martedì, 30 gennaio 2007

(azione reiterata)
escluso dal numero delle cose felici
incantarsi li vedrai tutti
in cose minuscole che non capisci
da sempre io sono di altra genia
senza che in verità io discenda da nessuno
escluso dal novero delle possibilità di luce
le imposture di dita, occhi, nuca, capelli, interi esseri umani
saranno sempre troppo grandi per me
fuori dalla finale dei mondiali di calcio
estraneo alla grazia del guardare

intradotto, per sempre. e proprio perchè la mia sembra identicamente la vostra lingua. diremo il suono e lo diremo ed avrete impressione che io lo abbia detto con voi e come il vostro. così mi beffate, così perdo, così mi confesso e mi inginocchio e non resisto, nell'intimo, alla preghiera- vecchi francesi morti si avvicendano alla soglia della camera in cui devo dormire, a dire dell'appartenenza a razze inferiori, canti nel supplizio, a dire a dire con suoni di parola umana (parrebbe) che anche a me sembrano parole. vecchi francesi, tra cui c'è sempre quello che dice di come sia concesso tutto, nell'intimo. le dita mosse con lentezza. potrò morire, vi prego, sapendo che la mia voce ha avuto precedenti, orecchie possibili, ascolto?- la preghiera la preghiera la preghiera: nessuno disimpara il vizio, solo ci si trattiene dall'esecuzione e della privazione si fa abitudine. come fai tu con la mancanza di quel vecchio eterno amore.

il suicidio è un'estensione del pensiero logico, mica istinto. non ci salvate. salvateci. io.

io vorrei che tu lo sentissi il mio corpo urlante, ma non si sente mai. nel cuore della città, nel cuore della città, nel cuore. (della città). per noi sempre avrà asilo una bestia urlante che mangia a maledice e punta il cazzo e non penetra. che inganno l'esigenza che nutriamo di carezze, codici, comprensione! suoni di suoni dove il suono è negato. figli che rientrano e madri che non dormono, tutti i corpi lo sanno, tutti i corpi lo sanno tutti i corpi gridano che nessuno ha amato mai. il cristo che gode della croce. e della ferita. ma quanto conosciamo bene questa storia. tutti i corpi, da tutti i corpi, in tutti i corpi: tu non sei stato amato mai. perchè sei fuori dal numero delle cose felici, escluso dalle visioni d'incanto, forte nel diniego, nell'intimo preghi. la sostanza delle cose, che altro. una scimmia di coazione è colui che prega la sostanza. come vestire un cadavere, scoparsi una fotografia. io.

ci sono e non ci sono. sono l'occhio con un tic. ma non posso essere conteggiato: durasse pure anni, la mia felicità sarà sempre sospensione. incantato e non incantevole, sessuale e non erotico, vivente e non convinto di stare davvero nelle schiere di chi è vivo: chissà che non si possa ottenere una condanna al giudizio universale, in caso di un impegno continuato vita natural durante. chissà che non si possa porre l'inesistente come in carne santificata si batte la morte di polistirolo con quelle scopate che sempre mi chiedo se voi conoscete, lucowski parla sempre di pucchiacca. ma lucowski è fuori dal numero degli invitati ed ai supplizi cantava. estraneo alla grazia del guardare, o forse solo convinto di non essere visto. tutta la mia vita è registrata, sono in fase di montaggio, ma è tutta in soggettiva. il tizio in azione non si vede mai. mi ricordo un mondo intero inquadrato e non mi ricordo nessuno ad inquadrare. io.

nella casa ci sono rumori che mi terrorizzano fino ad abbacinarmi. altro grosso problema della mia percezione è la forma archetipa che le riconosco, lo stampo in cui tutto colloco, la mia matrice: il coniglio che non scappa e guarda i fari dell'auto che lo sta per destrutturare interamente. avreste potuto farmelo tutti i giorni della mia vita e potreste farmelo anche adesso, non vi meravigliate che io vi sembri atterrito o più felice di voi: insomma, considerate la mia semenza, abbiate in conto questa cazzo di matrice. ho cose che a voi mancano (come tutti credete di voi stessi, di avere cose che mancano ad ogni "a voi"). la felicità in quanto sospensione, incanto e vedere incantarsi tutti, essendo da sempre di un altra genia. io.

