Al di là del vetro e nel mondo
linee inclinate compongono tetti,
reticoli di traiettorie, ossa, figure umane.
gli attimi succedono ad attimi identici, in qualche modo,
consumandoci grazia ed incanto
carni su carni di fame
gettano corpi su corpi di sconfitta
hai avuto paura troppo a lungo
ed un uomo che chiede i tuoi occhi
non ha idea di quale istanza stia compiendo.
al di là del vetro e fuori di qui
labbra scuciono labbra e gli esseri,
gli esseri occupano posizioni fisiche nello spazio
che raccontano storie opposte
alle storie dei loro racconti:
hai speso tutta la tua innocenza
cercando disperatamente di farti scopare dall'uomo sbagliato
ed all'uomo che ti toglie i vestiti
temi di rifilare mele marcescenti
ed uvetta di mille anni fa
e polvere umida che il vento non solleva
al centro di tutta la faccenda
l'uomo pacatamente separato da ogni altro uomo
cerca di intingere le dita in ciò che non conosce
per strappare all'abbacinamento della sua presenza in vita
parole che significhino qualcosa
l'ultima convulsione del gatto macellato
l'immagine repentina e fuggevole di amanti mai avuti
stampata dietro gli occhi della donna
proprio un attimo prima che l'uomo schizzi
la stiva di una nave ricolma di uova cancerose
la stiva di una nave ricolma di uova cancerose
la stiva di una nave...
la memoria è ricettacolo
il giorno è una caccia
la memoria è ricettacolo
la notte è un carniere
hai paura perché di nuovo non ne sai niente
succedono molte cose
e ti ritrovi a cosce larghe
non doveva essere questo il tuo amore
e non doveva frignare come un bimbo
i prossimi uomini ti suggerisco di guardarli da vicino
solo per il tempo strettamente necessario
per non ripetere al buio
pacatamente separata dalle linee inclinate che fuori fanno il mondo
ciò che accade nella stiva della nave
ricolma di uova cancerose
sentendoti tu stessa
ricolma di uova cancerose
ma per la dizione il tempo è sempre troppo breve, già mi si chiude la gola, mentre cani si infilano il muso tra le gambe e nel culo, incuranti della tua gioia semplice nel sorridere e soppesare l'idea di farti prendere per un po' tra le braccia di quel tizio imbronciato che è tutta la sera che guarda nella tua direzione.