giovedì, 30 marzo 2006
continuo a tentare di descriverti
come è stato guardarti sorridere nel sonno
ed infilo rosari teorici intorno alla percezione visiva
di te che tiri su le calze attorno alle cosce
avendo sempre la sensazione di tralasciare dettagli decisivi
oltremodo lirici
cose che è necessario tu sappia
lo so
sono un idiota
mi imbambolo
il verso di bukowski era qualcosa tipo: "ti prego, continua a russare"
che è geniale e tenero, mentre ora
io non è che possa dire: "continua a sognare"
o "continua a sorridere" che
suona davvero male
e non si capisce.
giovedì, 30 marzo 2006
parlami.
raccontami, per favore, cosa ti spinge a farmi a pezzi.
è perchè ho la fica?
non ti piace come funziona, vero?
i maschi che me la incantano, ho capito. è questo!
non sei come loro, quindi li detesti. e poi detesti me.
i maschi che me la incantano, la loro voce che me la schiude, che la rende dolce. le cinture di cuoio. non li faccio entrare, giuro...
ma non posso non volerli!
senti qui, per favore, prova ad avere comprensione tattile, non c'è niente di male...dio ti ha tirato un pacco, non è colpa mia...non potevi mica trovare quello che ti manca tra le mie gambe! la tua carne avvizzirà, morirai, per quante scopate tu riesca a farti...non è colpa mia, io stavo soltanto passando qui.
sai, piccolino mio, una volta ho conosciuto una ragazza che apriva le gambe e chiedeva da mangiare, tu te la ricordi?
beh, dovresti provare ad imitarla...so che sei una creatura carezzevole, comunque...non uccidere i bimbi in carrozzina, non stuprare le adolescenti, non mangiare di nascosto la tua stessa carne, non nascondere incubi negli armadi di chi ami...
e poi, ricorda, tutti quei baci, le lingue un po' più calde ogni volta, esseri umani come dita incrociate di mani che si imparano...e riguardati...
perchè stai zitto?
raccontami, per favore, ancora una storia...racconta...anche se vuoi sbranarmi, cercherò di non gridare, ma racconta e tienimi incancata...anche tu, almeno per una volta. non come quelle voci cavernose, non come quei padroni...prova come aria che s'incendia, potrebbe essere il nostro modo...
l'hai detto tu...tra i veleni è la dimenticanza...così dolce...come rum invecchiato quindici anni...
mercoledì, 29 marzo 2006
ormai tra questi corpi la guerra è innegabile. non occorrono dichiarazioni. la buona volontà potrà tenerci fermi, ma per quanto tempo? l'intenzione inespressa e manifesta è di fratturare tutte le ossa possibili in uno scontro sessuale enorme. mulinare braccia e gambe, rompere tutto, illudersi di farlo a colpi di cazzo e che una fica possa spezzare un polso, cose così. soprattutto saranno le femmine ad uscirne conciate malissimo.
ripeteremo che sono le carni, perchè è di evidenza che siamo fatti. che entro le strutture di vetro e cemento si danzi o ci si imbrogli, qui siamo svelati, le erezioni e le epatiti risaltano. evidenziamo i morbi, serriamo i denti sulle cicatrici. viene voglia di gridare, le unghie lunghe sono fatte per estrarre sangue dai genitali delle stesse femmine che hanno lasciato che crescessero, tutto avviene con criterio.
a margine, il luogo letterario dell'orgasmo in corpo di maschio con schizzo durante l'impiccaggione, ritrova mostra di sè. fico, no?
i maschi ciondolano, come cazzi, tutti quanti. i cazzi dondolano e si alzano ed induriscono, come coscienze oneste, come i maschi non fanno mai. è ora di fare male a tutte quante. del resto, era soltanto una questione di tempo.
verrà detto che l'incanto di chi sputa la sua voce salmodiando dei bacini esplosi nella scopata è soltanto elettricità da sfregamento.
provocazione.
io non credo.
io credo che questa gente vestita, questi fianchi protesi mentre le fiche respirano sugli autobus e soffiano canzoni nei tunnel sotto le città, siano la vera provocazione. credo che questo continuo rifiuto di esporre l'intestino e leccare genitali in pubblico...
uhm?
avevo un pupazzetto a forma di orso, quando ero piccolo. mi proteggeva dagli spiriti maligni.
qualcuno deve averlo buttato via.
lunedì, 27 marzo 2006
il ragazzo è inarcato che vuole venire dentro
si vede ad ogni passo che fa
vuole lacerare con il cazzo, portarsi via la carne delle donne che incontra per strada.è piuttosto logico, se ci pensate.