certo che vivrei se tu andassi via. ma mi costa meno, ne esco, mi è possibile piuttosto vedermi morto. so che non morirei, perchè si sa che non si muore meglio di quanto si sappia mai che si muore per forza, diocristo. ma davvero, preferirei morire. e so che non morerei. si cade, a volte, in queste sequenze di parole che andrebbero riscritte all'infinito. ma io sono intradotto e non mi salverò adesso. io,

quello che io penso di te e non riesco a dire, amore, pare lo abbia pensato praticamente chiunque sia nel numero delle cose felici, tutte quelle enumerazioni di possibilità di luce che ti senti sul palato quando mi guardi sapendo che io non ne contengo...pare loro lo sappiano.

eppure io non mi fido.

prendi la mia, che essi non esistano, se possibile. cazzo, essi sono l'inferno di sartre. io no.
postato da: lucowski alle ore gennaio 30, 2007 23:18 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 30 gennaio 2007
(sono sempre stato colui che pronuncia cose ingiuste)
nella non presenza esiste una sorta di ottusa serenità
e va bene non capire ed è giusto non saperne niente
qui sotto il rumore del vento è una dannata tortura
come il sangue che si apre di sylvia plath
il nero del tulipano di bukowski
le mie unghie ormai spezzate nel cemento
guardandomi i polpastrelli che nemmeno fanno ormai male
soltanto formicolano, ad eterna memoria,
per i prossimi dannati cinque minuti


e so che ti stendi, adesso,
dove io non c'entro e non ne va di me
dove io non tocco e non posso ferire
so che chiudi gli occhi esausti
come insetti che si disseccano al sole
e prego tu smetta il lavorio pesante
cui ti costringe il mero atto del mio guardarti
spero davvero nel tuo riposo
nelle ossa che si riposizionano nel tuo sonno
nel tuo corpo che prende spazio al nero
e nemmeno ti fa più male, adesso,
soltanto formicola, ad eterna memoria,
per i prossimi dannati cinque minuti.
postato da: lucowski alle ore gennaio 30, 2007 22:59 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 30 gennaio 2007
non è sana la mente
di chi deve confrontarsi
ogni cazzo di volta che gli tocca
infilarsi dentro i propri indumenti
con le riflessioni circa la deperibilità dei tessuti di cui sono fatti;


a ciò deve seguire
non se n'esce
che egli pensi a come le sue ossa
e la sua carne
ed i suoi centri direzionali
le stelle nella sua testa
piene di scoppiettii elettrici
per pensare e filosofeggiare
e costruire dio o demolire il sistema solare e galassie intere e corpi di creature perfette immaginate soltanto e


tutto quanto egli fisicamente è
tutto quanto egli di sè possa concepire come materiale
è meno resistente dei tessuti di cui sono fatti i dannati vestiti che indossa.
creature di questo tipo
come siamo ridotti ad essere
non ci resta sul serio altro da fare che chiedere asilo ad altri corpi
o mendicare di essere oggetto e spazio di una penetrazione
esponendoci a rischi non calcolati
rischi non calcolabili
come la fine della speranza
e la nostra stessa fine in quanto bambini
questo cazzo di rifiuto in cui tutti i cuori si chiudono
le mani amate più e meglio delle altre mani ci spingono via
finiamo come bestie sotto le automobili
dittatori destituiti, mosche con un'ala strappata


pazzi come il pazzo di orwell,
nel nostro contesto così limitato e meschino,
privi della codificazione di tutte le cose che i nostri cosiddetti simili condividono,
minoranze di una persona sola.
postato da: lucowski alle ore gennaio 30, 2007 22:23 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 27 gennaio 2007
in tutto il tempo in cui sorridiamo-destrutturazione-scricchiola ciò che sta per rompersi. ci siamo industriati a che il crollo ci prenda di sorpresa, da bravi.
postato da: lucowski alle ore gennaio 27, 2007 19:54 | Permalink | commenti (12)
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mercoledì, 24 gennaio 2007
dal mio buco
sento gli esseri dormire avidamente
le schiene voltate a chiunque
coltellate indecifrabili a scuotere e rasserenare
differenti stati di incoscienza


dal mio buco
so che molto manca
per avere qualcosa oltre la propria brama
di quella cosa stessa
in una maggioranza di casi talmente ampia
che nelle rare occasioni in cui questo non avviene
nemmeno te ne accorgi


perdita del bagliore
come in un ghigno da barista
postato da: lucowski alle ore gennaio 24, 2007 23:57 | Permalink | commenti (8)
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mercoledì, 24 gennaio 2007
ma noi lo sapevamo tutti
che la ragazza se lo sarebbe portato
dove non avrebbe mai portato noi
lo sapevamo e ce ne stavamo zitti
volevamo tutti ardentemente
che tutti gli altri credessero
che la ragazza ci avrebbe portato
dove non avrebbe mai portato loro
postato da: lucowski alle ore gennaio 24, 2007 23:49 | Permalink | commenti
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mercoledì, 24 gennaio 2007


