fuma marijuana

e scrive canzoni e storie,

ed è molto più gentile dell' ultima,

molto molto più gentile,

e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.



non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,

è molto più piacevole dimenticare un amore che

non funziona

come ogni amore

alla fine

non funziona...



è molto più piacevole far l'amore

davanti alla spiaggia di Del Mar

nella camera 42, e dopo

stare a letto, seduti,

e bere del buon vino, chiacchierare e toccarsi

fumare



ascoltare il rumore delle onde...



sono morto troppe volte

credendo e aspettando, aspettando

in una stanza

fissando il soffitto scalcinato

aspettando il telefono, una lettera, un colpo all'uscio, un squillo...

impazzendo

mentre lei ballava con sconosciuti nei locali notturni...



dalle braccia di un amore

nelle braccia di un altro



non è piacevole morire sulla croce

è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato

nel buio.



(C.B.)



e così le frasi che provo a mettere insieme muoiono alla quarta parola.



mi sono svegliato con la parte improponibile di me dentro la sua bocca, giusto un paio di giorni dopo che t'avevo uccisa, sai?

e di come m'ha salvato dal morire sulla croce non ho taciuto niente.

prima che tu dessi modo a te stessa di chiudere la bocca intorno alla parte improponibile di qualcun altro ho sentito avanzare dal sedile posteriore della sua macchina la tua mano verso il mio polpaccio: un anelito disperato perché non poteva essere vero. tutta la vita a tentare di essere qualcosa a cui afferrarsi e finalmente c'ero riuscito, con uno degli esseri migliori che si siano mai seduti su un cesso a tentare di fare la cacca. che colpaccio, non vi pare?

tuttavia, contrariamente a quanto credevo di sapere di me, non ho scelto di precipitarmi con tutta quanta l'automobile che stavo guidando dentro lo strapiombo per evitarti la morte della metaforica palla di pelo. quella volta ho schiacciato l'animaletto che mi si parava davanti. è così che si vive, vero, K? questo volevi insegnarmi? per imparare ad evitare abbastanza a lungo la tua morte devi imparare a godere un po' di quella degli altri.

so tutto dei vostri occhi terrorizzati e se qualcosa posso farci, mi rifiuto di capire cosa. mi rifiuto di essere in grado di evitare di rifutarmi, fosse anche mio malgrado (ah ah ah ed ancora e soprattutto: ah.)

-bell'esemplare, bell'esemplare: a chi stringerai tu il polpaccio, per implorare che il processo non sia celebrato?

-bell'esemplare, bell'esemplare, questa volta t'appendono.

-e fanno bene.
postato da: lucowski alle ore agosto 17, 2009 11:57 | Permalink | commenti
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venerdì, 14 agosto 2009
qualcosa da nascondere e qualcosa da ostentare

fiaccole di stupore

processioni per i tuoi fianchi

e dita di vecchio che ti entrano dentro

osservo tutto questo distintamente

nella curva delle tue scapole

che premono dall'interno

gonfiandoti la schiena

mentre te ne vai

quelle bimbette bianche

vogliono uscire a prendere aria

restare con me

usarti è prostituzione

se lo fai da sola

quindi diamo una mano al mondo

a fare scempio di te

per conservare intatta la tua fibra morale

qualcosa da nascondere

e qualcosa da nascondere

meglio

e più in fondo
postato da: lucowski alle ore agosto 14, 2009 03:00 | Permalink | commenti
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giovedì, 13 agosto 2009

-ah, che fai fai fai fai? che? che che che che?


-ipotizzo la verifica delle ipotesi.


-tempo perso che perdere ti piace. prova l'ornatus. aptum. poi ci metti metti dentro, ah. dentro dentro (che sei il coglione, ah! adesso mi ricordo!)...comunque. dentro dentro dentro....mythos e buona razione di ethos che sbrodolino fuori tutta quanta la dianoia, ok? mi segui, fino a qui?


-ti seguo, però questo fatto che sono io il coglione...va bene, cioè, alla fine io lo ammetto...con tutto questo comporre lamento funebre benedicente per il mio cazzo adorato, umilato, offeso, sposato una, due e 3 numero 3 volte, divorziato, spellato, addormentato, allenato, mezzo morto, resurrettivo...però...


-ah, che fai fai fai fai? che che che?


