lunedì, 30 aprile 2007
postato da: lucowski alle ore aprile 30, 2007 11:37 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 27 aprile 2007

l'animale si muove terrorizzato nello spazio in cui di muoversi gli è imposto. schizza di urina una regione del tempo concessogli, come inconsapevole.  la fine del coniglio selvatico è nei fari dell'automobile che lo abbacina.


altri credono sul serio di saperne di più.

postato da: lucowski alle ore aprile 27, 2007 12:06 | Permalink | commenti
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mercoledì, 25 aprile 2007
abbiamo fatto tremare i pilastri del cielo, non ti pare?
postato da: lucowski alle ore aprile 25, 2007 16:14 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 19 aprile 2007
la pacatezza dei corpi morti assassinati

(donne mutilate, neonati sorpresi nel sonno)

esige il suo obolo al pomeriggio di grafite

mentre un gatto siede eterno sul tronco mozzato

di un albero di meraviglia

la linea del fronte offensivo di realtà

mi si appresta agli occhi

fa scempio della mia consapevolezza da scimmia



(un cuore da mantide

un cartello di lavori in corso

la tua figura emerge dalla nebbia)



che ne abbiamo fatto delle sviolinate

che noi stessi adolescenti eseguivamo in segreto

per l’effige dei nostri corpi adulti?

ci siamo traditi, abbiamo abdicato:

canti di resa espongono rangioni di sconfitta

il mio passo è muto nella polvere di sangue

sapete, ci eravamo sbagliati.

attraversato il fronte dell’allucinazione

non resta che guardarsi indietro

volgersi all’antecedenza, direttamente dall’abisso



un uomo, agli altri esseri legato senza averlo deciso,

passa nella lama dell’affettatrice

un salame oblungo.

al di là del banco la signora che raccoglie

l’incarto ed il sorriso del confezionamento

non ha coscienza delle sue fantasie

come non conosce il suo bisogno di conforto

il tipo del banco nulla sa e per nulla si cura

di quella stessa donna intenta

dopo neanche un’ora

a togliersi le scarpe

ansimare nel rifugio

chiedersi e negarsi il suicidio.



io e voi siamo qui

inconsolati,

il reale accade,

intanto,

accade,

anche,

l’irreale.

cadono nella massa molle del tempo

pomeriggi

che nella massa molle del tempo

si infilano

come matite

dentro un bulbo oculare.
postato da: lucowski alle ore aprile 19, 2007 17:59 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 14 aprile 2007
-come sei bella

-no. direi di no

-ufff, e dì che cazzo ti pare...

-sono corta. non bassa, corta. c'è troppo poca distanza tra i piedi e il mento!
postato da: lucowski alle ore aprile 14, 2007 20:22 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 10 aprile 2007

-chiavami- dice lei in cuore selvaggio. E siamo tutti noi a dirlo con lei. Questo, con tutto l'amore sincero e perfino stereotipo (delle nostre vite, non dei fottuti film), accade inevitabilmente. Amate una creatura, giungete ad essere capaci di cantarle love me tender dopo essere saliti sul tettuccio di un'automobile. Lei lo dirà, nelle giuste condizioni, la creatura avrà quel cedimento, fosse pure fermo nel trascorrere di un singolo istante del cazzo. Qualcosa dentro di lei verrà intaccato. In noi c'è qualcosa che non è mai stato integro. E quell'istante in cui è fermo il tremore esisterà per sempre, se possiamo dire sempre. Come il tuo ginocchio che scatta e si unisce al gemello, mentre dici di no, tremante. Non c'è salvezza, non c'è consolazione.

postato da: lucowski alle ore aprile 10, 2007 21:35 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 09 aprile 2007
cuore selvaggio, di david lynch, offre una visione favolistica di ogni gesto, la creazione totale. artefatto in maniera feroce, dolce, l'umano descritto appare una consolazione. ma la crepa, la perdita di controllo, lei che dice "chiavami"  a chi non è il suo amore...ecco che una bestia oscura ci deve abitare ovunque fuggiamo, la felicità è un'invenzione che non tiene.
postato da: lucowski alle ore aprile 09, 2007 17:26 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 08 aprile 2007
mia sorella: ...e poi quelli che dicono: "ti lascio perchè non mi meriti"

mio fratello: a me se qualcuna mi dice questa cosa, femm'n e buon, tre cazz'ttun un appriess a l'av't!

"ti lascio perchè non mi meriti"...'na capat dritt p' dritt, la lascio per terra.