è inarcato. è un meccanismo di ossa e carne e sangue che bolle. lacerazione, segno. alfabeto, invenzione. pance squarciate.
è per amore.
solo per amore.
gli occhi scintillano chiazzati di nero: "voglio polverizzarti le ossa del bacino, amore mio, ti sto cercando per aprirti le cosce. se ti trovo, non le chiuderai mai più."
inarcato, per venire dentro. è solo un ragazzo.
giovedì, 23 marzo 2006
il lavoro che abbiamo da fare consiste dell'accatastamento di corpi morti
mi dispiace
avremmo voluto essere poeti migliori
uomini d'altra estrazione
gente sensibile capace di tagliare voi ragazze
lungo linee epidermiche à la pàge
con lo stile che vi meritate di trovare in un artista che soffre
invece siete capitate in un'epoca di contabili
e non vi resta che sognare vampiri ed altri tempi
inserzioni in lingua d'oca per sacrifici umani
puttanieri e commercianti di fica dall'intelletto tagliente
vorremmo farvi dono d'altri porti e suggestioni
mi dispiace
ma il lavoro che abbiamo da fare consiste dell'accatastamento di corpi morti
e più che piangere di fascino e nero scintilla
continuiamo a frignare
e tirare su col naso
giovedì, 23 marzo 2006
avvicinare l'una all'altra le parole in maniera graziosa, tanto da farti sorridere...perchè io sono una persona dolce...un involtino di pelle, sono, uno spirito mansueto, una scarica di mitragliatrice caricata a bolle di sangue malato...un sonetto per il mio cuore dolce...un intestino squarciato...quando ero molto piccolo credevo fermamente nell'unità d'intenti di tutta quanta la natura, come certi miei amici di un tempo...e poi ho messo in fila tutto quanto il mio potenziale esplosivo e ti ho tagliato le braccia, ti ricordi, bimbo mio? sì, erano bei tempi...poi le cinghie sono passate intorno ai miei polsi, le sigarette non le reggevo, le donne erano cattive...il mondo non ha avuto il senso dell'umorismo che richiedeva da me...poca accettazione...scriverò una pagina talmente levigata che sentirai odore di mughetto tra le strofe della mia canzone per te...ora recido un'ultima giugulare, non volermene...in maniera graziosa, tanto da farti sorridere...non grido mai, io.
non in maniera graziosa, almeno.
giovedì, 23 marzo 2006
qualcuno ha detto che l'arte è la persistenza della memoria, il che in un individuo corrisponde tanto ad un miracolo quanto ad un accumulo di necrosi successive.
giovedì, 16 marzo 2006
vorrai prendertele tutte. vorrai sentire se dicono il tuo nome mentre glielo pianti in pancia. vorrai sapere che sapore hanno tra le gambe e se gridano mentre hanno un orgasmo. in ognuna ci sono sepolte tante di quelle maschere di piacere che non potresti contarle nemmeno se ti ci mettessi d'impegno ed il mondo ne è pieno. sono donne ed hanno la fica. questo ti piace. se le tocchi come hai toccato me, cosa succede fra le loro gambe? puoi continuare a percorrere le strade e guardare i loro culi senza mai tentare di scoprire queste cose? quante ragazze amano che si morda loro una spalla subito dopo che sono venute? quante ti fissano dritto negli occhi prima che tu gli dia l'ultimo colpo di cazzo, prima di scivolare fuori e venire sulla pancia? so che mi ami, ma tu vuoi sapere queste cose e quando una fica ti passa accanto, tu l'accarezzi ed io lo sento come una lama che tra i seni...
e ti sorrido.
venerdì, 10 marzo 2006
acchiappatemi se vi riesce.
giovedì, 09 marzo 2006
e sono io la cosa da temere, altro che cazzi.
come se non fosse una cosa da bambini, questo dire "io", sono io
altro che cazzi
la cosa da temere.
