martedì, 25 aprile 2006
continuava a ripetere di essere una donna buffa, quando aveva la mente fredda. poi, senza preavviso, se ne dimenticava e procedeva per slanci. sotto i miei occhi stupefatti componeva se stessa in una creatura lirica, per automatismi. le sue movenze dirigevano il corso sempre più decisamente entro un ordito di linee curve, mano a mano che rientrava nel corpo, che diveniva presente.
ne ho discusso con una mia amica, appoggiato ad un termosifone, della presenza. (il dolore si insinua in queste battute, liquido, per ora. mi fa sostare, mi fa abusare delle virgole, mi manda in bestia). raramente si ha a che fare con persone presenti. capite, non è vero? ci fissiamo come lombrichi dotati di occhi e non ne sappiamo niente del fatto che stiamo mangiando terra o ci comportiamo come se non lo sapessimo. siamo esseri urbani, il che per la donna che diceva di essere buffa significava spesso una selezione di movimenti possibili solo entro linee rette. non che le sue mani non disegnassero archi, anche meravigliosi, mentre discuteva...non dico questo...curve, con la mia amata, ce n'erano sempre...soltanto capitava che in situazioni normali le sue curve erano sempre qualcosa di sovrapposto ad una struttura, tratti d'unione all'interno di uno scheletro di segmenti. un arco chiudeva un angolo, ti sorrideva. (ti sorrideva vuol dire che sorrideva a me. questo uso del tempo imperfetto è luttuoso di suo, fingete di non notarlo. è una tragedia...come ieri, sapete...quando era molto piccola sua nonna la portava nei campi e lei si ritrovava in mezzo ad una macchia bianca di margherite e la nonna faceva divenire neve le margherite. era un bimba costantemente affamata, voleva essere buona. ci è perfettamente riuscita, poi, da grande. ma naturalmente si sente sporca e monca, come tutti noi. è un essere umano fantastico, a causa di certi processi di rappresentazione del mondo necessari alla mia sopravvivenza cerebrale, a scadenza quasi fissa io la odierò oltremodo ancora per mesi e forse questa mio sporadico bisogno di colpirla, che comunque non si tradurrebbe mai in atto reale, mi lascerà una bolla nera di pece dentro la coscienza. questo odio per le cose migliori che mi siano successe significa il segno dell'ineluttabilità, come il neo che ho nell'occhio sinistro, in basso a sinistra. lei si fermava spesso a guardare i miei occhi. e restringendo quanto si voglia il campo semantico della parola, prendendo nota delle necessità narcisiste di ognuno e blaterando comunque si voglia, ancora mi ritrovo certo di poter dire che era amore. come la sensazione fisica migliore che io abbia mai conosciuto. la più urgente era scopare e venire, possibilmente insieme e poi di nuovo...la migliore, dicevo...la migliore, quella più piena di qualità è stata l'attesa del contatto tra le mie e le sue labbra prima di un bacio, quando quasi queste si toccavano, avveniva qualcosa tra le nostre bocche...capite che potrei facilmente scivolare giù giù fino a dire che avveniva qualcosa tra le nostre anime...se siete di quelli che alla parola anima danno senso, allora per voi sto dicendo proprio questo....si è parlato, tra me e lei, di scintille...ma stavamo dicendo della nonna e dei campi di margherite bianche che divenivano di neve come niente, quella bimba che si sdraiava sopra, la vedete, quella che si straia, è lei...il mio amore...eggià...so che è adorabile, non sprecatevi in complimenti, mi ha involontariamente piantato un palo in petto e se n'è andata...la bimba è lei ed ora si preoccupa che le magherite siano schiacciate e si sente in colpa. illustra il problema alla nonna. il sorriso della nonna, passato per la sua narrazione al mio universo di affetti ed ora tormentato nella necrosi come il resto dei miei migliori intenti, la rassicura prima delle spiegazioni che ad una bimba sono dovute, specialmente quando le preme la sorte di un qualche fiore di campo. derive romantiche, mi comprenderete...del resto, sono capace di fare di peggio, sono capace di credere nel matrimonio e nella procreazione umana. ho quasi sperato fosse incinta, una volta...la nonna (ricordate, porta il suo stesso nome) le spiega che con calma, dopo che sono state schiacciate (mi viena da aggiungere: "soprattutto dalle bimbe buone come te...") si rialzano da sole, tornano dritte. così sappiamo di questa bimba stupenda. non so voi, ma io rimango affascinato dall'idea dell'accordo tra le margherite che armoniosamente si spostano e tornano dritte piano piano...dolci, cantano, le margherite...sono incurabilmente assuefatto alla dolcezza. lo so. me ne vado in giro con la pretesa di conoscere le carni squarciate e mi inabisso in una fantasia di fiorellini animati, abbiate pietà dell'anima mia...sempre se siete tra quelli di cui sopra, per quello che riguarda la faccenda dell'anima...le magherite, le ho viste ieri. mi sono infilato in macchina senza cognizione di causa ed ho preso la strada per il primo posto deserto che mi è venuto in mente. montagne, alberi, fantasie paranoiche proettate oltre il parabrezza. poi, alla mia sinistra, questo bianco in campo verde. macchie fitte di margherite, come un lampo nel mio campo visivo. in un brevissimo lasso di tempo tutto quello che ho scritto qua sopra e molto altro mi ha invaso la mente, paralizzandomi. ho quindi disteso le labbra in un sorriso pieno. l'espressione mi si è congelata in faccia in un rictus di puro terrore. sapete, l'abbandono. sapete, è andata via. quando mi si sono gelati i tratti del viso avevo già detto il suo nome ad alta voce, da solo nell'abitacolo, con tono di autentico giubilo, indicandole il bianco come se fosse con me, seduta al posto del passeggero (oddio, queste virgole mi uccideranno, sono come nere scie di spiriti cattivi). ho proseguito ancora per una ventina di metri prima di fermare la macchina. ho pianto per una decina di secondi. mi sono sentito come se mi avessero svuotato di tutti gli organi interni. ho fatto inversione, sono tornato a casa.)
la sostanza di questo tempo sta nell'altissima probabilità che non mi ripeta più di essere una donna buffa. la sostanza di questo tempo sta nella puerile speranza che non dimentichi gli attimi in cui le ho parlato delle linee curve (che ricordi come io mi riferissi in modo confuso con questa metafora quasi inafferrabile anche ai suoi pensieri, agli attimi precedenti i baci, alla morbidezza della sua vagina, a tutto quanto).
postato da: lucowski alle ore aprile 25, 2006 21:53 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 24 aprile 2006