"ti lascio perchè non mi meriti", ma vafangul!
postato da: lucowski alle ore aprile 08, 2007 14:51 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 06 aprile 2007

Al di là del vetro e nel mondo

linee inclinate compongono tetti,

reticoli di traiettorie, ossa, figure umane.

gli attimi succedono ad attimi identici, in qualche modo,

consumandoci grazia ed incanto


carni su carni di fame

gettano corpi su corpi di sconfitta

hai avuto paura troppo a lungo

ed un uomo che chiede i tuoi occhi

non ha idea di quale istanza stia compiendo.

al di là del vetro e fuori di qui

labbra scuciono labbra e gli esseri,

gli esseri occupano posizioni fisiche nello spazio

che raccontano storie opposte

alle storie dei loro racconti:

hai speso tutta la tua innocenza

cercando disperatamente di farti scopare dall'uomo sbagliato

ed all'uomo che ti toglie i vestiti

temi di rifilare mele marcescenti

ed uvetta di mille anni fa

e polvere umida che il vento non solleva

al centro di tutta la faccenda

l'uomo pacatamente separato da ogni altro uomo

cerca di intingere le dita in ciò che non conosce

per strappare all'abbacinamento della sua presenza in vita

parole che significhino qualcosa

l'ultima convulsione del gatto macellato

l'immagine repentina e fuggevole di amanti mai avuti

stampata dietro gli occhi della donna

proprio un attimo prima che l'uomo schizzi

la stiva di una nave ricolma di uova cancerose

la stiva di una nave ricolma di uova cancerose


la stiva di una nave...


la memoria è ricettacolo

il giorno è una caccia

la memoria è ricettacolo

la notte è un carniere


hai paura perché di nuovo non ne sai niente


succedono molte cose

e ti ritrovi a cosce larghe

non doveva essere questo il tuo amore

e non doveva frignare come un bimbo

i prossimi uomini ti suggerisco di guardarli da vicino

solo per il tempo strettamente necessario

per non ripetere al buio

pacatamente separata dalle linee inclinate che fuori fanno il mondo

ciò che accade nella stiva della nave

ricolma di uova cancerose

sentendoti tu stessa

ricolma di uova cancerose


ma per la dizione il tempo è sempre troppo breve, già mi si chiude la gola, mentre cani si infilano il muso tra le gambe e nel culo, incuranti della tua gioia semplice nel sorridere e soppesare l'idea di farti prendere per un po' tra le braccia di quel tizio imbronciato che è tutta la sera che guarda nella tua direzione.










postato da: lucowski alle ore aprile 06, 2007 22:40 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 06 aprile 2007

Esondano dalle aree asfaltate sagome in nero, bidimensionali. Gli esseri umani si caricano il peso di se stessi appena dietro la faccia, le linee frastagliate del volto. Eccoci alla verifica dei copioni stilati in notti di stato in veglia, sonno cattivo; ecco che vengono erette impalcature, ci apprestiamo alla parata.



Io non ho mai creduto a nessuno.



So dove sei stato, so dove sei stata, non crediate che per l'assenza di parole adatte a sbattervi in faccia verità e budella e fiche aperte in gran segreto come bocche di bestie prive d'occhi, io non sia a conoscenza di ciò che tacete.



È ancora una sfera d'oro che si fa evanescente, la bella poesia che vi spezza le ginocchia: per ciò che posso mi scaglio contro di essa; nella regione d'aria che mi è concessa non smetto di giudicare voi e me e le sagome in nero, bidimensionali.



Senza dire una sola parola dei vostri baci, di ciò che credete sia avvenuto in mia assenza. Appena dietro le mie spalle figure semitrasparenti tramano, disposte come una cricca caritatevole, chine per farsi animali di omicidio, accoltellatori.

postato da: lucowski alle ore aprile 06, 2007 19:35 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 02 aprile 2007

Quando ti distrai l'infanzia ti salta addosso in maniere che nessuna psicanalisi potrà mai spiegare davvero.
Eccoti, ottenne, sai cosa è successo, ma non lo sapresti raccontare.
Gli altri ragazzini hanno saputo per anni quello che tu volevi disperatamente conoscere. Non arriva un risarcimento, con queste ore così buie sventatamente sottratte al sonno. Sapere adesso che quello che volevi conoscere allora era mistificazione non risarcisce il bambino che eri.
Che fregatura, non trovate? Per di più con la scrittura lirica così vicina, e non toccata.

postato da: lucowski alle ore aprile 02, 2007 14:58 | Permalink | commenti (1)
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