giovedì, 31 agosto 2006
la capacita di misurare e suddivedere il tempo ci offre una quasi inesauribile fonte di consolazione.



                       
RICHARD YATES, REVOLUTIONARY ROAD- incipit della terza parte
postato da: lucowski alle ore agosto 31, 2006 21:47 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 27 agosto 2006

LETTERA DI PRESENTAZIONE DI LUCOWSKI ALLA CONIGLIO EDITORE


 


Mi chiamo Luca *******, il mio numero di telefono è ********, la mia mail è lucowski@gmail.com.

Il motivo per cui vi chiedo di pubblicarmi è che scriverò comunque per tutta la vita, a questa attività saranno sempre rivolte le mie migliori energie e le accelerazioni dei miei muscoli cardiaci e, vedete, se non pubblicassi mai nulla finirei per essere costantemente depresso, sarei distratto sul lavoro ed angustiante con chi mi vuole bene, correrei il rischio di diventare una presenza fastidiosa per quelli che mi circondano e, probabilmente, diventerei un pericolosissimo soggetto psicotico a causa della continua e reiterata frustrazione di quello che considero il mio maggior talento. Inoltre credo proprio di saperlo fare (scrivere, non diventare psicotico. Ma so fare anche quello. Mi paghereste, per quello?).

Voglio pubblicare dei libri per non attraversare le mie giornate con dentro un ronzio costante di insoddisfazione, eco del disagio di un’ansia comunicativa che sarebbe certamente resa come la visione di una lametta da barba nelle mie fantasie prima di addormentarmi. Sì, la vedo. Vedo la lametta. Poi inizierò a sentirmela lavorare negli organi interni, sapete come avviene nel dormiveglia… Se non mi pubblicate voi (e se non mi pubblica nessun altro) quella lametta inizierà a tagliuzzarmi, notte dopo notte, e la paura farà le mie gambe molli, sarò assorbito dal materasso, capite? Mi sentirò soffocare e non riuscirò a svegliarmi, la mia bocca saprà di rame, per via di tutta quella paura che continuerò ad accumulare senza poterla dare in pasto a quanta più gente possibile. Come anche il mio amore e tutte le altre manifestazioni del mio sentire dicibili in parole che sono delicate al punto da essere imbarazzanti, allora non le uso. Non in questa lettera.

Diosanto, mica posso farlo…

Io non vi conosco nemmeno!

Ah, naturalmente scrivo ad una casa editrice perché mi interessa moltissimo essere pagato per fare quello che più mi piace

postato da: lucowski alle ore agosto 27, 2006 16:54 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 25 agosto 2006
stamattina ero seduto ad un tavolino con la Musa di Antonio Moresco. idioti del cazzo, ve l'ho detto che Moresco mi ha offerto una pizza, una volta? ho la sua voce registrata in cassetta qui sul comodino, ed ero io a premere rec mentre il dispensatore di caos parlava, teste di cazzo. tanto voi nemmeno lo sapete, chi è Antonio Moresco. e per me nemmeno lo volete sapere. voglio dire non avreste quelle facce, se voleste saperlo davvero.

ero seduto al tavolo, maledetti microfallici che pippate cocaina nemmeno per l'effetto quanto per l'idea, e lei mi ha detto una cosa che mi ha spinto ad iniziare questo post. ma adesso che mi avete fatto decocentrare, per L'OBBLIGO CHE HO NEI CONFRONTI DELL'UNIVERSO AD INSULTARVI, mi sono dimenticato cos'era.

siete contenti?

poi la Musa dice che le mie fototessere assomigliano a quel cazzo di serial killer.

per forza.

è colpa vostra.
postato da: lucowski alle ore agosto 25, 2006 19:02 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 24 agosto 2006
sai quella cosa che dicono, che si uccide sempre la cosa che si ama. beh, funziona anche al contrario. e più ti avvicini alla verità, più sei solo. No, quest’ultima non è riportata correttamente. invece io contavo di ricordarla. e forse dovrei smetterla di chiacchierare con houellebecq e palahaniuk, che non mi pare siano in questa stanza. quella cosa della verità, comunque, dice houellebecq seduto sul mio letto mentre si accende un’altra sigaretta che sembra faccia fatica a sollevare fino alle labbra, finisce che non c’è nient’altro che conta. che senza niente vale niente. e poi spara sermoni. che non gli crederei, se avesse un tono da sermone. quasi scongiuro che sia un minimo sentenzioso e la smetta di essere così…porcaputtana, latore di eterno, chirurgico e lacerante rendiconto.