martedì, 07 marzo 2006
e sono la bestia che sono
con la notte che finisce
come pure la candela
c'è una donna che mi conosce
ed una soltanto
mentre molte sorridono
certe che sia io quello
che hanno in testa
ho ascoltato anche il tuo respiro
rompere le distanze
e ballare tre bolle di sangue
ho ascoltato, finisce pure la candela
e sono la bestia che sono
lunedì, 06 marzo 2006
PER SCRIVERE COME QUANDO ERO GIOVANE
bussano tutti alle stesse porte
magari cianciando di dio,
della droga, del paradiso,
fino a quando si spellano le mani.
ma l'inferno è pur sempre qui
detto senza entusiamo
la nostra dannazione procede
a tempo debito con indebito candore
e tutti i bimbi si macchiano di sangue
le lune medievali mestruano le notti
gli armadi scaldano mostri neonati
sulle scale degli uffici colano
dalle vagine e dagli occhi
liquidi differenti, privati incanti.
lunedì, 06 marzo 2006
solo la parte di una parte della parte
e
per forza
una gabbia più grande
(sempre valido: cazzoni sgonfiati!)
lunedì, 06 marzo 2006
(nel cuore, in luce, nelle buie viscere
nel buio, nelle viscere e nel cuore, in luce)
lunedì, 06 marzo 2006
lo so: ero appena partorito a un mondo
dove la dedizione d'un adolescente
-buono come sua madre, improvvido
e animoso, mostruosamente
timido, ignaro d'ogni omertà
che non fosse ideale- era avvilente
segno di scandalo, santità
ridicola. era destinata
a farsi vizio: ché marcisce l'età
la mitezza, e fa, dell'accorato
dono di sè, ossessione(...)
-Pier Paolo Pasolini
domenica, 05 marzo 2006
È nevicato per tre giorni senza fermarsi. È tutto bianco. Quando c’è così tanta neve penso sempre che non andrà via mai più. Ora il sole è tramontato. La notte è fredda e serena e brillano le stelle ed il manto bianco si è solidificato. La neve è candida sul serio. Non come lo sperma. Adesso che è gelata non riesco a credere che possa sciogliersi. Questa notte ci vediamo nella cantina di Angela. Mi sembra che la cosa stia diventando troppo seria. Quasi non scherziamo più. Ci sono sempre meno facezie sui giudei pieni di soldi e puzzolenti e sempre più crudeltà. Stiamo spingendo la nostra fantasia troppo oltre, al punto da temere che smetta di essere fantasia e si trasformi in azione. Per fortuna poveri cristi made in Israele o deicidi o simili qua intorno non se ne vedono proprio. Però ci sono due o tre culi. Ci sono un paio di negretti. C’è una quantità infinita di animaletti mansueti a cui si possono fare un sacco di cose. Forse a quegli animaletti si possono fare troppe cose per i miei gusti. Certe volte preferirei che ce la prendessimo con qualche rabbino. Tutti quanti sognano ad occhi aperti di torture, esperimenti, castrazioni chimiche, lobotomie, violenze sessuali, numeri tatuati sulle braccia, camini che vomitano fumo bianco. Sorridere comincia ad essere uno sforzo, alle riunioni. Come quando Giovanni se n’è uscito con la cazzata che non sarebbe male se costruissero un campo di lavoro nell’area industriale inutilizzata. Gioia ha fatto notare che quando il vento soffia verso nord porta gli odori di quel postaccio in paese. Non vorremo mica respirare fumo di ebreo durante il pranzo della domenica?
Eva ha gassato un criceto con l’insetticida. Ha ficcato la bestiola in una scatola di plexiglas trasparente e c’ha spruzzato dentro mezza bomboletta di veleno attraverso un buco che poi ha sigillato con lo scotch. Sono una SS, ha detto. Ripulisce il mondo, dice. Gioia vuole essere Magda Goebbles. Sostiene che Adolph le tocchi le cosce sotto il tavolo durante le cene ufficiali. Sostiene che Adolf le tocchi le cosce sotto il tavolo durante le cene ufficiali.
Il manto di neve fuori dal mio balcone copre ogni cosa e la luce debole dei lampioni rimbalza sul bianco con riflessi che paiono eterni. Le vecchie poesie che ho mandato a memoria durate le interminabili mattinate sprecate a scuola mi affollano il fondo del cervello. Sono quasi convinto che la neve resisterà a lungo. Forse non andrà via mai più. Ce la dovremo tenere per sempre.
Chi mi spaventa sul serio è Claudio. Sorride.