ANCORA, ANCORA, ANCORA: DIDONE SI SCORDA LE BUDELLA SULLA SPIAGGIA.

 

scavo archeologico
tossico rifugio
tempo spellato e stanco rigurgito
è amore
scriteriato
dita che si muovono
stringendo matite colorate
senza dubbio sei bellissima
ma adesso dormi e sogna, stellina,
chiudi gli occhi (stretti!)
mentre il topo affiora tra i liquami
e viene a galla
morto in un attimo di distrazione
non prevista
nè perdonata
poverina, tesoro, tutto quel sangue!
porpora imperlata interno coscia
sullo stomaco e dentro
niente amore nè discernimento
questi uomini come aghi spezzati
attraversano ancora il mio campo visivo
e di nuovo li odio
senza diritto
nè pentimento
tu ora dormi
aratri dissodano donne gravide
giovani senza occhi accolgono
cazzi arcuati e lacrime sostitutive
nelle orbite vuote da sempre:
quello è il tuo ragazzo
e te lo devi scopare
spero senza orgasmo, tesoro.
potendo scegliere, cerca di non venire.

postato da: lucowski alle ore aprile 24, 2006 23:35 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 24 aprile 2006
qua tutto inizia a gelare
e le bimbe sanguinano
dalle carni più nascoste
imbrattando l’asfalto
i marciapiedi
ed i cessi degli asili
è dolce la voglia di morire nel sonno
e quella di tagliarsi la gola al risveglio
la mutilazione persiste
come anche la tenerezza
ed ho avuto cuori macinati in gola
fino a quando non sono riuscito a sputare
maiali distrutti fin nelle ossa
sminuzzate con spade greche
antiche
di quelle che solo gli eroi col cazzo enorme
riescono a sollevare
migliaia di anni
soffi di donna
amore, orgasmo, dissertazione
sigaretta
e tutto inizia a gelare
fin nelle carni più nascoste
postato da: lucowski alle ore aprile 24, 2006 21:59 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 23 aprile 2006

