caro Santo,
con tutto quello che mi sono bevuto quella sera, mi ricordo ancora che t'avevo promesso di raccontarti la mia storia obliata. ce l'avevo nascosta in un bauletto portaproiettili dell'estate scorsa. l'ho ripescata oggi pomeriggio.
a te,
ad maiora.
LA CAVIGLIA DELLA MIA RAGAZZA
La ragazza aveva scritto una piccola storia sul foglio centrale del mio quaderno nero.
La ragazza decise di strappare il foglio, mentre io non potevo vederla.
La ragazza tirò via il foglio ed io mi ritrovai ad aprire il quaderno nel mezzo, senza trovarci nulla.
Manca il foglio centrale di questo quaderno. Forse non è il caso di lamentarmi. Può darsi che io mi meriti cose anche peggiori di questa. Le crisi di pianto, la morte, i corsi di kick boxing, gli assorbenti usati, i fiammiferi spenti e l’amore o qualcosa di vagamente simile continuano comunque ad esistere mentre manca il foglio centrale di questo quaderno.
Può darsi che tu te lo sia ripreso per qualche motivo, che ci sia un senso. È evidente che se hai avuto energia sufficiente a compiere un gesto del genere, hai anche giustificato l’azione stessa nell’eseguirla: aprire il quaderno, riconoscere quello che tu stessa hai scritto, modificare la realtà stringendo il foglio tra le dita e tirandolo via, sono azioni che hai compiuto in momenti che non hanno pienamente un contesto per me. Cose successe. Che strano.
Intanto io sono ancora vivo e, troppo spesso, mi sento trascinare all’indietro nel tempo. Torno, con il rumore che fa un sasso scagliato in un fiume, al tempo in cui ero un ragazzino taciturno che leggeva Rimbaud. E continuo a scrivere delle mie erezioni e delle ridicole parabole sessuali che invento per riempire il tempo quando il tempo si allunga e si sfrangia agli angoli. Ascolto in silenzio tutti i racconti del tuo mondo segreto e penso alle stanze in cui sei stata amata ed agli uomini che hanno pianto per te. Penso agli uomini che hanno finto di essere sul punto di frignare per averti vicina ancora per un po’ e sorrido quando il mio fantasticare mi concede una deviazione. Tu non sei nemmeno in questa stanza, non so se ricordi di esserti fatta rossa in viso quando tenevi la testa nell’incavo del mio braccio ed io continuo a parlarti con una dolcezza strana e calda come la pancia di un gatto addormentato. Mi ricordo che spesso ho diretto verso di te i sogni che stavo per fare, la sera tardi, steso sul fianco e zitto, io non stavo ancora dormendo, tutte quelle volte, mentre mi accorgevo di avere paura e cercavo il tuo volto ovunque dentro la mia testa, sulla parte interna delle palpebre, bevendo una specie di schiuma che usciva dai colori del giorno quando il giorno si scioglieva in vortici di dissoluzione scendendomi nella gola. Non sei qui. È così stupido, così divertente, così caldo. È come tenerti una mano sotto il seno e non capire niente. Come se succedesse di nuovo.