il dolore di questo spazio è condiviso eppure privato al punto da non poter nemmeno pensare di farne parola. i corpi, ancora i corpi, staccano con coraggio le braccia dai tronchi e si gettano senza neanche sperarci davvero in miserevoli slanci di audacia. può il coraggio essere moto d'accatto? io mi chiedo se potrebbe essere qualche altra cosa.
postato da: lucowski alle ore gennaio 24, 2007 23:46 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 24 gennaio 2007
(AMARE LA MUSA)
 





Il giorno si leva e cresce, ricade sulla città
Abbiamo attraversato la notte senza sollievo
Sento gli autobus e il brusio sottile
Degli scambi sociali. Accedo alla presenza.


Oggi avrà luogo. La superficie invisibile
Che delimita nell'aria i nostri esseri di sofferenza
Si forma e si indurisce a una velocità terribile:
Eppure il corpo, sì il corpo, è un'appartenenza.


Abbiamo attraversato stanchezze e desideri
Senza ritrovare il gusto dei sogni dell'infanzia
Non c'è più granché nei nostri sorrisi
Siamo prigionieri della nostra trasparenza.



Michel Houellebecq
postato da: lucowski alle ore gennaio 24, 2007 10:47 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 20 gennaio 2007
come si fa a svegliarsi, se non si sta dormendo?
postato da: lucowski alle ore gennaio 20, 2007 16:50 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 20 gennaio 2007
strano come alle volte ci si distacchi dall'essere distaccati.
postato da: lucowski alle ore gennaio 20, 2007 16:44 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 19 gennaio 2007
cenerentola è diventata ricca per aver scopato con un uomo potente.



-
eternitamancate, o della pura sapienza.
postato da: lucowski alle ore gennaio 19, 2007 15:50 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 19 gennaio 2007
http://inc.splinder.com

considerate che questo demente cita wilde come incipit di post che attaccano i gay, poteva non essere tra i miei link?

(avete un martello che vi avanza?)
postato da: lucowski alle ore gennaio 19, 2007 02:05 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 19 gennaio 2007
nutro da sempre eccessiva fascinazione per i film ed i libri in cui un personaggio solo comprende cosa sia reale e cosa no, un personaggio solo dice la verità mentre tutti aderiscono, inconsapevoli, alla finzione che credono vera. l'ordito della realtà, la società, l'economia, l'informazione, la comunicazione sono mistificazioni. per dirla in metafora, le stelle sono di cartone.

se dark city non era un modo per avvisarmi, sono finito un guaio mentale e, dice king:



quando una persona fantasiosa finisce in un guaio mentale, la linea di demarcazione tra sembrare ed essere ha la peculiare tendenza a sparire.
postato da: lucowski alle ore gennaio 19, 2007 01:07 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 18 gennaio 2007
io sono sempre stato troppo nudo, è in uso tra i giovinastri l'espressione "essere senza pelle". lo dicono tutti. come sempre non sanno di che cazzo stanno parlando. io sono senza pelle, da sempre. sono stato un bambino, un tempo. mi sono impegnato a fondo in tutti gli ambiti in cui mi si indicava la salvezza, per risultare adesso nella mia età adulta non salvato. troppa vergogna per ripercorrere gli eventi minimi del mio sfacelo progressivo. giorno per giorno ho perso i pezzi della mia speranza, che un tempo si stagliava candida e incorrotta al centro esatto del mio essere, per quello che ero disposto ad ammettere. in realtà anche allora avevo altri livelli di coscienza di cui non ero disposto a riconoscere l'esistenza, quel grumo nero in cui le esperienze si assommano e pulsano di infezione e non di vita, è sempre stato. un gradino sotto l'essere che ammettevo ha sempre vissuto la consapeolezza che il mio corpo è destinato a finire, che i più puri slanci della mia mente non sono nulla se non ne lascio traccia scritta. i salti mortali, le capriole, le fiammate, le cascate di luce abbagliante che possiedo e divento nel vorticare furioso di certi miei stati di pensiero sono forse segno di qualcosa di cui non mi è dato partecipare fino in fondo, ma non posso puntare un soldo bucato sulla loro effettiva persistenza. quello che scrivo si salva nel tuo occhio, in te che mi leggi. ed anche le tue ossa saranno infine polverizzate, anche il grido che tu hai dentro non appartiene a longevità maggiori di quelle del flusso del tuo sangue.







