domenica, 19 novembre 2006
e farai finta di non capire come io fingerò di non crederci più

che la visione è veritiera e quel tizio e quell’altro ti hanno strappato gli occhi

e se li tengono in tasca e cazzi e cazzi e cervelli agghindati confetto rosso

meraviglia di condizionamenti

sorridi finchè non t’accorgi che stai ridendo

che relativamente sei stata sincera

in sogno mi hai ucciso

e ti ho consolato al risveglio

con la certezza di entrambi celata

la certezza che il sogno ed il prodotto di elissi di reale, lettere di gelosia d’amante,

pressione intraoculare, sanguinamento interno per la tua sparizione, taciturna intesa simulata e (…)

il sogno sono io, chi ti può far mentire scopre il vero



lo so da solo che ciò che scrivo è di infima qualità

ma farò finta di non capire come tu fingerai di dire

e sarà vero, invece, il guanto di pelle sul cui nome l’accordo è chiamarla mano che respinge e la pupilla che scarta verso il vero (inclinazione a sinistra della testa infuocata) (lucowski parla sempre di pucchiacca):





Se lo faccio e non lo faccio d’istinto è peggio che se non lo facessi affatto. La testa la testa la testa la testa. Sul pavimento. Non la calpestare. Se la schivi e d’istinto la calpesteresti…questo è un altro discorso. Fondamentalmente la questione inerisce il mio stato di feto congelato, un feto non è un essere umano: so cose di te che tu sai io conosco: ssshhhhhh: solo da soli la spietatezza è possibile, nella disperazione risiede la verità come un corvo becchetta del cadavere ed adocchia il vivo, niente di più: amica mia, ti amo. Fatti abbracciare. Il tuo cuore il tuo cuore il tuo cuore sulle punte delle dita nascoste sotto il tavolo di fierezza e libagione (non uso le parole a caso, io: la testa la testa la testa), vorrei parlarti per qualche anno e concederti quell’incanto che conosco ma mai nella vita (la mia testa la mia testa la mia testa) ho rintracciato in persistenza con una qualche possibilità di preavviso: se dovessi riflettere sulla cosa e poi trovarti qui (amore) (ti inventeranno rettilea))(la mia testa) (la tua fica) saresti dolce e buona ma se non ne hai sentito il bisogno irrinunciabile...questa è un’altra questione.

E poi non solo il cazzo di Manuel Agnelli è inutile.

È inutile tutta la quanta la sua dannata persona. Come me e chi taci. Come un io che immagini.

Sono consapevole fino all’eccesso ed al sanguinamento che non smetterò mai definitivamente di essere infantile:



più che altro mi distrugge la certezza che non saprò mai se lo voglio.
postato da: lucowski alle ore novembre 19, 2006 18:10 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 15 novembre 2006
temo il dettaglio del primo gesto

che fa piegare il collo delle ragazze

in offerta al vampiro

quando ancora esse non hanno idea che esista il pudore di ritrarsi

temo gli umori vaginali delle suore e la preghiera incorrotta come un gemito delle troie e dei dittatori

vi temo tutti e temo me stesso quando accarezzo i pugnali

segnalo la mia morte non avvenuta a chiunque mi abbia mai amato

mi immagino travolto dai motoscafi e trafitto da attrezzi da lavoro abbandonati

sono davvero terrorizzato dalla sessualità di andy worhol

e dalla tua lingua che passa incodificabile sulle labbra

dall’incontrollato umettarsi, dalle inclinazioni suicide che sfumano in dolcezza

e dalla mia fiducia nella razza umana:

io temo i cazzi che le donne non possono evitare

e l’assenza d’istinto che ci coglie nel bel mezzo di urlo e pianto

come il tempo trascorso in impertinente negazione

adorando idee

cuori disegnati

rivoluzioni, slanci, donne stuprate…



un giorno io e te ci conosceremo, umanità dalle carni infette,

chiunque tu sia

ci conosceremo in un attimo di bagliore da bestia abbacinata

e quando le mie labbra e la tua grazia

scintilleranno in un raggio obliquo di sole,

la menzogna celata senza reale intenzione

agirà come cellula infetta

vera quanto un tramonto che acceca

e l’inesistenza del sistema solare.
postato da: lucowski alle ore novembre 15, 2006 09:20 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 14 novembre 2006
ancelle in nero per un giorno, vi amo da quando sono piccolo.