-allora, io faccio la struttura. mea gramatica sexus vel Christus est. solo di seguito procedo alla selezione della pastella lessicale. e dentro dopo...


-ah, che che che chechechecheche, tu non sei capace.  ah. ascolta. bevi. addormenta l'uccellino azzuro.


(irrompe bukowski che si scaraventa sul mio delicatissimo interlocutore mandandolo dritto per terra. nella caduta il tizio, naturalmente, spacca un tavolino)


-e adesso il tavolino lo tieni lì. memento! se salta fuori un'altra volta in questo modo il mio uccellino azzurro, riduco te in schegge.


-scusa, han...


-scusa il mio cazzo rosso come un giaggiolo.

postato da: lucowski alle ore agosto 13, 2009 13:03 | Permalink | commenti
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martedì, 11 agosto 2009

-ragguagliami, testa di cazzo.


-io dico che quella roba non è per me. c'è dentro codice, messaggio, canale, emittente e destinatario. anche la funzione poetica è grossolanamente rispettata. lo capirebbe persino quel coglione di roman jakobson.


-e quando saranno loro a mettere gli occhi su questa roba, pensaranno lo stesso. con la differenza che tu hai ragione.

postato da: lucowski alle ore agosto 11, 2009 01:03 | Permalink | commenti
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sabato, 08 agosto 2009
il vecchiaccio mi preme il tacco della sua scarpa contro la tempia sinistra, mentre la destra intrattiene processi di conoscenza molto intima con il pavimento. questa mi mancava.

-ho di nuovo la tua attenzione, a quanto pare.

-quanto pensi che ci metterò a romperti il culo, Achille?

-ah? perché Achille?

-non ti piace Achille?

-non lo so, scrivilo con la minuscola, che quell'angolo acuto mi infastidisce gli occhi...

-achille, per la miseria, ma ti pare il caso? con tutta la tirata che dovevi fare ti metti a guardare le maiuscole e le minuscole?

-oh, vaffanculo, va bene? sei tu che mi dai un nome nel bel mezzo dell'azione. m'hai confuso. veditela tu.



-senti bello, quello non ce li ha.

-sylvia, amore. cosa?

-i requisiti. non ha i dannati requisiti.

-guarda che è uno tosto, l'altro giorno mi ha sputato in un occhio anticipando la fine di.

-ci voleva tanto, ad anticipare la fine di! tu fai le cose a cazzo di cane da otto mesi. ti sta andando fin troppo bene.

-senti chi parla, porcaputtana. io almeno non mi sono fatto fuori da solo.

-oh, vaffanculo, va bene? sei tu che. e non hai nemmeno i requisiti perchè io termini la frase.
postato da: lucowski alle ore agosto 08, 2009 02:09 | Permalink | commenti
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mercoledì, 05 agosto 2009
-buonanotte, bukowski.

-e da quando mi chiami per cognome? che hai in faccia?

-...

-oh cristo, un'altra volta?

-un'altra volta.

-un cane dall'inferno?

-niente di così tragico. non ho capito bene. mi sa che non ero ancora ancora abbastanza in forma per rifarlo.

-uhm....e non lo sapevi da prima?

-sì, è per questo che avevo chiesto una mano.

-tonto. le mani della gente sono sempre impegnate o le hanno già date a qualcun altro in passato e non si sognano di farlo di nuovo.

-...certo, mica sono scemi, la gente. io sì.

-e mò?

-e mò?

-e mò ti fotti, non è che perchè quella t'ha lasciato io mi metto a parlare il tuo dialetto.
postato da: lucowski alle ore agosto 05, 2009 01:51 | Permalink | commenti
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lunedì, 03 agosto 2009
resto allungato sul pavimento per alcuni secondi che, al solito, sembrano ore. le labbra finalmente mi si staccano una dall'altra, quando ormai non ci credevo più:

-non voglio parlare con te, vecchio. voglio parlare con dio.

-dio dorme.

-allora non voglio parlare con nessuno. aspetterò che si svegli.

-sono quasi tre decenni che aspetti, devi vedertela con noi, ragazzo. lo dico per il tuo bene. non ti resta che l'esistente.

-voi non siete niente, non valete niente.

-piccolo...respira.

-non voglio respirare, voglio una voce solida. voglio un essere affidabile, voglio dei paradigmi. vattene.

-se me ne vado, resti da solo.

-aspetterò da solo. prima o poi si deve svegliare.

