giovedì, 21 giugno 2007
-ehi, ramingo, potrei fare bukowski per un po'...

non so cosa rispondere alla voce leggermente caratterizzata nella forma a cui l'Informe sta tendendo, così evito di rispondere del tutto. Sistemandomi nell'angolo della stanza, sono già quasi dimentico, evito di dimenticare del tutto. Come se poi dipendesse in qualche misura da me...

-forse dipende totalmente da te.

Mi volto ed ecco il mio vecchio, l'unico ed irripetibile stenditore al tappeto di Heminguay, la stella di Hollywood Est. Al peso di 65 kilogrammi per più di un metro e ottanta d'altezza, cosumato dalla leucemia che lo ha ucciso nell'ennesima bestemmia della teoria delle bestemmie di natura, HENRY CHARLES BUKOWSKI JUUUUUUNIOOR!

La mia bocca si allarga in un sorriso che starebbe bene solo sulla faccia di un bimbo di sette anni al massimo, e dico:

-Hank, stavolta stai esagerando davvero, guardati, avrai almeno novant'anni! Tu non ci sei mai arrivato a novant'anni!

Mentre rifletto sulla possibilità di abbracciarlo, con tutto quello che ha scritto dell'abbraccio del dostoevski qualsiasi in Hollywood Hollywood, lui mi si avventa contro e finta il sinistro, dopodichè, rapido come un serpente venuto su dritto dritto dall'inferno, mi aggiangia il mento con un destro da favola.

-e ringrazia che ho le mani piccole-dice sorridendo mentre mi passa le ossa scheletriche delle braccia che spuntano ai lati del suo corpo morto immaginato attorno alla schiena e stringe con una forza che nessuno accorderebbe ad un cadavere.

Ecco, vedete, certe volte ci vorrebbe solo qualche anno di tempo in più, per essere un dostoevski qualsiasi.
postato da: lucowski alle ore giugno 21, 2007 21:29 | Permalink | commenti
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giovedì, 21 giugno 2007
La fame del topo di fogna oltre ogni definizione