I
fell in love again

all things go, all things go

drove to Chicago

all things know, all things know

we sold our clothes to the state

I don't mind, I don't mind

I made a lot of mistakes

in my mind, in my mind



you came to take us

all things go, all things go

to recreate us

all things grow, all things grow

we had our mindset

all things know, all things know

you had to find it

all things go, all things go



I drove to New York

in the van, with my friend

we slept in parking lots

I don't mind, I don't mind

I was in love with the place

in my mind, in my mind

I made a lot of mistakes

in my mind, in my mind



you came to take us

all things go, all things go

to recreate us

all things grow, all things grow

we had our mindset

all things know, all things know

you had to find it

all things go, all things go



if I was crying

in the van, with my friend

it was for freedom

from myself and from the land

I made a lot of mistakes

I made a lot of mistakes

I made a lot of mistakes

I made a lot of mistakes



you came to take us

all things go, all things go

to recreate us

all things grow, all things grow

we had our mindset

all things know, all things know

you had to find it

all things go, all things go



you came to take us

all things go, all things go

to recreate us

all things grow, all things grow

we had our mindset

(I made a lot of mistakes)

all things know, all things know

(I made a lot of mistakes)

you had to find it

(I made a lot of mistakes)

all things go, all things go

(I made a lot of mistakes)
postato da: lucowski alle ore novembre 14, 2006 22:45 | Permalink | commenti
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venerdì, 10 novembre 2006

l'assunto itinerante rivela il marcio del giardino cerebrale (ogni volta che il carretto delle mie illumazioni mi percorre la testa fra urla da filosofo-banditore e campanelli d'argento e grazie geometrica e ticchettìo): debosciato e sessuale, inerte di sanguinamento interno veloce al punto da sembrare stasi, questo sono, non una creautura erotica. il nero degli occhi ha fatto paura a molte bambine grandi (di quella paura che apre le gambe, che inumidisce in rosa), ma è solo perchè ci vedevano dentro riflesse loro stesse. in attesa di. allora erano tutte bagnate.




bah, per quel che mi riguarda, sono infiorescenza di carne. o subito o niente (a meno che mi si scrosti di dosso il marciume. so io chi è in grado, pregasi dileguarsi. tutti gli altri: una rosa è una rosa è una rosa è una rosa è una rosa e una rosa è una rosa: più veloce di come lo hai letto, idiota!)




(intendevo dire




ancora più veloce)




(ma ne saprete sempre troppo poco)

postato da: lucowski alle ore novembre 10, 2006 13:19 | Permalink | commenti
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venerdì, 10 novembre 2006

remissione, redenzione.


una rosa è una rosa è una rosa


portate le mogli.


e i bambini.

postato da: lucowski alle ore novembre 10, 2006 13:08 | Permalink | commenti
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domenica, 05 novembre 2006
L’anelito d’incostanza si fa salvezza e magazzino.

Abbiamo coscienza delle ferite inferte alla sostanza di sensibilità identiche alle nostre. Oppure siete esseri dissimili e sono sempre stato da solo come temevo. Qualcuno ha gridato strappandomi dall’interno le pareti dello stomaco, è vero. Ma al secondo urlo ho saputo tenermi freddo. Quando hai gridato ancora, non avrei sanguinato nemmeno se lo avessi voluto. Si mente una volta, da bambini, e si è dannati per sempre. Consequenziale giunge l’approdo che cancella le luci negli occhi di chiunque: i dannati sanno amare più di quanto sappiano che sono capaci di amore. L’amore cambia la sostanza delle cose: la più onesta delle vergini contiene nell’umidore della fica la realtà del tradimento. Abbiamo perso e siamo corrotti. L’anelito all’incostanza e la margherita strappata segnano il limite: io so strappare uno stelo, so scarificare una vagina, so stuprare tutto ciò che abbia l’ardire del respiro.

