giovedì, 22 maggio 2008
ed è così che ne esco, avendo letto ancora la versione di barney ed è abbastanza coerente che non mi ricordi se l'ho letto per la seconda o la terza volta. ed è abbanstanza per perdere la testa sapere che basta trovarsi nel posto sbagliato per perdere tutto. perdere miriam e avere gli avanzi al posto della vita. questo succede perchè io e barney siamo senza protezione, non abbiamo mai lasciato che il controllo fosse mai davvero operativo sui nostri pezzi di movimento casuali nel mondo.

è molto amaro tutto questo, e continua a capitarci.

sappiamo di poterci mostrare ridicoli nella paglietta e nel vestito da ballerino di tip tap. ma sapere qualcosa non ci ha mai dispensato dal commettere l'errore peggiore che avessimo a disposizione nel ventaglio delle possibilità del momento.

non ti spaventare, ragazzina.

mio vecchio compagno di strada che porta fuori un cane più vecchio di lui, non avere timore di perdere la memoria.

questa fine non arriva sul serio perchè noi ce la siamo meritata.

è tutta una cazzo di combinazione, un caso.

lasceremo qualcosa a chi sappiamo sia giusto abbia qualcosa.



la minestra si tira su col mestolo.

i sette nani sono: mammolo, pisolo, eolo, dotto, cucciolo e gli altri due.
postato da: lucowski alle ore maggio 22, 2008 12:39 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 22 maggio 2008
la fine della ricreazione e la fuga delle bestiole avviene forse senza che gli esecutori si curino davvero di considerare come il loro tempo, la dinamica dei loro corpi e gli spazi che occupano siano in realtà frutto di determinazioni per le quali si è volentieri e leggermente fatto a meno di considerare la loro opinione. in tutto l'osservatore cerca uno scarto, dall'osservazione di tutto ricava l'accentuarsi quasi non percepito della gobba ambulante in cui si sta ridefinendo. egli è questa trasformazione, ma troppo di rado gli interessa questa evidenza. l'osservatore segue i ragazzini e le bestiole con uno sguardo un po' vitreo che a molti parrebbe l'ottuso riflettere luci sporche di uno specchio lercio
postato da: lucowski alle ore maggio 22, 2008 12:26 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 maggio 2008
corpi dormienti e corpi in veglia forzata. corpi senza speranza che muovono, quindi, disperazione di ossa e muscolo e tutto il resto contro corpi benedetti di sperma in placida grazia mezzo nascosti da aloni di luce. corpi mossi alla pietà ottusa e corpi di terrificante empatia rifuggono la presenza di altri abbacinanti complessi di nervi in movimento verso che cosa?
ed il mio corpo attuale contro il mio corpo bambino contro il corpo potenziale intravisto in sogno, negato da un goffo inciampare, ridefinito da uno sguardo capitatomi addosso senza premeditazione che gli chiede di essere quello che a lui serve, come se sempre servisse qualcosa o essere qualcosa.
e corpi, ancora corpi come granelli di terra rimasti sul davanzale per incuria e disinteresse riguardo lo stato di alcune superfici che si ammassano pesando su corpi che non possono muoversi. e non hanno mai saputo perchè.
postato da: lucowski alle ore maggio 22, 2008 10:35 | Permalink | commenti
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lunedì, 19 maggio 2008
E la nuova malattia sociale sarà l'intelligenza. Quando tutto questo accadrà, ricordati che per la prima volta lo hai letto qui.




(BOOGIE MOSCHOVITCH, in una lettera a Barney Panofski)
postato da: lucowski alle ore maggio 19, 2008 11:15 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 14 maggio 2008



Ancora una volta potrò danzare con il fallimento tentando la scrittura come terapia ogni volta che un angolo avrà spazio per accogliermi. Decisione risolutiva è quella di fissare il muro, chiudere la porta, sapersi lontanissimo dalla possibilità di comunicazione. Eppure sopravvivo sommerso dalle mie parole prima che da quelle degli altri, riabilitato a scadenza regolare dall'incendiarsi di una certa scintilla negli occhi degli interlocutori. La mia verità che va a braccetto con l'imbroglio.


Ambarabà.


Cicì.


Cocò.

postato da: lucowski alle ore maggio 14, 2008 18:41 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 14 maggio 2008


ancora questa specie di stanca sofferenza

come guardare pareti troppo conosciute

o immergere le mani

in un'acqua davvero troppo sporca

perché la cosa sia tollerabile

ancora uno spazio inutile per gambe paralizzate

e la precognizione di passi che in tutti i casi

ti porterebbero dove non vuoi andare

di nuovo e senza riuscita

spostare la testa sgraziatamente

per salvare dagli altri sguardi

il tuo sguardo

postato da: lucowski alle ore maggio 14, 2008 18:24 | Permalink | commenti
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