-non si sveglia mai, non s'è mai svegliato. il futuro non lo vedo, d'accordo...ma non abbiamo motivo per credere che si sveglierà in futuro, se finora non l'ha fatto.

-ho questo principio di verità. lo sai quanto fa male? è come se tutto il mio corpo non fosse che la punta di un ascesso enorme. io stesso sono questo principio di verità, te ne rendi conto? tendo alla verità! sono questa tensione e non ci posso fare niente, non la posso risolvere.

-devi rinunciare a svegliarlo, devi rinunciare ad incidere la tua parte infetta.

-se non tolgo l'infezione non saprò mai chi sono io e cosa devo fare.

-e se riuscissi a toglierla non resterebbe niente di te. non sei il principio, non sei il bruciore, non sei al di là della proliferazione che vuoi arrestare. sei tutto là dentro.

-io non sono un infezione.

-non sarebbe difficile convincerti del contrario. infatti non è quello il tuo problema.

-certo che no, il mio problema è svegliare dio. ho bisogno di qualcuno che mi tagli via il dolore. da solo non posso fare altro che esserne invaso ed identificarmi con esso. mi deve dare una mano finchè la mia intuizione di amore, l'identità e quel dannato principio non sono troppo corrosi per essere riunificati.

-ci stai girando intorno. ed invece so che hai capito. non riesci nemmeno a dirlo, eh?

-io...

-dillo.

-gli altri.

-gli altri cosa.

-sono un'infezione anche loro. e non quello che infettano.  adesso puoi lasciarmi in pace?

-non è con me che fai la guerra...

-io...

-non c'è nessun io. i virus non hanno coscienza. è un'illusione. è che siete tanti e vi muovete in branco, per formarti. sei un'intelligenza distribuita di multiagenti. e se nonostante questo tu riuscissi ad arrivarci lo stesso alla formulazione di un principio unitario, se tu riuscissi a tirare fuori dal pus di cui sei fatto e dalla malattia che compone te come compone gli altri un anelito di verità ed amore ed anche se tu riuscissi a tirare dio fuori dai suoi sogni di inettitudine...non ce la faresti lo stesso, non lasceresti che il dolore passi perchè sceglieresti ancora di soffocare per il gusto di risalire in superfice e riempirti i polmoni rattrappiti di aria fresca. non sceglieresti di tendere all'utile, che potresti raggiungere, ma al vero. non sceglieresti l'affetto ed il piacere, ma l'amore ed il desiderio.

-se mi amano...

-se ti amano vogliono che resti e tu vuoi che restino loro. a qualsiasi condizione. tagliati i capelli. non ti fanno entrare in tribunale, in quelle condizioni.
postato da: lucowski alle ore agosto 03, 2009 19:57 | Permalink | commenti
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domenica, 02 agosto 2009
lo sputo mi cade diritto dentro l'occhio spalancato
è da qualche giorno che sono senza palpebre
e prendi un aereo
prenditi un cane
un grasso marito infestasto di zecche
mentre lo sputo mi cade diritto dentro l'occhio spalancato
perchè è da qualche giorno che non riesco a sollevare le mani
al di sopra delle mie spalle
e riunitevi pure nelle cantine di berlino
studiate l'ebraico antico
riducetevi male con le pillole colorate
bianche signore senza peli pubici
erano a pronte ad approntare funzioni redentive
in questa stessa stanza di cui non vedo che il soffitto
mentre la goccia bianca cala dalla bocca
al mio occhio spalancato
perchè è da qualche giorno
che sto nascosto qui dentro
e dovevo immaginarlo che prima o poi mi avrebbero trovato
niente sangue gratis, niente pasti gratis
niente labbra gratis e niente di niente
gratis
benvenuto, codardo,
tira forte e rompiti le mani
abbiamo tutto il tempo del mondo
per guardarti mentre cerchi  senza riuscirci
di estrarre una parolina di innocenza dal blocco della notte


 

postato da: lucowski alle ore agosto 02, 2009 23:17 | Permalink | commenti
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domenica, 02 agosto 2009

il vecchiaccio entra nella mia stanza grattandosi gli angoli degli occhi . sembra muoversi con estrema e calcolata lentezza fino a quando non scatta veloce come la lingua di un lebbroso sulla tetta di una vergine, mi afferra i capelli stringedoli nel pugno, li rivolta e li tira con forza facendo inclinare la mia sedia. il vecchiaccio mi ha buttato per terra e grida, sputando:


la devi smettere di fidarti della gente! le stronzate in cui credi non hanno un cazzo di valore se credi a tutti quanti, idiota!  E TAGLIATI QUELLA MERDA VIA DALLA TESTA, sembri una dannata principessa barbuta.