potrei amare qualsiasi cosa
schiene farcite di ossa spezzate
intenti di giustizia sociale
femmine calve con l'alito cattivo
eccetera
eppure questo non significa uno stracazzo di niente
conta che tu ti sia messa davanti a me
mentre ero solo nella mia stanza a godermi le vertigini
ed abbia messo una dietro l'altra le lettere del mio nome
dentro il tuo corpo
con calma e cognizione di causa
ti sei scritta che quello che era il mio posto
ed ora dovrai ricevere forse un colpo di sesso in più
per cancellarmi
oppure mi ha pisciato fuori
senza tutto questo sforzo?
non so dire
una folla di mie possibili reazioni
si incarna in gente che ha la mia faccia
ed entra in camera mia dopo aver bussato
o dritta filata
senza
bussare
uno pretende il tuo amore eterno e candido e sessuale
un altro lucida la lama di un coltello
su cui il terzo s'avventa per tentare di squarciarsi l'ano
(molti pervertiti albergano nella mia coscienza,
molti ideologi che vedono vacuo di senso il termine "perversione"
e mariti mancati e qualche dj)
(eccetera)
...
ora sono il corpo qui seduto
pregasi notare le curve della schiena
-illustro al punto uno-
nel senso che manca qualcosa
"la capacità di generare dolore
come segno di elezione"(questa sarebbe la discriminate tra me ed il tizio che ti porta ai concerti-in una versione dell'accaduto motivata su quanto io non so fare)
-ma io che non sarei capace
che avrei deciso di no...
'spetta, bella signora-ci ho qui una cosa per te...tutto rosso e gonfio...
ah no
no!
per dio...
non era così...
era che voglio che la tua vita sia una serie successiva di incanti...
ah
no...
era che
era
-uhm-
era che non lo sapevo,
ecco tutto.
postato da: lucowski alle ore aprile 23, 2006 16:09 | Permalink | commenti (5)
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domenica, 23 aprile 2006
DAVID FOSTER WALLACE HA SCRITTO CHE I GRANDI LOGICI TENDONO A MORIRE SUICIDI


(Nel millenovecentonovantacinque sono andato a fare i compiti a casa di una mia compagna di classe. Mentre lei attendeva alla soluzione di un problema di matematica che richiedeva l’uso di frazioni a due cifre per il numeratore, ho notato come potessi sedermi dietro di lei a gambe aperte e premere il mio sesso contro i suoi glutei. Questa possibilità mi era offerta dal modo in cui lei stava seduta proprio sul bordo della sedia, lasciando molto spazio dietro. Mi sono, dunque, seduto dietro di lei ed ho iniziato a muovermi oscillando mentre sentivo il mio pene gonfiarsi fino al punto da farmi male. La ragazza ha continuato a risolvere il problema mentre io continuavo a premere più forte che potevo l’erezione contro il suo corpo. Questo sfregamento è andato avanti per un tempo che ora non riesco a determinare. Ad un certo punto, però, dobbiamo esserci alzati da quella sedia, perché il mio ricordo successivo è che stiamo incamminandoci verso la lezione di catechismo.

Quel giorno avremmo fatto piangere la suora che, tra l’altro, era anche piuttosto carina, per quello che ricordo.

Avevo dodici anni.

Per strada finii per ripiombare sulle natiche della mia amica, irresistibilmente attratto da qualcosa di cui ero cosciente alla perfezione, pur non essendo in grado di descriverlo a parole.

Ansimando, attaccai al muro la mia amichetta e le sollevai la t-shirt esponendo un seno che era qualcosa di più meraviglioso di tutto quello che mi è poi capitato di vedere nel resto della mia vita. Toccarlo era entrare nella dimensione del sogno. Oh, no…era molto meglio.

Circa una settimana dopo la cuginetta di questa mia compagna di classe mi mostrò le sue, di tette.

Ma non era più la stessa cosa.)
postato da: lucowski alle ore aprile 23, 2006 14:43 | Permalink | commenti
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domenica, 23 aprile 2006

I CLASSICI NON MUOIONO MAI

opale ed ametista
non c'è niente da fare
te ne sei andata
senza salutare
corallo e stronzi di cane per strada
uccelli migratori
pesciolini disposti
in architetture di difesa
te ne sei andata
ma che cazzo
mi rasserenano le fantasie di suicidio
e questo non va bene
mi rodono lo stomaco
schegge di topazio
tagliato sbilenco
al pensiero di qualche testa di cazzo
che ti passa un braccio intorno ai fianchi
che si fa vedere in giro con te
falciare prati
guidare autobus
dichiarare guerra
opale ed ametista
corallo...
signore bianche
offono mani da baciare
uomini distrutti dal dolore
scoreggiano su poltrone scucite
dico
cazzo
dico
dovresti stare con me
questa notte.

