giovedì, 26 febbraio 2009
guardo il punto in cui le piastrelle del bagno fanno angolo
cercando senza convinzione cenni di attività ultraterrene
allucinazioni
suggerimenti
i morti non sognano
i morti non riescono a smettere di sognare
postato da: lucowski alle ore febbraio 26, 2009 21:15 |
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sabato, 14 febbraio 2009
è strano il gusto con cui certi occhi si accaniscono a fissare questo niente di niente
imbrogliami-ti prego-amore
nel rigagnolo pezzetti di legno marci da sempre
ballano danze idiote assoggettati alla corrente
schiuma gialla di piscio
fiori casuali di segatura
calze strappate
righe nere sul palmo di una mano
la schiena di un uomo contro un muro
la testa tra le ginocchia e le ginocchia contro il petto:
c'è stato un tempo in cui imparavo qualcosa guardando un gatto spappolato sull'autostrada
ora aspetto soltanto il momento in cui smetterò di immaginare
l'odore del nylon tiepido tra le cosce di tutte le donne che incontro
postato da: lucowski alle ore febbraio 14, 2009 23:35 |
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sabato, 14 febbraio 2009
l'uomo davanti al supermercato è sempre lo stesso, lo saluto quando entro e gli lascio qualche monetina quando esco. ha i baffi. la sottomissione nel suo sguardo è una violenza nei miei confronti. anche perchè non riesco ad interromperla. è violenta perchè quando mi guarda io non mi sento speciale. se fosse sottomesso solo quando guarda me e non quando guarda gli altri, mi sentirei speciale. se fosse sottomesso solo quando gli altri e non quando guarda me mi sentirei speciale. invece l'espressione con cui guarda me è uguale a quella con cui guarda gli altri.
metto da parte alcune monetine dal resto, dopo che ho pagato la mia spesa. lo faccio senza pensare, lo faccio sempre. non mi sembra ci sia nulla di sbagliato nella consistenza delle monetine che metto da parte.
le do all'uomo davanti al supermercato quando esco dal supermercato. quando i soldi passano di mano appaiono di colpo incongrue,assurde e pericolose come le radici di un albero descritte da sartre.
lui mi dice grazie ed io rispondo scusa. ma non so bene perchè.
postato da: lucowski alle ore febbraio 14, 2009 23:33 |
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mercoledì, 11 febbraio 2009
“SCARABOCCHI SUL PAVIMENTO DI UNA GABBIA”
i palazzi nascosti dietro il vetro del balcone
pesano uno sull'altro
e tutti insieme contro il fianco della collina
mentre il corpo di una donna resta immobile
per qualche secondo
e non sta pensando a te
la morte di queste braccia
come la morte di queste dita
è da qualche parte nel tempo
pronta ad arrestare stupidamente il mio avanzamento ottuso
spezzando nel suo centro una delle parole
che come le altre sentirò la necessità di pronunciare
tacere
o
scrivere
pesano i palazzi
contro la collina
mentre la morte del dito di una donna
preme la morte della sua guancia sinistra
modificandone la sagoma convessa
nella creazione di una morbida voragine
provvisoria
postato da: lucowski alle ore febbraio 11, 2009 22:24 |
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martedì, 10 febbraio 2009
-non meno vigliacco degli altri, alla fine. questo era tutto quello che dovevi sapere, ragazzo?
-guarda che lo sapevo benissimo da prima.
-non sapevi proprio un cazzo di niente. tu credevi fosse tutta una questione di fiammelle, una robetta relativa al tuo cazzo che si alza.
-per battere la morte in vita o meglio per illudersene. sì. e con questo? è roba vecchia. ci faccio i conti da quando sono nato.
-ammettilo, hai scoperto qualcosa. non è soltanto come dici.
-certo che invece è soltanto come ho sempre detto: andiamo avanti senza capire niente e poi si muore e non ci facciamo abbastanza i conti, così se quella gonna che accarezza la pelle delle cosce della ragazza in un giorno di sole a settemila chilometri dal posto in cui io sento che qualcosa non va e comincio a tremare privato del contatto con qualcosa di rosso che non potrei propriamente definire...se quel pezzo di stoffa io posso sentirlo e lascio che l'inerzia mi riporti a...
-ricordati di respirare.
-non ci riesco
-lascia andare, dimentica. cerca di essere dolce.
-preferirei sul serio andare a fondo con questa faccenda della mia asfissia prossima ventura.