adesso che ho la tua attenzione, cosa posso farci? niente! perchè finiresti per credere anche a me.

postato da: lucowski alle ore agosto 02, 2009 22:40 | Permalink | commenti
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domenica, 02 agosto 2009

forse dovremmo scendere in strada per prenderci a pugni. andare fuori, per sempre, a due a due- e se andiamo fuori, uno di noi due si farà male. come diceva il mio vecchio amico? alcuni lo fanno...ed alcuni lo fanno strappando farfalle a metà...il mio cervello che va in pappa.


l'idea era di semplificare un pochino tutto questo...capisci...tanto per smetterla di aggirarmi in questi spazi a tirare pugni al vuoto...la mia mano ha bisogno di incontrare una mascella...tutti quanti necessitano di motivazioni che almeno un altro essere umano possa condividere, per fare a pezzi la vita di qualcuno o anche la propria...così, invece...il braccio si stende nell'aria quasi ferma, per tutta la sua inutile lunghezza, senza incontrare niente, senza essere niente...un'ipotesi di impatto, come un'ipotesi di volo...se invece qualcuno venisse qui a legarmi i polsi con un fazzoletto di seta per poi tagliarmi la gola, se mettessi in pratica l'istinto di girare il volante mentre guido e volare giù nella scarpata con tutta quanta l'automobile...almeno ci vorrebbe una bella palla di fuoco...e niente tempi morti, niente chiacchiere se non frasi coincise, se scendessimo in strada a due a due, puntando il pugno allo stomaco, il ginocchio a genitali...ed io come lo faccio? c'è qualcosa per...


QUALCOSA PER I SOFFIETTI, LE SUORE, I GARZONI DEI DROGHIERI E TE...





abbiamo tutto e non abbiamo nulla

e certi uomini lo fanno in chiesa

e certi uomini lo fanno strappando farfalle

a metà

e certi uomini lo fanno a Palm Springs

mettendolo dentro bionde platinate

con anime da Cadillac

Cadillac e farfalle

nulla e tutto,

il viso che si scioglie all' ultima tirata

in una cantina di Corpus Christi.

c'è qualcosa per i soffietti, le suore,

i garzoni dei droghieri e te...

qualcosa alle 8 del mattino, qualcosa in biblioteca

qualcosa nel fiume,

tutto e nulla.

nel mattatoio arriva di corsa appesa a un gancio

lungo il soffitto, e tu la fai dondolare -

uno

    due

        tre

e poi l'hai in spalla, 200 dollari si carne

morta, le sue ossa contro le tue

qualcosa e nulla.

è sempre abbastanza presto per morire

ed è sempre troppo tardi,

e il rivolo di sangue nel bianco catino

non ti dice un bel nulla

e i becchini che giocano a poker

davanti al caffè delle 5, aspettando che l'erba

si scrolli la brina di dosso...

non ti dicono un bel nulla.



abbiamo tutto e non abbiamo nulla -

giorni con gli spigoli di vetro e il fetore insopportabile

del muschio fluviale - peggio della merda;

giorni a scacchiera di mosse e contromosse,

interessi sbolliti, che hanno lo stesso senso

nella sconfitta e nella vittoria; giorni lenti come muli

che lo portano ingrugnato, come una scoria lucida di sole,

per una strada dove un pazzo sta in attesa

tra scriccioli e ghiandaie presi nelle reti

e ridotte un grigio squamoso.

e bei giorni di vino e schiamazzi, risse

nei vicoli, gambotte di donne che ti strizzano

le viscere sepolte nei lamenti,

le scritte diamantine nelle arene che strillano

Mother Capri, viole che spuntano dal suolo dicendoti di scordare i morti eserciti e gli amori

che ti hanno derubato.

giorni in cui i bambini dicono cose buffe e scintillanti

come selvaggi che cercano di inviarti un messaggio

col corpo mentre il corpo è ancora

abbastanza vivo per trasmettere e sentire e correre

su e giù senza lucchetti e buste paga e

ideali e ricchezze e scaraffaggesche

opinioni.