 

postato da: lucowski alle ore aprile 23, 2006 14:27 | Permalink | commenti
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sabato, 22 aprile 2006

i rumori si infilano nella materia
non ho il tempo di capire
ricordi di schiene femminili
mi attanagliano il cervello
si tratta sempre di gente che va via
o altre forme di allontanamento
mentre accendi il gas
alle due di notte
ed avvicini la punta della sigaretta
alla fiamma
puoi sentire come il rumore
di una rottura
in un punto non precisato dello stomaco
non è niente

o forse è proprio tutto lì

 

chissà se mi leverò mai il vizio di scrivere le cose prima che succedano. e se smetterò di provare sollievo citando mentalmente michel houllebecq e la sua stanchezza sulla percezione di determinismo, probabilmente sbagliata, che si prova ripensando al passato. se poi ci mischio le considerazioni sul tempo di nabokov in "ada", ottengo l'effetto che danno, in combinata,  pasaden e birra da discount (buonissima fredda).

postato da: lucowski alle ore aprile 22, 2006 12:23 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 22 aprile 2006
presi a fissare l'incrociarsi delle caviglie
e la serenità allucinata dei grani di piombo
che continuamente riuscivo ad immaginare
ti cadessero dentro la fica aperta, squadernata
tu chi eri?
io non ne ho idea
ma come un idiota preso all'amo dal parossismo degli inchini
costretto in luoghi di pubblica ammistrazione
e caverne e locali doccia bramati come rifugi
conosco una cadenza di articolazioni
dinieghi
preghiere
ed inchieste paranoiche
in cui infilarti come in un nome
come in una rete da pesca
o anche un utero accogliente, perchè no?
eri l'occasione di luce che ci siamo lasciati alle spalle senza accennare l'oblio
eri la fine di un periodo di reclusione
e un carcere duro
eri questa parola
e quella che segue
come anche un corpo
eri un involtino di pelle
che richiudeva come un corsetto
incroci di vene attorcigliate
e terminazioni nervose e sputi e orgasmi
quando presi a fissare la stoffa che si illudeva di coprirti
ero già un nome, una rete da pesca, un inchino fuori tempo
e niente di quello che stai pensando
postato da: lucowski alle ore aprile 22, 2006 11:00 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 21 aprile 2006

non credevo di poter trovare soddisfazione nei giochi di ruolo.

e invece, vampirizzato dai denti migliori che potessi sperare di incontrare...ora mi trovo a ruttare soddisfatto ad un lupo mannaro:

non so se si può morire, in questo gioco.
ma gradirei.
mi pare cha anche a te non dispiacerebbe, bastardo rincretinito di un idiota irsuto.
gradirei anche cacciarti un ferro da calza in un occhio.
ma per ora uccidimi.
che a domani ci penso domani.
testa di cazzo idrofoba, microdotato cane zuppo di escrementi di volpe diarroica.

sarebbe così carino se qualcuno di voi proseguisse con più calma, aggiungesse insulti...voglio soltanto il mio reticolo, lo sapete...si inizia dalle piccole cose...


postato da: lucowski alle ore aprile 21, 2006 23:05 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 17 aprile 2006
non riuscimmo a farlo nel box doccia
mi viene in mente adesso
senza alcun motivo
ma abbiamo riso un sacco
e l'ultima volta non sono stato gentile
ma non lo sapevo
che era l'ultima volta.
postato da: lucowski alle ore aprile 17, 2006 18:48 | Permalink | commenti (11)
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domenica, 16 aprile 2006

gesù aveva degli addominali fantastici!

