mercoledì, 20 febbraio 2008
...ma naturalmente un sigaro è solo un sigaro, quando sei tu a fumarlo. non è vero?
martedì, 19 febbraio 2008
cose di poca o nessuna importanza
crolli, restrizioni, celle di isolamento
la fine della farfalla contro vetro di automobile lanciata di corsa
nell'altro senso
un'altra volta
tutti i giorni
come animale vivo pestato a sangue
come muscolo ridotto a brandelli
e riconfezionato per la mia nutrizione
come irrisoria percezione di realtà
e le uniche lacrime sincere
versate senza rendersi conto
come il sangue di un eroe in un filmetto da quattro soldi
"stai sanguinando"-"non ho tempo di sanguinare"
come la stasi, la rinuncia e la codificazione
come la lotta alla fame nel mondo
ed i cinesi macinati che servono cuori di cinesi macinati prima di loro
come rifornire la mia macchina di benzina concependo precisamente
che il prossimo passo sarà versare direttamente sangue arabo nel serbatoio
senza tutte queste inutili mediazioni e trasformazioni e prese per il culo
ritirare tranquillamente lo scontrino fiscale
baciare il bimbo mentre un bimbo viene pestato dal calcagno
bucato dall'unghia
fratturato dal gomito
e ricoperto frettolosamente di terra con un solo piccolo movimento del palmo della mia mano
che stacca lo scontrino fiscale
e cose di poca o nessuna importanza come
recriminare sulla certezza della mia fine
i ritardi e l'incertezza dei pagamenti
l'oggettiva impossibilità di sterminare a fucilate nella pancia
tutti gli stilisti della terra
giovedì, 14 febbraio 2008
UNA DELLE VARIAZIONI DEL MIO COSTANTE TORNARE CON LA MENTE AI TEMPI IMMEDIATAMENTE PRECEDENTI O SUCCESSIVI IL MIO AUTORICOVERO IN UNO SPAZIO PSICHIATRICO DEL NOSTRO INEFFICIENTE SISTEMA SANITARIO
Ricordi di questo genere credo continueranno a tornarmi alla mente per tutta la vita. A volte soffro molto del fatto di non essere padrone della verità di ciò che mi è accaduto, ma in altre occasioni mi pare di dover essere grato del dono che mi è stato fatto o che mi sono fatto da solo cadendo in un grosso guaio mentale. La media di queste sensazioni, o meglio la confluenza di gratitudine e sofferenza, è più meno il mio stato abituale rispetto alla faccenda. Questa notte il ricordo che emerge riguarda le sere in cui parlavo con gli africani del parco a Modena.
In quel periodo avevo in me una sorta di scintilla perenne, che attecchiva profondamente nei miei interlocutori incitandoli a raccontarmi molte cose. La luce di quei racconti, non importa che fossero racconti belli o brutti, mi riempiva di qualcosa che non so definire ma sono certo riguardi da vicino il nucleo centrale della mia personalità. Era una sorta di dipendenza, la mia. Dipendevo dallo stato di ascoltatore perfetto. Vedere quelle persone che trovavano in me motivi sufficienti per continuare ad aprire bocca e rovesciarmi addosso quello che sentivano mi faceva avere percezioni di completezza e senso, laddove tutta la vita pare srotolarsi attorno agli individui senza l'una né l'altra. Con gli africani del parco la cosa iniziò a funzionare a meraviglia ed andò avanti per un numero di sere che non sono in grado di definire, essendosi, queste sere, fuse tutte insieme in un interminabile piano sequenza nella mia memoria, come del resto è accaduto a molte delle cose che mi sono successe in quel periodo.
I ragazzi erano persone per bene, ma anche piuttosto pericolose: tra i miei ricordi suole apparire un coltello, senza che per questo io sia in grado di richiamare alla mente le circostanze in cui il coltello venne fuori nella realtà. Rammento che la lama fu esposta e poi riposta in un lasso di tempo molto breve, ma non riesco a decontestualizzare la cosa in nessun modo. Eppure, stranamente, sono sostanzialmente certo che questo non sia uno degli eventi occorsi soltanto nella mia mente. Non so bene neppure come io faccia a distinguere le cose che successero davvero da quelle che la mia mente ha abilmente costruito. Ma resta il fatto che, ogni volta che un nuovo dettaglio mi riaffiora in testa, so per certo se posso o non posso catalogarlo tra quelli che di sicuro non mi sono inventato. La cosa è preoccupante sotto molti punti di vista e ragionare sui criteri di questa distinzione mi porta a penzolare sui baratri più oscuri e pericolosi della mia coscienza, dove è bene che io non metta piede e dove, in realtà, non potrei mettere piede nemmeno se mi ci provassi con tutto me stesso. Semplicemente io a quelle zone non ho più possibilità di accesso, forse per il semplice dato di fatto di esserci stato davvero.