giorni in cui puoi frignare tutto il giorno

in una stanza verde con la porta sbarrata,

giorni in cui puoi ridere del panettiere

perché ha le gambe troppo lunghe, giorni spesi

a guardare le siepi...



e nulla, e nulla, i giorni

dei boss, uomini gialli

con grossi piedi e l'alito cattivo, uomini

che sembrano rane, iene, uomini che camminano

come se il ritmo non fosse mai esistito, uomini

per i quali è intelligente assumenre e licenziare

e guadagnarci su, uomini con mogli dispendiose, proprietari

di 60 acri di terra da sondare

o da valorizzare o da cintare per difendersi

dagli incompetenti, uomini che t'ammazzerebbero

perché sono pazzi e che si giustificano perché

è la legge, uomini che stanno in piedi davanti a

finestre larghe 9 metri e non vedono nulla,

uomini con panfili di lusso che possono navigare

intorno al mondo e tuttavia non escono mai fuori

dalle tasche del loro panciotto, uomini come chiocciole,

uomini come anguille, uomini come lumache,

e non altrettanto buoni...



e nulla, intascare l'ultima busta paga

in un porto, un'officina, un ospedale,

una fabbrica d'aereoplani, una sala attrazioni,

un negozio di barbiere, un lavoro che tanto

non volevi.

imposta sul reddito, nausea, avvilimento, braccia

rotte, teste rotte: tutta l'imbottitura

che vien fuori come da un vecchio cuscino.



abbiamo tutto e non abbiamo nulla.

qualcuno per un po' lo fa abbastanza bene

e poi molla, è la fama o il disgusto

o l'età o l'assenza di una dieta adeguata o l'inchiostro

davanti agli occhi o i figli all'università

o macchine nuove o schiene rotte mentre si va a sciare

in Svizzera o nuove politiche o nuove mogli

o solo il cambiamento naturale e il declino:

l'uomo che conoscevi ieri, capace di boxare

dieci riprese o bere per tre giorni

e tre notti sotto i monti Sawtooth, ora è solo

qualcosa sotto un lenzuolo o una croce

o una lapide o una facile illusione,

o che prenda una bibbia o una sacca da golf

o una borsa da avvocato: come vanno, come vanno! - tutti quelli

che non credevi sarebbero mai andati.



giorni come questo. come il tuo giorno d'oggi.

forse la pioggia sulla finestra che cerca

di arrivare fino a te. oggi che vedi?

cos'è? dove sei? i giorni migliori

a volte sono il primo, a volte quello in mezzo

e certe volte persino l'ultimo.

gli spiazzi deserti non sono malvagi, non sono

malvagie le chiese d'Europa sulle cartoline. non è malvagia

la gente nei musei delle cere congelata nella sua migliore

sterilità, orribile ma non malvagia. il cannone,

pensa al cannone. e pane tostato a

colazione il caffè abbastanza caldo sai

la lingua è sempre lì. tre gerani

fuori dalla finestra, che cercano d'essere

rossi e cercano d'essere rosa e cercano d'essere

gerani. non c'è da meravigliarsi se a volte le donne

piangono, non c'è da meravigliarsi se i muli non vogliono

arrampicarsi su per la collina. sei in una stanza d'albergo

a Detroit e cerchi una sigaretta? ancora una buona

giornata. un pezzettino. e come

le infermiere escono dall' edificio dopo

il turno, stufe marce, otto infermiere

con nomi diversi e posti diversi dove

andare: attraversando il prato, alcune di esse

hanno voglia di un giornale e di una cioccolata in tazza, alcune

d'un bagno caldo, alcune d'un uomo, alcune

quasi non pensano a niente. basta

e non basta. archi e pellegrini, arance

rigagnoli, felci, anticorpi, scatole di

carta velina.



nel sole a volte più decoroso

c'è un senso di fumo tenue dalle urne

e il suono registrato di vecchi aerei da combattimento

e se vai dentro e passi il dito

sul davanzale della finestra troverai

polvere, forse terra addirittura.

e se guardi fuori dalla finestra

ci sarà il giorno, e invecchiando

continuerai a guardare

continuerai a guardare

succhiandoti un po' la lingua

ah ah  no no  forse

alcuni lo fanno con naturalezza

alcuni oscenamente

dappertutto.