-daniele luttazzi (ndr)

postato da: lucowski alle ore aprile 16, 2006 18:02 | Permalink | commenti (8)
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sabato, 15 aprile 2006
molte volte lei gli mentiva prima ancora di poter rendersi conto che stava mentendo, e poi si sentiva in colpa, nel suo letto a forma di cuore situato in un'assurda stanza d'albergo
si pentiva soffrendo
provando a convincersi che la verità non potesse essere pronunciata
ed invece si poteva amare

di giorno sollevandosi i colletti dei cappotti a coprire più pelle possibile
molti si sentivano irrimediabilmente soli

e questi sono quelli di fantasia
dico
quelli delle parole impilate prima di queste frasi

poi c'è il fatto
non trascurabile
che io non sono stato in grado di ascoltare la mia amica
questa sera
le ho detto di non piangere
che non ce l'avrei fatta
mentre invece
in agosto
ero una roccia

le donne partoriscono agli angoli delle strade e piangono
le migliori menti della mia generazione...

ho detto alla mia amica
che la luce azzura del pub mi dava fastidio

le ginocchia mi tremavano
avrei voluto salutare qualcuno prima di prendere la via per la mia stanza
ma ora non importa
non conta niente
adesso.
postato da: lucowski alle ore aprile 15, 2006 23:52 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 14 aprile 2006
si può amare un palloncino rosso colpito da un particolare raggio di luce-diceva il mio miglior amico-(ogni attimo esige un migliore amico o un'amante o uno scontro e sangue a schizzo contro i muri) ed io, io, io mi sarei sentito a posto a descrivere come invece ci voglia un corpo di donna perfetto da farci la pubblicità delle calze per immaginarsi una discreta serata di lamette fatte correre sulle braccia, seni tagliuzzati, morsi nelle zone interne degli interni genitali femmili...uh uh...la cera delle candele che coli dentro l'ano aperto verso il cielo e tenuto largo gocciolante con la pelle marmorea degli spot del silicone andrà bene, oppure sarà triste, tanto triste...basta un lembo di pelle imperfetta e piangerai, bimbo mio...
-reperto numero uno: maschera bianca con lacrima nera dipinta.

lei si fa prendere a turno da diversi uomini. il primo è solo uno schizzo di sperma sulla sua pancia, una cosa rapidissima che le dà un rigurgito inatteso di tenerezza, ma nessuna botta di piacere.
eccone poi uno come si deve, col pancione da birra arrovesciato fuori dal corpo ed il cazzone gonfio e gocciolante, tutto viola, orrendo, irresistibile. quella vena pulsante al centro del cilindro che dice che si fa sul serio. il viso di lei si fa arrapatissimo, non vede l'ora, è spaventata e per questo si bagna molto più del normale. che glielo schiaffi dentro subito subito subito e lui l'acconteta e lei grida e grida e la scritta infuocata da antico testamento le si compone sullo schermo della mente scopata: MI RIEMPIE! MI CHIAVA!
lei si fa prendere a turno da diversi uomini che non si rivolgono la parola restandosene a distanza di sicurezza l'uno dall'altro nella stanza adiacente quella in cui le penetrazioni avvengono senza restrizione, senza timore, senza interruzioni troppo cerebrali.
il terzo tizio tende a fare male e godersi l'orgasmo di lei nella monta precedente, che le ha lasciato l'incanto nella carne genitale. è intontita, inizia a piacerle un po' più in testa che tra le cosce. è il maschio a porre rimedio infilandole un dito dentro l'ano dilatato. brava la bimba risponde, lui le mena colpi migliori, a lei più attenta la scopa come si deve, la accompagna ad un altro orgasmo dolce, non forte come quello stretto attorno al cazzo viola orribile di prima, ma senz'altro un lavoretto fatto come si deve.
a lei vien voglia di divertimenti più complessi. e quindi inzia una parata di cazzi in gran numero e corpi accalcati attorno al suo corpo. come uno straccio e come una dea si sente, con un cazzo in ogni posto, disarticolata, inesistente e viva. le dita delle mani di tutti sembra le ridano sulla pelle.
iniziano le crisi di indentità, il sentirsi derubata e violata, il supplemento di piacere dato dal senso dello stupro e l'insorgere leggero della disapprovazione, superato inghiottendo un altro fiotto di seme, insensato rispetto allo stordimento di non poter provare più orgasmi. anestesia. s'addormenta, ascoltando le carni che sbattono, in lontananza...

-reperto numero due: un fiore secco appiattito dentro un libro, ricordo di un primo amore.

