venerdì, 20 giugno 2008
ognuno si scava i buchi che gli servono nella propria morale, un tossico che sia anche una brava persona che ripudia il furto agli amici riesce comunque a prendere i soldi di cui non può proprio fare a meno in casa sua (sulla bottiglietta della bevanda integrata con sali minerali e maltodestrine leggo la presenza di colorante, qualcosa come E 406. saremo sempre ingannati su tutto).
del resto accade anche l'opposto simmetrico. hitler sciolto d'amore per i suoi patori tedeschi.
ancora suppongo migliaia di pagine a seguire la frase "lo spettacolo si compone davanti ai miei occhi reali come il cardine di un portone dalle finiture gonfie di ruggine..."
ancora siedo. ed attendo.
venerdì, 20 giugno 2008
non mi ricordo che sia mai passato un giorno della mia vita senza che la mia mente sia stata fulminata da qualche genere di testo da scrivere e mi chiedo dove diavolo finiscano quelle parole. me lo chiedo tanto per perpretrare la stupida abitudine umana di ritrarsi di fronte alla verità. quelle parole svaniscono come vapore che esala da una merda calda nell'aria di dicembre. la materia si dissolve nella materia, i contatti elettrici nella mia testa di sicuro non possono avere destino migliore. niente di nobile, niente di eterno. lo scolo di fogna raccoglie il suo dazio, la dissoluzione si riprende tutto quello che abbiamo avuto in prestito. tieniti queste gambe e braccia e testa e buco di culo per un poco, ragazzino. ti è concesso rimanere collegato con quello che ritieni di essere per un poco, gli arti tenuti insieme con lo sputo e tutte le illusioni che riesci a concederti. i romanzi appesi come quarti di bue in formazione, invece che parti di un intero comunque alquanto illusorio. mezzi racconti come uccelli non ancora formati nelle uova ed il tempo delle mie giornate risucchiato nel mucchio di cenere di tutte queste notti e nell'unica, identica, indifferente notte a venire.
postato da: lucowski alle ore giugno 20, 2008 14:57 |
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mercoledì, 18 giugno 2008
gareggiando nella finzione
la ragazza si libera con un gesto elegante
di un pezzetto di muscolo a fibra liscia
che le pendeva da un orecchio
senza perdere il tempo ritmato
della conversazione