Urli che nella valle c’è il lupo ed i pastori conducono le greggi in salvo, senza che esista in realtà nessuna minaccia, ma se credi che ci sia un lupo puoi perfino vederlo e scappare tu stesso. A quel punto non conta niente che ci sia o no. È gioiosa la mano che smette di essere gelata. Fidati e stai zitta. Avevo paura, bene…
La caviglia che stringevo era avvolta nel lenzuolo e tu facevi finta di dormire. Eri così convincente che quasi riuscivi a produrre schiere di sogni tra i capelli ed il cuscino. Pensa che strano, una volta avevo una donna dentro il mio letto ed ero così innamorato che le concedevo di bere le mie lacrime ogni volta che voleva. Mi leccava le guance tenendo gli occhi chiusi. La sua lingua era sempre morbida e calda, non ho mai conosciuto un calore più pieno e definitivo di quello. È solo che ho dovuto cacciarla via appena ho smesso di piangere. O quello o bere il suo sangue. Che diavolo. Sempre le stesse catastrofi, sono secoli che andiamo avanti di questo passo ed i diavoli e le bottiglie ed i diavoli e le rose rosse mentre i cadaveri vengono trasportati fuori dalle case prima che inizino a puzzare sul serio. Tutto quanto avviene senza che quasi nessuno abbia da ridire, fuori dalle stanze dove trionfano odori organici e corpi nudi raccolti gli uni contro gli altri per sfuggire il terrore. E così tengo la tua caviglia avvolta dalle lenzuola mentre il vapore vola piano fuori dalla tazzina di caffè. Il centro della questione sta nel fatto che tu non apri gli occhi, mentre premi la pianta del tuo piede sinistro contro la mia pancia. Sto così bene con te, amore mio, come non mi era mai capitato. O forse è solo che adesso non me lo ricordo e mi piace pensare che sia la prima volta, mi piace tanto sentire il sangue che affluisce dentro il mio pene facendone un attrezzo ridicolo, se solo dovessi fermarmi a rifletterci per un po’, so che non avrei più il coraggio di chiederti di rimanere con me. Sai che per me non è un problema. Tu versati dentro questo mio povero occhio sinistro che tengo spalancato per te e non temere. Tutte le possibilità sono realizzabili, se tengo tra le mie mani la tua povera piccola ossuta e tiepida caviglia avvolta dalle lenzuola. Mi piace pensare che tu te ne accorga. Adoro credere che nella tua mente appiano queste stesse linee rosse che solcano il mio corpo, se al mio corpo inizio a pensare riducendolo ad un disegno da testo di anatomia. Queste linee rosse che partono dai centimetri quadrati della mia pelle in contatto con il tuo calore per gentile concessione delle lenzuola e vanno a riunirsi poco sopra lo sterno per poi esplodere in serie incoerenti di ragnatele, in vortici, spirali, golfi tra il collo e i coglioni.
Quanto ti amo, piccola mia, un fazzoletto bianco su cui capeggia una striscia rossa di sangue. Sei bellissima, non lo puoi sapere, adesso. Le mie ossa potrebbero rompersi come stalattiti di ghiaccio. Tu stai zitta. Fingi di credere che io non sappia che sei sveglia.
Solo qualche centimetro più in alto, piccolina. Tu non devi parlare, niente paura, rimani pure lì con le labbra incollate, l’aria che soffi fuori dal naso senza fare rumore resta calda abbastanza. Tutti percepiscono un leggero dolore alla bocca dello stomaco mentre ti alzi e vai via. Un bravo ragazzo ti si avvicina, guidato dalla sua erezione come un rabdomante che segue le vibrazioni del suo rametto biforcuto, un pene ben eretto lo ha condotto fino a te, continuando a premere la stoffa dei boxer. È un teatro muto che prosegue parallelo alle conversazioni che d’intorno si fanno più fitte ed insensate. Ed io guardo fisso nei tuoi occhi, mentre t’infili una mano sotto la gonna e premi le dita sul sesso già rovente. La tua povera vagina si sente tanto sola, mentre io ricamo sonetti sul pianto della zattera smarrita nell’oceano, che nessuno avvista la terra. Ed il bravo ragazzo non coglie il senso liquido del tuo sguardo, ma conosce l’odore del tuo desiderio e si accorge che il tuo piede inizia a vibrare mentre accavalli le gambe e ti infili un dito dentro. Oh, piccola mia, amore, che peccato che io non possa svanire! Incontrollato mi giunge al cervello un quadretto interessante: vedo il bravo ragazzo che ti monta di gusto mentre io ti torco una caviglia e ti faccio gridare. Non fa niente. Continua a dondolarti. Balletti per ballerini, stagni caldi di acque sulfuree, come ti amo io, nessuno al mondo, monta la mia ragazza, bravo ragazzo, che guaio!