(C.B.)

postato da: lucowski alle ore agosto 02, 2009 20:50 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 02 agosto 2009
un intero esercito ti tizi che ne hanno avuto abbastanza. si tagliano le unghie, sfregano le dita contro gli occhi cisposi della mattina. intuiscono stancamente fugaci relazioni tra gli oggetti, le interazioni umane, i ricordi, le speranze che ronzano nella loro testa. si svegliano in ritardo senza aver dormito davvero. fanno scivolare sguardi colmi di anticipazione sulle tazzine da caffè, constatando contemporaneamente che posano gli occhi sulle forme materiali con un ritardo ormai sistematico. devono fare un mucchio di cose: spazzolini, penne stilografiche, cemento in polvere da mescolare con l'acqua, esseri umani da contattare con urgenza, tutto il circo percorso dallo stesso fremito un po' malarico. ci sono dei corpi, oltre le pareti. il loro corpo, fra le pareti, trema per la fame di raggiungerli. ci vorrebbe così poco. un anno in meno, un cadavere in meno, una sconfitta in meno, un dolore in meno. molta differenza l'avrebbe fatta almeno un'ora di sonno decente. bramando una trappola che escluda questo stillicidio di possibilità. bramando una possibilità. e le donne grasse si percorrono il corpo con dita che vorrebbero tanto incantarsi scovando ossa in rilievo. le donne magre cercano in vano sul loro petto seni con cui riempirsele, quelle mani che stanno per abbandonarsi in movimenti circolari di igiene. tutti ipnotizzati, incastrati, confusi. entro nel rumore che fanno, tutti insieme, come acqua che scorre sotto mezzo metro di roccia porosa.
postato da: lucowski alle ore agosto 02, 2009 12:30 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 02 agosto 2009
l'immondizia brucia mangiandosi le vecchie edizioni e le bamboline della tua infanzia scellerata.

una piccola visione mattutina, il retaggio sensoriale delle prime sperimentazioni di trasmissione televisiva a colori. tutto tremolante, coraggio cromatico. ci deve sempre essere il modo e ci deve sempre essere il motivo, stancherai tutti quanti. l'immondizia ha invaso la città, latte sopra il linoleum.

arriviamo tutti insieme, esserino, smettila di chiedere tempo. bestioline sognate con lo smalto rosso rosso rosso sulle unghie dei piedi: non puoi fare a meno di sorridere. la ragazza è sempre stata più aggraziata dei gatti ed ora gira esponendo l'angolo del ginocchio sotto la gonna che si solleva, chi vuole morire bruciato, questa mattina? lo so che chiederai tempo.

un immagine di? goccia di luce sulla pelle di donna. vieni qui a farmi un regalo, non è come sembra! un'immagine di?

te e te e te e te e te e te e te...

arriviamo tutti insieme (simulacri piccolini di donna), l'immondizia che brucia...
postato da: lucowski alle ore agosto 02, 2009 11:50 | Permalink | commenti
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sabato, 01 agosto 2009
-cosa stiamo intendendo per autocannibalismo? che ti mangi le braccia?
-no, trasliamo il senso. un piccolo sforzo.
-ti succhi il pisello per nutrirti dello sperma e poi succhi più forte fino a quando ti arrivano in bocca i fiotti del tuo stesso sangue.
-questa regge, è decente. ma è ancora letterale.
-proiezione. c'entra questa tua straordianria facoltà di proiezione.
-ora ne hai metà. apri l'altro occhio.
-proiezione e coprofagia.
-divertente, ma squilibrato. uno dei due termini della questione, la mia merda, è materico, l'altro mentale.
-proiezione vuol dire il mondo su di te, ci vuole un termine che faccia da contrappeso. una simmetria speculare, come dite voi segaioli.
-sì, sì...stai digerendo con l'intenstino di fuori, fai un po' schifo.
-senti chi parla.
-io sto pensando, sei tu la voce, in questa faccenda.
-se io parli e tu pensi, questo dialogo che cazzo di consistenza ha? come funziona.
-non funziona, è solo un altro giro.
-alle ragazze non piacciono i segaioli autoreferenziali.
-nei giorni di buona sono adorabile. se una metà è proiezione, l'altra metà cos'è?
-ci rinuncio?
-ci rinunci?
-se usi il mondo per vederti nei suoi pezzetti, e così hai fatto metà...
-se uso il mondo per vederci me stesso nei suoi pezzetti e così ho composto l'arcata dentale superiore...
-l'altra cosa deve per forza andare nella direzione opposta, giusto?
-gli orsi cagano nel bosco?
-l'altra metà sei tu! uno stronzo senza forma. come l'acqua. usi il mondo come un cazzo di stampino. cazzo, ma così non uscirai vivo, bello mio!
-è per questo che si chiama autocannibalismo.
postato da: lucowski alle ore agosto 01, 2009 23:34 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 01 agosto 2009
vieni a spaventarti con me. sì, disse, queste cose si possono fare.