Non parla quasi mai.
venerdì, 03 marzo 2006
fra felicità e vergogna.
giovedì, 02 marzo 2006
C’era una volta un gran bel cane nero. Un cane enorme, giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo. Avreste dovuto vederlo. E tu? Tu ancora non ti eri spaccato il dito nel cancello, vero? Il tuo dito era intero. Eri vestito ordinato. Solo che non ti andava giù che ti tagliassero i capelli. I tuoi guai sono iniziati nel giorno in cui hai capito che i tuoi capelli non sarebbero mai stati come quelli del ragazzo del cartone animato. Povero piccolo. Fa niente, su, è passata adesso. Non tirare su col naso che non sta bene.
Adesso spiegami come hai fatto ad avvicinarti a quel bestione. Un cane enorme, giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo, niente a che vedere con questo tuo pipistrello né con le mosche nella tua stanza, tanto per chiarire la differenza, bello mio.
Ah sì. La differenza. Importante. Dico, la differenza. Il cane nero. C’era una volta e così via? Giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo.
E quindi? Dimmi del cane. Come hai fatto ad avvicinarti a quel bestione? C’era la neve? È vero? Non te la sei inventata la neve?
Io mi ricordo che c’era la neve, il cane era bellissimo. Bellissimo? Era enorme! Io non capisco. Eri da solo quando lo hai incontrato e c’era la neve. Sì. Da solo. Con la neve. Lui stava sopra una collinetta ed io stavo sotto una collinetta.
E ti veniva da piangere per quel cane…piangevi, anni dopo?
Questo a suo tempo. Non prometto niente io. Pensa al tuo pipistrello, tu, teppista! Avevi il pipistrello, la mosca, l’arciere e la faretra, ma ti pare?
Le domande le faccio io. La neve. C’era la neve. Tu, il cane, la neve, la collinetta. Il cane sopra la collinetta. Tu sotto la collinetta. Come hai fatto ad avvicinarti al cane? Che ne sapevi che non ti avrebbe morso? Lo sapevi.
Era grosso? Era grosso. Dimmi del cane.
C’era una volta un gran bel cane nero. Un amore. E tu ti avvicinasti al cane sapendo che il cane non ti avrebbe morso. Adesso dimmi del cane che ti aspetta davanti alla scuola. È lo stesso cane? È lo stesso cane. Come sapevi che non ti avrebbe morso? Lo sapevi, era lo stesso cane.
Tu il cane la collinetta la scuola ed il cane davanti alla scuola e non ti avrebbe morso hai convinto tutti quanti che non avrebbe morso nessuno tu e credevi di valere qualche cosa per questo perché era vero che il cane non mordeva un nessuno qualsiasi e tu te ne eri accorto genio come eri e tutto filava liscio se ho ben capito ma non sei in grado di riallacciare l’evento della collinetta il ricordo del contrasto tra il colore del cane e quello della neve allo stesso cane che ti aspetta davanti alla scuola. Non ci riesci proprio? Non ci riesco adesso. Quindi? Aveva una macchia bianca da qualche parte ma non ti ricordi se era o no su una delle sue zampe. Il cane aveva una macchia bianca? Aveva una macchia bianca. E poi?
Un altro cane. Un cane? Un pastore tedesco. E tu non ti sei avvicinato. Non mi sono avvicinato. Aveva? Ce l’aveva? Cosa? Quello che dici tu. Ma? Ma non sapevo se mi avrebbe morso. Del cane nero lo sapevi. Lo sapevo. Di questo non lo sapevi? Di questo non lo sapevo.
E volevi sentirti un genio? Forse si. Non mi sembra che ci si fosse messi d’accordo sulla possibilità di rispondere forse.
Forse no.
Volevi sentirti un genio. Forse mi sentivo un genio. Ma non ce l’avevi il coraggio di accarezzare il pastore tedesco. Sapevi che ti avrebbe morso. Non sapevo se mi avrebbe morso. Avevi il coraggio di accarezzare il cane nero perché sapevi che non ti avrebbe morso, però. Eh.
Un genio?
Un genio.
Poi il cane nero ha fatto una cosa buona? Molto buona. Era un buon cane? Un pipistrello ti è passato troppo vicino alla testa?
No?