il giochetto delle mie parole come

una costruzione di stuzzicadenti

e la fine della questione nel silenzio

fronteggiando

lasciando che ogni cosa fronteggi ogni cosa

nella dissoluzione e nel movimento dello spazzolino

pensato e ripensato proprio adesso

nel giorno in cui non ti lavi i denti

ma per fortuna nessuno ti verrà a chiedere come mai



posso sostenermi su chiasmi, metonimie,

costrutti coraggiosi come cavalieri

proprio adesso che il sole schiaffeggia le superfici del mondo

fuori di qui

lontano da dove sono io e da dove dimentico

la fame del topo di fogna oltre ogni definizione

e che piove per sempre

certi giorni

e che in luminescenza d'accatto

vorrò parlarne con te

raccontandoti di adesso che

sostengo qualcosa come un'immagine sulle dita

sorreggo a stento la fantasia di un'estate

e non so che piove davvero per sempre

certi cazzo di giorni

e non è vero che ho idea di come

vorrò parlarne con te

raccontandoti di adesso che...
postato da: lucowski alle ore giugno 21, 2007 17:08 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 17 giugno 2007
Uno ama il giocattolo e l'altro vuole rompere il giocattolo per sapere come funziona. I due scriccioli occupano le loro posizioni nella stanza, dove il giocattolo non c'è, e fanno i conti con i conti che dovranno fare. Amare il giocattolo vuole forse dire non avere idea di che cazzo sia il giocattolo, per sempre. Né il bambino che lo ama, né il bambino che vuole sapere come funziona adesso conoscono il giocattolo. Io vorrei tanto sapere cosa succederebbe se il giocattolo fosse aperto e i due arrivassero a vederlo per davvero, il primo bambino amerebbe ancora quello che ama adesso, una volta avuta la sfasciata visione di cos'é? È stupido e strano ed atto a morire attimo per attimo in una dolce noia, questo non essere nella stanza in cui il bambino chiede al bambino cosa il bambino ami, se il giocattolo non viene aperto e dilaniato. E se poi ne risulatasse che il bambino che ama il giocattolo continuasse ad amarne le vestigia squartate, sarebbe davvero tanto meglio che se il bambino provasse per quello che resta del giocattolo soltanto una sorta di sordido sentimento di rivalsa (probabilmente esprimibile nella distruzione del già distrutto giocattolo) direttamente conseguente dalla fine del gioco? È idiota e dolce e dissoluto, questo mio comporre collanine di minuscola teoresi e combinazioni di ipotesi di persistenza oltre il segno, alla fine della vita: avverrà sempre tutto quanto durante il gioco, e se il gioco finisce senza strage e plastica in frammenti, andrà bene che del gioco non si sia saputo nulla. Il bambino che vuole conoscere il giocattolo rompendo il giocattolo viene sfiorato per una attimo soltanto dalla dissoluzione di tutte le idee e dalla fine del mondo, che è chiedere al bambino che ama il giocattolo se può aprire il suo amore per il giocattolo per farli sapere come funziona, per vedere se poi funzionerà ancora. Se tutto il resto lascia almeno un attimo di umido crudele che sfiora la rete delle interconnessioni cerebrali del secondo minuscolo animaletto umano abbastanza a lungo da dargli modo di aprire la bocca per progettare la separazione dei componenti del sistema, questa nuova bestemmia è troppo pura per essere praticata anche ad un qualsiasi livello linguistico. Il secondo bambino tiene la bocca cucita e si appresta a dimenticare. È stata una piccola botta di vento che gli ha mosso i pensieri. Quanto vorrei essere salvato, adesso. Una minuzia le braccia, una questione da niente le gambe, il movimento sorge nei due corpi come il movimento sorge negli stormi di uccelli benevoli (benevolenza tutta prodotta ad uso della nostra visione dalla nostra stessa visione: guarda adesso l'angolo più estremo del cielo alla tua sinistra, da cui le bestie volanti sembrano provenire come se il cielo le stesse in questo istante partorendo appositamente perchè sia possibile che tu le veda ed evita, se puoi, di pensare ai becchi adunchi ed al divoramento del cucciolo più gracile) ed i due corpi sembrano sollevarsi in una danza improvvisata così perfetta che potrebbe suscitare in un eventuale spettatore la fulminea evocazione di quei documentari televisivi in cui si mostra con un'accellerazione assurda un determinato periodo di vita di un fiore, sparando la meraviglia in bocca al nostro sguardo che per un attimo (preghiamo che sia così) diventa capace di sospensione e soltanto spedisce raggi di luce dentro la testa, apre il giorno nei nostri crani, risolleva gli indicatori e ci salva la vita (apparentemente) poiché è specificatamente invaso dalla sequenza di fotogrammi in cui vediamo il fiore germogliare, crescere, colorarsi come per un moto interno di pura volontà ed aprirsi.
postato da: lucowski alle ore giugno 17, 2007 20:11 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 10 giugno 2007
i canti salgono dalla processione ed oltrepassano davvero troppo facilmente i vetri che mi separano.

giorno del corpus domini e, seppure mi sottraggo all'incertezza del divino, l'umano viene, inconsapevole, a terrorizzarmi in voci per lo più femminili. niente di nuovo sotto il sole, dice il Qoelet (anonimo, suicida. se ne dica quel che si vuole)
postato da: lucowski alle ore giugno 10, 2007 20:51 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 10 giugno 2007
causalità del corpo uso alla veglia notturna, da solo. che fottano che si fottano che si fottano: io mi sto fottendo nella testa<rimembranze delle veglie, assassinio delle ore, piena gloria del fanciullo, non mi avete corrotto.

scivolamento, raptus, parodia, danza sacra. il volo non è comunicabile. la piena luce imporrebbe lemmi latini, greci, sesso consumato in grazia senza umore o essendo umore...
postato da: lucowski alle ore giugno 10, 2007 00:11 | Permalink | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
IN ASSENZA DI PARTE DEL TESTO, parte prima.



L'umanità è infida, ed io con lei. A strombazzare per i campi di crani le proprie calcolatissime manie, ci ritroveremo, alla fine, tutti quanti tranne i puri, che però sono così noiosi...la ragazzina tu non la reggi, sei solo un attoruncolo ottuso e lei è la stella del teatro itinerante che si ferma un giorno solo nella cittadina morta che ha te e questi tetti ed i muri colore del risciacquo alla candeggina. Sforzati di fare una faccia adeguata, ti ci vedo ad impastarti la creta sotto la pelle, ti ci vedo e ti ci hanno visto tutti, alla grigliata di Burney: l'ennesima imbarazzante delusione di una vita di imbarazzanti delusioni: quasi un'equazione, come sfasci l'armonia di bocche e capelli che cantano in coro l'utile inganno a cui partecipi e che sostieni anche tu ogni volta che apri la bocca: il coglione di calvino, seppure ti vuoi grattare i tuoi sani pregiudizi, devi ammetterlo al consorzio dei parlanti perché ha detto che non c'è linguaggio senza inganno...uh, uh, uh, crolla la pressione, si svuota la stanza, erutta la scatola ossea della testa mandando a fanculo fuori da sé tutti i frammenti che può, la visione sessuale si compone, arrogante come una decorazione natalizia, risparmiamoci i dettagli: sei il cazzo dritto schizzante? Uh, no, sei una vereconda macula di albo, quindi (corsivo),(forse anche maiuscolo? Manca parte del testo?), la femmina rivolge ad altro ben più infatuante maschio il suo occhio di lucente famelicità. Ah, ah, ah. Tenta adesso. La verità è che ho conosciuto troppe declinazione delle ossa di donna che significavano “la ficata sta nel fatto che il mio stato relazionale nei confronti di una certa persona (meglio se a te conosciuta, ma va bene lo stesso) mi impedisce di scoparti ma mi permette un'abbondante lubrificazione vaginale che posso dedicarti a patto che la cosa rimanga sottaciuta, il che, sarai concorde, non è proprio la stessa cosa che dire che la cosa DEVE rimanere TACIUTA. Un secondo di ritardo nello staccare gli occhi dai tuoi, il modo in cui ci troviamo con lo sguardo osservando la medesima stanza brulicante di persone che ci risultano qualitativamente diverse da noi due ecc, ecc, eccetera!”