e la stessa voce in frasi nuove vs la stessa voce nelle stesse frasi con persone nuove vs la stessa voce---ma tanto le bestie-disse il piccolo kant sfilando la lingua dalla fica di sua mamma- sono pressocchè identiche a livello di programmazione----e quindi:

gnè gnè gnè

con dita di ramo inarcato

col sesso dei tuoi polpastrelli


abbiamo una nuova regina?

che si appronti un rogo nuovo!

col tuo cazzo vuoi ancora una volta sfidare la tempra della spada?

buona fortuna! ogni Didone lo vuole duro per sempre, com'è che non te lo pianti in testa? e duro per sempre è solo il ferro della spada, caldo per sempre non sarà mai il seme bianco che imbratta la pancia di Orazio (caro ragazzo, invecchiando diventiamo tutti classicisti: alla penetrazione preferiamo il voyerismo): caldo per sempre è il rogo per la figlia adottiva di Cartagine: quello non diverrà mai cenere, la pira è eiaculatoria: lo spirito della bimba schizza diritto dentro il centro del sole e spinge il centro del sole in un posto ancora più caldo.

mentre Enea appronta esercizi di retorica, la nostra ragazza preferita mesce veleni, affila lame, alimenta serpentelli australiani guardandoli diritti negli occhi e si bagna e si bagna e si bagna e si bagna che non bastano le dita di mille schiavi per tapparle la fessura affamata.

mentre Enea spara le sue cazzate, gli odori che escono dal corpo della regina (abbiamo una nuova regina? ed il rogo nuovo?) drizzano le nerchie di mezza africa, producono polluzioni incontrollate e svenimenti negli adolescenti del mediterraneo.



allora che fai? ci vieni al processo? e tu ci vieni?

ed a spaventarti?

queste cose, si possono fare?
postato da: lucowski alle ore agosto 01, 2009 13:44 | Permalink | commenti
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sabato, 01 agosto 2009
lo spasso inzia sempre con un'impressione: qualcuno che ti sta molto vicino comunica in codice.

lo spasso prosegue sempre con un ampliamento: tutti quanti tranne te comunicano in codice.

il codice non lo conosci mai.

non puoi fare niente per avvvicinarti a nessuno, ti manca il coraggio per scegliere la separazione.

quando sei nello spasso, vaneggi sempre di come potresti operare sui meccanismi di causa-effetto.

quando sei nello spasso, dici sempre che sei sul punto di operare sui meccanismi di causa- effetto. ma non proprio subito, alla prossima delusione.

ya! forse alla fine dovrai ammettere che se non operi secondo buona tecnica manipolatoria, è soltanto perchè le bestiole manipolate non avrebbero niente da offrirti. buchi grandi grandi e schizzi di sperma su un altro pianeta, mentre tu non senti niente. giudice, giudice, giudice. avvocato e giuria. il bordello con le fruste. rastafarianes.....la ragazza si mette a quattro a zampe su un tappeto di morbida moquette e colpo su colpo di cazzo si sente sempre meglio. sempre più una cagnolina. è così che ti dimentica. al processo non verrà neanche lei. non potrai di sicuro far testimoniare james joyce. devo ragionare. pezze d'appoggio. qualche sonetto? un'occupazione più redditizia. un pezzo di cemento in quattro pareti per quattro bestie. più soffitto e gatto, pavimento e tartaruga. ti ci incastro dentro, bella cagnolina. ti faccio ricordare io, ti faccio ricordare. tutte ad amarmi, è un ordine! quattro schiaffoni, ve la do io la moquette, ve la do!



adesso senza fare rumore. devo andare a farmi una sega sotto la scrivania, ma solo dopo aver oscurato ogni fonte di luce che potrebbe rivelarmi a me stesso. zitto zitto.
postato da: lucowski alle ore agosto 01, 2009 13:23 | Permalink | commenti
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