E allora? Allora il pipistrello? Quindi? Quindi non era un buon cane. Era il cane migliore del mondo. Quello che ti passa vicino alla testa è un pipistrello nove volte su dieci, una volta su dieci, invece, il pipistrello ti passa troppo vicino alla testa. Ci siamo? Siamo qui. Come se la mosca non ronzasse passandoti davanti. Siamo qui. Sotto la collinetta che guardiamo il cane nero. Il cane nero che c’era una volta. Il cane nero saltò addosso al pastore tedesco che stava per mordere tua sorella piccola. Posso capirlo, ma allora, quand’è che ti sei sfasciato il dito chiudendolo dentro il cancello? Dopo, prima. Tua sorella è più piccola di te di otto anni, non è vero?
Il cane.
Dimmi di tua sorella.
No, il cane.
Dimmi del cane non me lo ricordo aveva una zampa bianca o qualcosa qualcosa o qualcuno aveva me vuoi capire che è questo il punto esserci aveva me uno straccio di vita reale mica tanto non è accarezzare un cane o provare tenerezza mutuata per il cane di un altro o ricordarselo è che non entra nel dato di realtà se ti portano via il cane quando ancora ci credi è così che fregano la gente e mettono ogni cosa al suo posto e danno un posto ad ogni cosa ma tu o sì o sì hai voglia a cercare il nido non te ne fai niente del tenere il tuo organo sessuale fermo in una donna per tutta la vita fermo sì non muovere un muscolo sparire non te ne fai niente ti stai prendendo in giro tu credi nel momento perché hai il momento intorno e sei dentro e non ti muovi e va bene ma non ce la fai non è così sì che lo è lo sarà di nuovo tu di là devi uscire che lo voglia o no non è non oh sì il cane più bello del mondo oh sì che lo è non crederci non ci credere non ci credere non ci credere nessuna rielaborazione di nessun cazzo di lutto è completa mai.
Lo dico per il tuo bene, giovanotto, un giorno UN pipistrello ti passerà troppo vicino alla testa.
Lo dico per il tuo bene, giovanotto, faccia a terra e lecca la suola della mia scarpa. Puoi anche non farlo, ma lo farai. Lecca la suola della mia scarpa. Non è la scena di arancia meccanica, puoi non farlo. Ma lo farai. E sai perché, faccia a terra, giovanotto, lo farai perché sai perché giovanotto, faccia a terra, lo farai perché, lo sai perché lo farai. Un giorno ricorderai che IL pipistrello è passato troppo vicino alla testa.
giovedì, 02 marzo 2006
Gioia dice che tedeschi o striaci sempre ariani sono è la stessa cosa come il Texas ed il New Mexico non cambia niente è proprio uguale ma io dico col cazzo l’Impero è roba tedesca il cuore è la Germania lei dice cha allora come la metto con Hitler che era austriaco pure lui era puro Hitler dice lei dico che è diverso e le femmine fatto tutte confusione fate tutte casino siete femmine che cazzo ci potete fare non vale la pena stare a sentire quello che dicono le femmine Gioia mi chiede se per piacere posso fare una cosa per lei comunque questo discorso l’ha stufata se posso farmelo venire duro adesso mi chiede se me lo posso fare venire duro così lei ci monta sopra e ci divertiamo un pochino tutti e due mi dice per piacere per favore e ha le scintille che ballano dentro gli occhi mi mette una mano sopra l’uccello e con l’altra si slaccia i bottoni della camicetta e sorride quando il mio cazzo inizia a gonfiarsi sotto la stoffa dei jeans non mi sono messo le mutande e quando lei sbottona salta fuori come uno di quei pupazzi idioti di carnevale la sua mano è così calda dice che non me lo vuole prendere in bocca perché quello lo fanno le ragazze ebree che hanno paura di sentire la vita dentro la loro pancia lei è ariana un’ariana americana non lo ciuccia il cazzo c’è mica bisogno lei se lo fa schiaffare dentro e poi su e giù da amazzone che significa amazzone io non lo so ma l’idea del su e giù mi piace proprio tanto e
giovedì, 02 marzo 2006
un bimbo spinge un cerchio di metallo con un bastoncino di legno
da qualche parte
dentro un libro
un bacio ferma il tempo davanti alla sede di una banca
che pare un vespasiano
nella mia regione del ricordo
in un pensiero ultrarapido prima di dormire
il digiuno purifica chi al digiuno presta fede
e le arance marciscono incolte in milioni di spazi estesi e verdi
vedremo ancora corpi librati nello spazio nero
amore mio
ti garantisco che vedremo noi stessi
allacciati e vivi
lontanissimi da tutto.