All'inizio il tempo che passai con gli africani del parco fu per un esame di cui ero estremamente consapevole. Ogni mio gesto o riflessione ad alta voce, ogni mio modo di tentare una connessione tra me e quella realtà umana, era vagliato da tutti con rapidi scambi di occhiate e qualcuno, ricordo adesso, non faceva molto per nascondere il fatto che non si fidava di sottoscritto e che io non c'entravo per niente là in mezzo. Del resto non c'era motivo perchè io restassi in quel posto ad ascoltare le loro conversazioni o tentassi di parteciparvi, non dopo aver ricevuto il fumo che ero sceso a comprare da loro e che, di norma, era l'unico motivo per cui degli estranei italiani si trovassero a prendere contatto con quella gente.
Credo di poter dire che era questo che quei ragazzi cercavano esaminandomi: un motivo per il quale io dovessi parlare con loro. Ed in effetti, a cercarlo razionalmente, quel motivo non c'era. Era una faccenda istintiva. Se dovessi dirlo adesso, credo che la causa che mi portava a restare in quel posto era che ad un certo livello della mia consapevolezza io sapessi che lì la mia scintilla si sarebbe accesa ed animata come l'intero set di illuminazione di un luna park. Quegli uomini avevano cicatrici sulla faccia, coltelli in tasca (se vi fidate dei certificati di garanzia prodotti dalla mia mente), occhi profondissimi e molte altre cose che denunciavano chiaramente e senza ombra di dubbio miniere di sensazioni provate e cose viste. Se dovessi dirlo adesso, credo che fin dall'inizio, quando ebbi la fortuna di incontrare quelle persone, io seppi che avrei potuto rimuovere la pellicola che separava quanto di loro era fortemente incendiabile dalla scintilla e cominciai a fremere per vedere l'oscurità dei loro occhi farsi spazio per il barlume flebile che accompagna il cominciamento dell'autorivelazione, quel barlume che persiste solo per un breve tratto in forma di fiammella tenue prima di divampare nella lingua di fuoco che divora tutto e si lascia dietro occhi oscuri quanto quelli in cui il fuoco ha attecchito, ma in maniera diversa. Alla fine del racconto l'oscurità nella pupilla dell'uomo che ha davvero permesso all'entusiamo di divorarlo bruciandolo vivo non è più la pesante consistenza di troppo materiale in troppo poco spazio, ma la disperante distesa di un paesaggio in cui tutto quanto è andato irrimediabilmente perduto.
postato da: lucowski alle ore febbraio 14, 2008 16:39 |
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venerdì, 08 febbraio 2008
"TI RACCONTO UNA COSA, NON MI INTERROMPERE."
paolo scrive:
ieri é venuta la nostra vicina
paolo scrive:
ci ha bacchettati dicendoci
paolo scrive:
che dopo le dieci non é il caso di far casino
paolo scrive:
io e jek la sera sperimentiamo nuove mosse
paolo scrive:
la mia si kiama pugno de fuego
paolo scrive:
la sua teste di cuoio
paolo scrive:
quindi lui carica a testa bassa
paolo scrive:
io mi difendo con chiusura a riccio e apertura a farfalla
questo però comporta un brusco spostamento dei letti
che disturba la zoccola che sta al piano di sotto
paolo scrive:
finito.
sabato, 02 febbraio 2008
i terapisti
si analizzano vicendevolmente
e le parrucchiere tagliano i capelli
ad altre parrucchiere
va bene essere estraneo
al rumore delle automobili in transito
e sospendere l'anelito di integrazione
magari una volta per tutte
i docenti universitari tengono seminari
a cui partecipano soltanto
altri
docenti
universitari
sabato, 02 febbraio 2008
in tristitia hilaris, una nuga piccola piccola
in un punto della curva percorsa
il depravato stolido e romantico
si ritrova a schiantarsi nella percezione di inutilità
della pornografia
in questo punto della curva
il depravato si sorprende nella paralisi
di un oscillare di caviglia di donna
che non suscita niente
e si passa la mano sul cazzo inerte
eppure se il depravato è un buon depravato
ed un saggio maniaco
in questo punto della curva
sa ridere di sè
si muove a compassione
ed attende l'ottundimento
almeno un'altra volta
prima di crepare
postato da: lucowski alle ore febbraio 02, 2008 15:48 |
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