IN ASSENZA DI PARTE DEL TESTO, parte seconda (con amplificazione di egotismo e piccoli atti di masturbazione fastidiosa e paranoide in riproduzione casuale)



Questione di privacy

abbandono

morte

divisa

non sono stato io

il canto dell'usignolo

perpetrato per arei (manca parte del testo)

articolazione del diniego

il grido dello sgozzato

mentre viene sgozzato

ragazzona di campagna

caviglie grosse

toglimi d'impaccio

crea un gioco con la bimba

la sfangherà

dagherrotipo

ah

ah

ah

a(manca parte del testo)

questione di privacy

la grande cabina di pilotaggio

testoline di cazzo al comando

sgancia la bomba

ah, hitler nel bunker

eva braun aveva la vaginite

testicoli mancanti, braccia rotte, siamo morti nel tentativo, sapevamo che non ne valeva la pena ma ci abbiamo provato lo stesso, dammi un po' di vero. In tutto questo, ho riflettuto, è il noto il vero colpo al cuore. Gli esseri migliori rispondono in maniera prevedibile, prima o poi. Il ritmo è imposto per una certa questione di privacy. Allora, cazzo, tanto vale mentire. Smettila di interrogarti. Sincerità e coerenza, dicono. Ma non sono stato io. Articolazione del diniego, spostandomi come un ballerino mezzo levitante, un po' gobbo, un tantino zoppo, lancio una palletta di carta e salto a riprenderla. Tanto vale lasciar perdere. Chi se ne fotte. Non sono stato io. Manca parte del testo, capirete...hitler ha la vaginite. È solo un giochetto, mi sa che ci crepo. Un cadaverino fatto e finito, come sei carino. Prendigli il portafoglio.
postato da: lucowski alle ore giugno 07, 2007 12:25 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 01 giugno 2007
Quello che hai in testa è spazzatura, fuliggine, avanzo di scarica elettrica. Vorresti parlare come il personaggio di un libro d'accatto, avere la prontezza di risposta che hai ammirato in quei telefilm americani degli anni novanta. Invece hai una stellina esplosa cinque centimetri dentro la testa, dietro l'arco sopraccigliare destro. Uno scherzo di cattivo gusto, non hai niente. Non ti ci provare, a pensare in musica. La fine che fai è la risciacquatura di piatti, la stringa di pasta sollevata di malavoglia alle tre di notte in una stanzetta per niente letteraria, che ricade e ricade nel suo piccolo tonfo di inutilità sulla superficie levigata del piatto: “chi sono? Chi sei?”. Scendi e scivola, devo mostrarti qualcosa. Che. Hai. Già. Visto.
Scendi e scivola, prenderai dalla mia immagina ricostruita ad arte quello che ti serve, il resto è la fine che fai, una questione personale laddove: “quest'uomo non ha vita privata, signori. È una bestia sconcia. Dentro l'intestino, ragazzo, rimettilo dentro. Contegno, perdio. Non si parla del rumore di fondo, che fine vuoi fare? Quest'uomo, e mi rivolgo adesso a voi, alla madama con le tette di fuori che evocano l'eiaculazione vulcanica che le chiuderebbe gli occhi, diciamolo al futuro, se vi pare...quest'uomo ha slacciato la scarpa e si tormenta un tallone nel bel mezzo della pratica di corteggiamento, non si attiene...dico, diocristo, nonsiattiene..non si attiene: ahahaha: ha finito le pile. Questa è la fine, laddove ricade la stringa di pasta sulla superficie levigata del piatto e ricade, si badi, nel suo piccolo tonfo inutile chisonochisei.”
In odore che ricade attorno ai corpi, in un tanfo divenuto ambiente, ti si illumineranno gli occhi e aprirai la piccola voragine della tua bocca in cui esplode il vecchio, kinghiano sapore di rame per dire che.
E invece quello che hai in testa è spazzatura, fuliggine, avanzo di scarica elettrica.
postato da: lucowski alle ore giugno 01, 2007 16:19 | Permalink | commenti (2)
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