(eccetera, eccetera, eccetera...)
postato da: lucowski alle ore aprile 14, 2006 17:54 | Permalink | commenti
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giovedì, 13 aprile 2006
creatura genitale, il maschio umano
eh eh eh
la mia scimmia si guarda intorno
e la diresti in procinto di parlare
e che, le scimmie sanno parlare?
una donna amata, me ne faccio una ragione, un corpo, un'associazione di sospiri e carne morbidissima...me ne faccio una ragione della scoperta che ne ho fatto...raggio di sole su una guancia, per connotarla alla larga.
una parola per l'incanto ed una per il morso
una parola per la salvezza ed una per l'allucinazione
io voglio costruirti una cattedrale e fotterti sull'altare. e ridi, bella mia. genitale, eh eh eh
satiro che urla la risata, schizzo di sperma sul cruscotto della macchina
buono come una madre e schizzato come Jimmy il pazzo
vieni qua, piccolina, seduta sulla tazza del cesso
la carne rosa chiazzata di bianco trenta secondi fa ti ha costretta a scappare via per una verifica
io mi figuro il pargoletto, creatura genitale, eh.
il mio amico non aveva voglia di progenie, invece. ne sono convinto, io pure, che è illogico figliare, però...mentre io vorrei fare l'amore con le donne incinte, lui ci vede corpi deformi in quei corpi tondeggianti e gonfi. a me ricordano il sole-il mio istinto è pericolosamente sano, cristo d'un dio. è dolce, paralizza...
la ragazza, era un incanto...le ho dato un bacetto sulla bocca bagnata. nei libri non ne parlano mai, dei baci alle donne sedute sui cessi. o forse sì?
figura uno: donna seduta sul tavolo a gambe larghe, tra le sue cosce la testa di un uomo seduto su una sedia. i palmi delle mani di lei corporeamente aperti sopra il legno liscio, le braccia dritte come binari e parallele, inclinate rispetto alla linea della schiena, perpendicolare al piano del tavolo.la testa buttata indietro. occhi socchiusi. ride amata, protetta, di lei ci si prende cura.
esiste, in mezzo al tempo,
la possibilità di un'isola.
postato da: lucowski alle ore aprile 13, 2006 16:51 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 aprile 2006
ho sempre trovato piuttosto idiota l'orgoglio. ero quasi convinto fosse una mistificazione, l'ennesimo sostitutivo del confronto fra i cazzi. invece salta fuori, inaspettato come il dito kinghiano, eccolo! una bella bolla rosso sangue, si sta gonfiando nel lavandino. ci vuole della musica rock non troppo sofisticata, ci vuole la capacità di apprezzare un cattivo film dell'orrore. quel gusto che abbiamo, amica mia. quell'amore particolare, per cui il ragazzo di modena rideva storcendo la bocca. era uno spettacolo, quel tipo, un chiodo che diffondeva effusioni di particelle invisibili attorno alla sua figura sbilenca. il sapore metallico, sorprendentemente piacevole, lo sentivo ogni volta che gli respiravo vicino. il mio amico di modena...mi sa che ormai si è ossidato. peccato, guardavamo le donne e vivevamo dentro certi film porno...non credo ne abbiano mai fatti di così belli...quando lui mi diceva delle meraviglie del sesso anale, io rispondevo sognando l'abbraccio caldo della vagina. la fica è quanto di più amorevole, se ti ama, s'intende. questo sfondamento, questo ingropparsi, questo scopare, io li direi di contorno...il centro della questione è da un'altra parte e sa di lacrima, oltre che di carne. quella lacrima dolcissima che scivola lungo le guance di chi piange muto...quel genere di tepore, quella massa morbida...che idiozia, sapete, non temo le dichiarazioni d'amore...sono pronto a fare il culo alla sostanza delle cose, quella mi interessa. non l'orgoglio. sarei quasi certo che l'orgoglio è una mistificazione. un dito spunta fuori dal lavandino. una bolla di sangue si gonfia. che significato ha il lavandino come comune contenitore? quale connessione esiste tra il lavandino e l'orgoglio? potrei uccidere chi mi annula come essere umano, anche se soltanto per pochi secondi?
ma siamo sicuri che io non potrei uccidere chiunque?
orgoglio. un dito spunta fuori dal lavandino. in piena notte!
eccomi, sono io. sono seduto sul letto alla mia sinistra e mi parlo. quasi mi detto le frasi. la solita storiaccia, quando l'orgoglio l'avrò imparato bene, questi dettagli non ve li descriverò più...
il possesso di un altro essere è irrealizzabile. puoi solo scrivere la lista dei peccati. da cui escludere ogni inevitabile, ça va sans dire.
puoi possedere un esserci, direi. così Francesco saprà che ho prestato attenzione alla sua tesi di laurea, che ci ho riflettuto.
postato da: lucowski alle ore aprile 12, 2006 20:58 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 aprile 2006
non chiedere niente,
sul serio...seda l'istinto come meglio ritieni. esistono, lo vedi, cuori e filo spinato. effettua una connessione.
il cuore è un muscolo e quanto prima capiremo tutti questo, tanto prima miglioria e gloria e sbuffo...
ingannevole è l'eponimia più di ogni altra cosa. come l'incantesimo, di nuovo, non faccio che ripetertelo.
non chiedere niente,
scivola lungo la linea che intuisci migliore...donnie darko vede una cosa fuori dal suo petto...oh...via di qui...
non chiedere niente,
che l'estate brulica di follie soleggiate, vagine pronte a scoprirsi che si aprono nel dialogo:
mi ricordo che molti anni fa, nell'estate del 2005, infilai la testa sotto il tavolo dopo aver detto alla bella ragazzina di sbattere per bene le ginocchia, aprire e chiudere le gambe...cazzo...funzionava...l'attacco dell'opus di miller non lo conoscevo ancora...la ragazza aveva gli occhi, scintillanti. sono quasi certo che sotto quei pantaloni avesse anche quella carne schiumata di cui parla sempre antonio moresco. schiuma di carne, a dire il vero.
postato da: lucowski alle ore aprile 12, 2006 13:25 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 aprile 2006