L’anelito dell’incostanza come l’ineluttabile armonica capriola all’indietro di un corpo fasciato di rosso in uno spazio nero: so immaginare.

Al tuo secondo urlo ho perso consapevolmente contatto, sono rimasto per i cazzi miei mentre infilavate carne di bimbo nei forni. I santi di tutte le religioni astrusamente trucidati: salvezza e magazzino.
postato da: lucowski alle ore novembre 05, 2006 16:18 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 05 novembre 2006
Sono ormai anni che non conosco più alcuna verità. Mettiamo che la cosa possa definirsi in termini di luce e buio, tenendoci, come pretesto ed ipotesi di lavoro, che la verità sia luminosa, oltre che illuminante (che sia agghiacciante, che annichilisca, che uccida, che porterà ognuno di noi ad adescare e scoparsi il proprio doppio confezionato nel deliquio, chi lo può negare?). Considerate adesso la mia coscienza ed la conformazione che assume per cercare di avere potenzialità ancora aperte di movimento e salvezza, come essa tenti di aderire ed aderisca in effetti nella sua totalità a ciò che prova ad inglobare…le direzioni, capite, mi vengono indicate soltanto da nebulosissimi agglomerati di folgorazione imminente, riflessi di candele accesse, luminescenze diradate…ed io mi ci scaglio dentro deliberatamente e con tutta la forza che possiedo. Io non sono una cosa piccola. Non sono il mollusco che credo, fidatevi. Estensioni enormi e dilaniamento sono per me all’ordine del giorno. Provo a parlarne, con tutti voi. Ma ho solo la mia voce e solo le vostre orecchie. La prima è debole. Le seconde inadeguate.
postato da: lucowski alle ore novembre 05, 2006 16:03 | Permalink | commenti
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domenica, 05 novembre 2006
http://scrittomisto.it/riassemblare-un-passero-morto
postato da: lucowski alle ore novembre 05, 2006 11:31 | Permalink | commenti
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giovedì, 02 novembre 2006

rintanato in un cantuccio di acquiescenza

finirò gambe per aria

banchetterete, stronzi, sul mio cadavere



levo in alto la mia carne

perché da troppo tempo

ho problemi enormi

anche solo a pensare

“anima”

-te lo prenderai nel culo-

mi dico

appena sveglio

-per non essere morto nell’orgasmo



tutte le parole che conosco

mi attraversano la calotta cranica

come uno sciame di fulmini

starò zitto.

2

in moti di dabbenaggine

e passi fuori controllo

su strade fin troppo conosciute

le figure umane che sappiamo di essere

le composizioni consapevoli con cui ci presentiamo nel mondo

all’aria

alla luce

alla sostanza degli sguardi che ci sostano addosso

abbozzano il controllo e l’univocità



gli uomini sono l’oceano del mio malessere, la bestia che mi squarcia dall’interno

i cittadini, i campagnoli, le mutazioni genetiche

tutti quanti fanno scempio del mio ventre

ed io sorrido

3

la colpa alla colpa (citazione di citazione di citazione)

e con braccia cadenti come giunchi ammorbiditi da silenzi inenarrabili

non smetto di dare corpo

nella voce che mi squarcia le guance dall’interno

a tutte le domande, inevitabilmente,

proprio a tutte le domande

di cui so già le risposte

da sempre

dal giorno della mia nascita

so quelle cazzo di risposte

da prima ancora di conoscere l’alfabeto

ed è uno spasso dare la colpa alla colpa

come fare la citazione di una citazione di una citazione

avere un corpo essendo un corpo

e non avere idea

assolutamente nessuna cazzo di idea

di come posizionare le proprie braccia nello spazio

postato da: lucowski alle ore novembre 02, 2006 18:18 | Permalink | commenti (4)
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