e quello che la gente vuole sentire
ingombro auguri marcescenza
e la verità ti è rimasta su tutta la faccia
ma cosa credi?
ne so uno stracazzo di niente, io, conosco il respiro.e lo sapevi. il canto, e lo sapevi. eccetera, eccetera.
restava inteso come io non mi fossi mai fidato delle voci che non tremano.
restava inteso che io non ne sapessi abbastanza della mia, di voce. e non ne verrò a capo.
voialtri, che cazzo avete da guardare?
ingombro, era previsto.
auguri, si sapeva.
marcescenza, sì, anche questo. anche se non sarò mai davvero uno di voi che amate tanto danzare intorno ai pizzi neri, gli occhi senza iride e quegli altri begli addobbi e, sì, anche questo: marcescenza. ma i corpi che si raffreddano e la grazia della carta velina che sfiorisce è per me il meno.
io, per me, di questo sud america vorrei soprattutto quella goccia di sudore che deve aver scintillato nell'incavo di un ginocchio o il tepore della spalla esposta al sole della collina.
insomma, marcescenza, siamo d'accordo. ma non ci riesco mica a rientrare nella vostra risma di esteti (gli aggettivi prima della parola come in "triste pelle che si rompe" e la testa sempre un poco piegata da un lato e nemmeno cinismo, quanto piuttosto maliconia).
sì, certo, marcescenza. ho capito...
invecchiamento, sì, disperazione e resa e sì, sì, sì....veramente...tutto quanto.
ma io, per me, di questa eterna disperazione che spinge indietro la mia testa nell'orgasmo....io, per me, di questa consapevolezza che il desiderio è fame che affama...cazzo santo, io, per me...
io lo so che ogni volta che lascio scivolare fuori dai miei tessuti muscolari l'illusione della vera forza ed il mio cazzo si ammoscia senza fare male a nessuno ho fatto di nuovo la fine del topo di fogna e
sempre buongiorno
e
sempre senza crederci