il disarmante stronzetto francese ha gli occhi slavati. se non mi trasmettesse tutta la sua stanchezza ad ogni respiro che sputa fuori, se io ce la facessi, penso che glielo darei un pugno in bocca.

ma per come mi ha ridotto anche questa volta, è già un miracolo che io riesca a spostarmi fin dove la sua voce non mi arriva.

e meno male che palahniuck ha altro da fare
postato da: lucowski alle ore agosto 24, 2006 11:19 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 20 agosto 2006
UN INUTILE ESERCIZIO DI STILE



Da tutte le parti la ragazza veniva raggiunta da schizzi di sperma,

interiora di animali squartati,

coriandoli rosa

e pezzi di vetro pressoché polverizzato



ancora una notte di sonno sessuale e tormentato

la fine che incombe

sul sogno

sull’elasticità dei tessuti

sulla perfezione irrisolta

delle serie televisive americane



questa fantasia di immagini colorate

è l’ostia che la sua carne porta al giorno

una perla di sudore

sopra il seno nudo scoperto

è la luce banale

il corollario dovuto

ad una visione insensata di corpo nudo,

la paratia umida di colei che si ridesta



da tutte le parti la ragazza si sveglia

ed alle ore diurne

rende se stessa

perché non può fare nient’altro.
postato da: lucowski alle ore agosto 20, 2006 12:46 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 19 agosto 2006
“Un essere speciale”-pensandolo sempre, ogni attimo che ti passa davanti, in cui passi, di cui non ti resta niente.

Umano privo d’accesso alla coscienza degli altri umani, senza la riprova che qualcosa di anche lontanamente vicino a quello che hai dentro abiti i corpi che ti si dispongono in parata attraverso il tempo, lo spazio, il sentire. Le percezioni urlano, la paura scintilla elettrica nelle tue ossa. E così cresci recluso, sempre recluso. Uniche creature ad averti in possibile comunanza sono tutti quegli scrittori, una tremenda adolescenza, un incanto di separazione da chi ti tocca, chi ti vede (se poi quelli davvero ti tocchino o ti vedano non lo capisci mai sul serio). Sei il tuo testimone e vuoi comparire negli atti, lasciare un segno. Loro chi sono, cosa hanno di te?

Ancora soltanto un’eggersiana pelle di serpente. Uno stracazzo di niente.

Scivolando, scivolando nel gorgo delle peggiori patologie psicotiche (usi, chi li possiede, tutti i dizionari), gli specchi, le vagine, le spalle delle donne, il seno: l’incostruito attimo della tua gloria futura rincorre l’angelo della tua vita, la forma di coniglio come quella del cane che insegue-aiutatemi, vi prego, sto morendo un secondo per volta come tutti voi, io non riesco a crederci- la fine di tutto questo.

Forse hai davvero troppa paura per risolvere in tuo vantaggio questa guerra e questa rivoluzione: non succederà niente nemmeno oggi? È per non afflosciarti sulle tue stesse membra sfibrate che temi di smettere l’attesa? Finisci per tirare giù le mutandine alle adolescenti, finisci per annuire a ciò che tu stesso pronunci, tremi e urli come una bestia col muso insanguinato: nessuna comunanza, che calino dai volti le maschere, che depongano sole e stelle: sono finti.

Eppure il tempo, come ti avevano detto, ti corrode la carne.

E così invecchi.

Recluso.

Per sempre recluso.
postato da: lucowski alle ore agosto 19, 2006 20:30 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 18 agosto 2006
di nuovo separato dal mondo da quella pellicola sottilissima