CUT UP

ho ucciso un uomo a Reno...
in mezzo al tempo, come merda di cane pestata per strada non avendola vista un'altra volta.

postato da: lucowski alle ore aprile 12, 2006 12:34 | Permalink | commenti
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martedì, 11 aprile 2006

tutti quegli uomini che sgranavano gli occhi alla parola impiccata tra l'occhio ed il carattere stampato
sembiante sensato morto
trasparenza
come nel libro che mi hai letto al telefono
si descrive del conoscersi morte per morte
negli strati più esterni della pelle
carezzandosi a vicenda gli scarti
senza mai toccare niente di vivo
così ora potrei provare a dirti dei miei morti preferiti
e delle mie stesse defunte contorsioni
queste stesse parole
come ognuno dei segni che posso
sono solo testimonianza di un altro dibattersi
è uno spasmo da cadavere
tutti quegli uomini sgranavano gli occhi perchè avevano impiccato una parola
per la stilettata inferta a chissà chi nel futuro
nabokov avrebbe potuto scriverne per anni
se non avesse avuto da cacciare farfalle
beckett forse sapeva farlo meglio di tutti
mentre hem preferiva oliare il fucile
io tornerò molto presto
a scrivere di un cazzo che vuole entrare in una fica
...mattatoi, dolcezza carnale...

postato da: lucowski alle ore aprile 11, 2006 16:13 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 10 aprile 2006
SCHELETRI GALVANIZZATI

entrano, uomo e donna, nel box doccia.
l'acqua è calda abbastanza, a quanto pare,
perchè possano sapersi
saldati e fusi e uniti:
come due corpi
più reali delle chiacchiere che ne farete
si amano, sudano
e sotto la pelle stanno le ossa,
che allo schianto dei fianchi
rispondono con il tentativo fallito
e superbo
di squarciare l'involucro, di fuoriuscire:
le ossa si stanno dando appuntamento, pregasi non disturbare.
il quieto buongiorno gentile
destinato alla gente vestita è
dismesso, infine, che è santa la ferita,
inerte, invece, il grumo
di sangue
-adesso-
secco.
postato da: lucowski alle ore aprile 10, 2006 23:22 | Permalink | commenti
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lunedì, 10 aprile 2006
nell'incrocio tra le tue gambe c'è grazia e incanto
le dita unite si inarcano
e ti amano fino in fondo
dentro di te scorrono
percorrendo la curva verticale di un'altra carezza
seguo un tratto di memoria
nella pelle
nel bel mezzo di te
postato da: lucowski alle ore aprile 10, 2006 23:07 | Permalink | commenti
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