-non è vero, ragazzo, e questo ci riporta alla questione d'inizio.
-il tuo esordio del cazzo: che non sono meno vigliacco di tutti gli altri.
-e lo dici tu che...
-vuoi dire io che mi sono appeso? cioè avresti il coraggio di affibbiarmi il sembiante di david foster wallace come se tu sapessi perchè quel tizio si è appeso? ma tu non lo sai.
-non ho detto che tu sei wallace.
-io non mi invento niente. è tutta robetta tua, questo bel casino. come la gonna ed il sole.
-era un esempio.
-non era un esempio. e tu non vai avanti perchè non sei meno vigliacco degli altri.
-ma la gonna...è troppo in fondo...non lo posso spiegare.
-potresti tirarne fuori un grafico cartesiano. potresti costruirne la sequenza esatta con quei quattro simboli di calcolo proposizionale che conosci. tu, non foster wallace, che magari la sapeva anche usare davvero quella strumentazione da supporto cerebrale.
-non posso spiegare la gonna.
-e il sole?
-non posso dire niente del sole.
-ti stai mettendo nei guai, paparino...
-no, non è niente di che...
-mi hai perso.
lunedì, 09 febbraio 2009
esercizi di narcisismo, ma narciso è un mito tragico e l'anticipazione delle migliori linee di sviluppo delle attuali neuroscienze a proposito dell'io inteso come tendenza alla coesione intermittente, cristo di un dio.
domenica, 08 febbraio 2009
(didone è nei guai. di nuovo. mi sa che s'ammazza anche questa volta.
me l'hanno fatta vulnerabile, la gattina si squarcia come niente, povera stella. tu dormi, animale allattato dalle tigri, dormi, tu che puoi.
un, due, tre, budella! salta didone che molto ha amato, una spada è sempre in erezione.)
uno, due, tre...
budella:
didone è nei guai. didone le prende. su tutta la linea.
tre, due uno...
s'ammazza.
***
cazzi giocattolo
e budella di cemento:
le ragazze vogliono ballare.
***
scavo archeologico
tossico rifugio
tempo spellato e stanco rigurgito
è amore
scriteriato
dita che si muovono
stringendo matite colorate
senza dubbio sei bellissima
ma adesso dormi e sogna, stellina,
chiudi gli occhi (stretti!)
mentre il topo affiora tra i liquami
e viene a galla
morto in un attimo di distrazione
non prevista
nè perdonata
poverina, tesoro, tutto quel sangue!
porpora imperlata interno coscia
sullo stomaco e dentro
niente amore nè discernimento
questi uomini come aghi spezzati
attraversano ancora il mio campo visivo
e di nuovo li odio
senza diritto
nè pentimento
tu ora dormi
aratri dissodano donne gravide
giovani senza occhi accolgono
cazzi arcuati e lacrime sostitutive
nelle orbite vuote da sempre:
quello è il tuo ragazzo
e te lo devi scopare
spero senza orgasmo, tesoro.
potendo scegliere, cerca di non venire.
***
esagero, mi dici
poi vai via
quella storia dei ritorni
non l'ho mai capita:
adesso si muore,
preparatevi.
***
è sempre in anelito di allucinazione che muovo per ghermirti
ho in odio chiunque ti tocchi,
con dita di ramo inarcato,
col sesso dei tuoi polpastrelli.
so del tuo corpo goduto:
ho in odio chiunque ti tocchi
***
è a questo punto che didone scoppia a ridere. spero vogliate usarle clemenza, la ragazza è andata. completamente. vi è distanza e scarto, il tempo serra le fila. l'incanto è nell'attimo. ("non me ne parlare! è la storia della mia vita! ti ricordi, amore, dei nostri meravigliosi orgasmi? gli eventi in questione hanno attinenza con la natura aerea del fremito, in opposizione alla tendenza metrica del ricordo. la verità si trova senza dubbio in un'anima e in un corpo, ma è un istante di verità affiorato per via del corpo in quell'istante stesso. so-didone parla, il ventre squarciato-del tuo placido intendimento di suscitare l'orgasmo mediante lavorio interamente codificato. so che lo puoi fare. rido di te, mio dolcissimoo imbecille.
quel corpo, quell'istante, quell'orgasmo.
affioranti dal nulla e nel nulla esauriti all'atto stesso del pensiero. è finita, cucciolo. adesso salta.
una spada è sempre in erezione.")
postato da: lucowski alle ore febbraio 08, 2009 14:57 |
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