che pure non può essere lacerata

di nuovo a rinvenire intorno

nei moti degli umani

nelle trasmissioni di fotoni del televisore

e dentro le fughe di animali destinati a morire

le stesse tracce di un disegno più grande

le linee di schemi che

più che conosciuti

mi paiono ricordati

e di nuovo a dirmi di nuovo

che questa è illusione e questa è paranoia

questa non è vita vivente

seppure pare sia qualcosa

visto che ne ho percezione



la ragazza si ritrova tra i lunghi capelli rossi

un sottile treccia

dello stesso rosso

passandoci sopra le mani

potrebbe anche sorridere



credo lo faccia

lontana centinaia di chilometri
postato da: lucowski alle ore agosto 18, 2006 14:09 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 16 agosto 2006
e, anna, amica mia, se tu solo sapessi quanto forte potrei raccontarti tutto quello che mi è successo e che ho fatto succedere, tutto quello che mi hanno fatto diventare ed i modi in cui ho modellato letteralmente i contorni del mondo, tutto il casino e l’incanto che mi separa da quelle volte che mi gridavi vaffanculo strappandoti una striscia di ceretta dal braccio- te lo ricordi?-perché allora non ti sapevo rispondere quando mi chiedevi se io ti amavo. eri carina. e vigliacca. io non ero nemmeno carino, anche se conosco chi garantirebbe il contrario pur non avendomi visto in quei giorni.

ho fatto l’amore, anna, ho scopato. immaginatelo. è stato meglio. conta le volte che immagini. adesso moltiplica. un ciclone, anna, dio mio…essì che al tempo avrei dovuto farlo anche a te, ma questo non avrebbe risolto la nostra questione. non lo saprò mai io, se ti ho mai amata. eri la mia amica e volevo metterti l’uccello dentro, il resto non l’ho mai capito.

e ti ricordi quando uscimmo dal concerto, all’università, quella cazzo di festa. io stavo fottuto, eva, proprio la amavo, lei sì. ed il tuo ragazzo, il tuo ragazzo imitava il cantante e tu ridevi e lo pigliavi per il culo, il cantante. l’avresti mai detto che poi te lo saresti scopato, il cantante?



e lei, anna, lei dovresti vederla e magari la odieresti.

ma, anna, lei dovresti proprio vederla. dovresti vederci, quando squarciamo i vetri e le porte a vetri e le finestre e le pareti e voliamo via sopra tutto lo schifo ed il cemento e te, il ragazzo e quel cantante.

tutto quanto sempre più piccolo, frattale di un frattale di un frattale di un frattale.
postato da: lucowski alle ore agosto 16, 2006 23:13 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 06 agosto 2006
sono capace delle peggiori fantasie sessuali

se si tratta di immaginarti gridare su un altro maschio umano

una bestia

uno con cui ridere di me

ho un intero arsenale di possibilità espressive

dogma 95

pornolalia

accessori e varianti

una squadra di registi

un intero assortimento di contorsioni



certe volte penso che una lobotomia sarebbe d’aiuto
postato da: lucowski alle ore agosto 06, 2006 21:04 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 05 agosto 2006
ero un ragazzo quando scrissi questo. anni dopo è finito su una parete,  la migliore  parete del mondo.



esistono congegni da induzione d'incanto,  lumache e  piumoni d'ingresso a mondi paralleli da varcare

ancora

e ancora

e ancora



DONNA IN CAPPOTTO BIANCO



la donna in cappotto bianco

entrò in casa riflettendo

sulla natura essenzialmente infantile

dei maschi della sua specie

sulla natura inevitabilmente violenta

dei maschi della sua specie



i piedi del sottoscritto

pestavano la linea bianca

al centro della strada

mentre vagavo riflettendo

sulla natura essenzialmente masochista

delle femmine della mia specie

sulla natura inevitabilmente vendicativa

delle femmine della mia specie



e nessuno capì

niente

sacrificammo

come sempre

la comprensione

alla sanità mentale



la donna in cappotto bianco

non concesse niente al caso

e fu amabile

apparentemente

senza calcolo

mentre definirei studiato il modo in cui tutto si spense dentro di me.
postato da: lucowski alle ore agosto 05, 2006 16:30 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 03 agosto 2006
il corpo separato da tutto

si muove in stanze deserte

in cui solo di tanto in tanto

balenano altre presenze umane

che

per fortuna

abbandonano la scena molto in fretta

pesante ricade sulle ginocchia piegate

il corpo gravido di voglia di morte

e il tempo sfila complesso sulle pareti bianche

come un gioco di luce colorata mentre

qualche centimetro di grazia e segregazione

mi separa da ogni cosa
postato da: lucowski alle ore agosto 03, 2006 18:35 | Permalink | commenti
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