come bestie
che di bestie simili a loro
riconoscono il sembiate ed il latrato
ci incontriamo
ancora in vita
tre corpi muti di separazione
nello spazio concesso
che si toccano casualmente salendo le scale
la verità è che fin dall'infanzia
quegli altri animali
le bestie ridenti
ci hanno scacciati e posti all'angolo
per loro sentiamo ripugnanza e malcelata compassione
ma essi hanno messo noi al margine
non il contrario
postato da: lucowski alle ore gennaio 18, 2007 02:02 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
la parola che in un attimo procede fino alle dita, noi non sappiamo da dove venga. uomo e donna in stanza chiusa, la stessa stanza, separati come galassie separate da altre galassie. solo così infinitamente più piccoli, non percepiti. ed un parola arriva in un attimo di impreparazione fino alle dita dell'uomo, la donna non ne sa nulla, non gliene può importare, allo stato attuale di separazione. quanto potrebbe far male dire qualcosa, in questi frangenti in cui siamo come immersi nella prenascita, nella premorte. quanto poco possiamo, quanto bene sappiamo il poco che possiamo.

inerte tutto quanto tranne un minuscolo rumore gutturale che si espande nella gola della donna e questa parola che scivola e cade fuori dalle dita, e questa parola, questa parola, l'idea che sia possibile farne seguire un'altra...

la donna deglutisce, adesso, il corpo dell'uomo non si arrende, ma a chiunque lo osservi appare freddo.

al capolinea è: smettere di respirare.

adesso è: isolamento.

galassie di distanza, universi interi di separazione. quanto poco possiamo, quanto bene sappiamo ciò che non possiamo.

istanza fusionale e principio d'indeterminazione, estensione indebita dei campi di applicazione di entrambe: stimolo all'azione nove su dieci, nove su dieci, nove su dieci...soddisfazione narcisistica. al centro della faccenda è il sangue che schizza fuori dal cuore per tenere in vita questo groviglio di tessuti armonici e funzionanti? al centro della faccenda è il sangue che schizza fuori dal cuore per tenere eretto questo cazzo postulante, questo cazzo ghignante, fremente, che palpita e si muove in preghiera, fallisce?

la parola percorre irrisolta lo spazio, se pronunciata.

non di meno, essa può recidere il legame. segue schizzo di sangue.

uomo e donna in stanza chiusa, la stessa stanza. la parola è galassia?

è forse separazione?
postato da: lucowski alle ore gennaio 17, 2007 17:11 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
il corpo non toccato osserva e sorride
per donare
non per esprimere


guardo la curva della tua gioia
iniziare a discendere
sospetto l'esito
verifico l'esito



consapevolezza dell'estraneità
in un respiro solo
ragni del pensiero
strappano le tende
non filtra luce da fuori a dentro



il corpo
il corpo non toccato
osserva e sorride
postato da: lucowski alle ore gennaio 17, 2007 16:54 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.
postato da: lucowski alle ore gennaio 17, 2007 01:15 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 15 gennaio 2007
abuso in continuazione della fiducia di tutti
e sono così bravo a sembrare bravo
certe volte io mi sento così raffinato
ohcosì raffinato
ascoltando jazz
leccando piano piano piano
converso in rima
e scendo in fondo in fondo con lo sguardo
scendo fino a dove le radici degli alberi
si attaccano e tirano fuori dalla terra la vita che possono
abuso dei miei occhi
e del tempo in cui li tengo dentro gli occhi della gente
che poi non è vero
gli occhi restano dentro se stessi sempre
e sempre e tu guardi me che guardo che
oh
in continuazione abuso della fiducia
e la fiducia torna
postato da: lucowski alle ore gennaio 15, 2007 21:19 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 12 gennaio 2007
sono sempre stato troppo nudo
lettera e carne
cazzo e parola


il chiasmo consola
-dissi alla ragazza\congegno-
e lei rimase


io sono sempre stato troppo nudo
eppure la ragazza è ancora qui
come anche il congegno
come è anche un congegno
mentre a tutti voi può capitare
di voltarvi nella mia direzione
e vedere pelle e vestiti
là dove sono i miei organi interni
a fare la guerra con l'atmosfera
e lei non va via, ci credereste?
postato da: lucowski alle ore gennaio 12, 2007 18:59 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 08 gennaio 2007
quella cintura che sapevi per certo che non avresti mai dato a nessuno, lei la porta come se fosse sua da sempre.
postato da: lucowski alle ore gennaio 08, 2007 19:42 | Permalink | commenti (2)
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