Un fazzoletto bianco solcato da questo sbrego rosso sangue.
E così finisce che corro per le strade del mondo in cerca di una fica. Una ragazzina mi sorride e s’infila il dito indice tra le gambe e poi sorride di nuovo, ma con più gusto. Sono da te in attimo. Girati, voglio prenderti da dietro. Ma tu no, sei così carina ed incandescente e vuoi stringermi tra le gambe mentre ti entro dentro. Hai questa idea di assorbimento e presa sicura. Hai questo orgoglio inespugnabile per via delle tue cosce muscolose e finisce che te la do vinta. Quasi ti domando perché mai il bravo ragazzo si stia stantuffando la mia ragazza, ma mi trattengo e faccio sparire un pezzettino di me dentro il tuo corpo, in questo vecchio gioco di prestigio che riesce un’altra volta, grazie a dio, questa resta una cosa possibile. Una scopata parossistica in cui lascio svanire il rancore e sono sedato. Penso sempre di poterla rompere e l’illusione mi aiuta a picchiare più forte. La ragazzina è una di quelle che apprezza la frenesia. Avanti ed indietro o ruotando un pochino, sempre più veloce per dimenticare in fretta. Il bravo ragazzo, che pezzo di merda. Adesso sono tale e quale a lui, ma non mi dà fastidio quanto avrei creduto.
Una striscia rosso sangue come un taglio sul fazzoletto bianco.
Sorridente con un dito tra le gambe, ti ritroverò sempre così nei miei ricordi.
Nella piazza in cui confluiscono le strade principali del paese, i ragazzi dell’oratorio hanno allestito un podio per le impiccagioni. Le suore avrebbero preferito una ghigliottina, ma bisogna pur concedere qualcosa a chi è giovane ed incosciente. Il vescovo vestito di porpora ha dato il suo assenso.
Me ne andavo, i pugni sulle palle svuotate, anche il mio cuore batteva banale, quando vidi una turba di fanciulli strattonare per la camicia il bravo ragazzo verso il podio predisposto all’esecuzione. Il vescovo vestito di porpora urlava ghignando: <<ti condanno ad essere appeso per il collo fino a che morte non ne consegua. Tu hai violato il sesso della sua ragazza ed hai suscitato il lei l’orgasmo tramite lo sfregamento dei vostri organi sessuali, hai agito come una persona inurbana, l’hai fatta godere, hai sentito lo sperma risalirti lungo l’uretra e non hai trattenuto l’urlo nel momento del piacere. Che la fune ti illividisca il collo, che i bambini abbiano di che imparare quando vedranno i tuoi occhi rivoltarsi nelle orbite. In virtù del potere conferitomi da Dio e dal consesso sociale io ti dichiaro cadavere. Lui la ama più di se stesso.
Appendetelo.>>
Me ne andai via sorridendo.
E così il bravo ragazzo era stato liquidato. Ma io continuavo a solcare il mondo a colpi ritmici di suola sugli asfalti idioti. Tutte queste strade che percorro come se significasse qualcosa, come se tutto questo potesse sottrarre i secondi al massacro. Penso ai capretti urlanti condotti al macello, mentre mi perdo tra i vicoli, ed inizia a piovere. Bella stronzata.
Non conosco questa piazza né i ciottoli di questo viale. Ma i piedi mi vanno via. Dov’è la mia ragazza? Piego la testa all’indietro e tengo gli occhi aperti, lasciando che ci piova dentro e bestemmiando forte. Eppure il bravo ragazzo è stato freddato.
Quasi dico ad alta voce che dio è morto, quasi chiedo a nessuno chi mi possa consolare. Quasi quasi ho voglia di affondare i denti nelle carni del bravo ragazzo. O nelle tue.
Mi mordo un dito. E sono ancora vivo. Anche oggi.
2
LA TESTA DEL BRAVO RAGAZZO
Me ne torno a casa mia. Apro la porta e trovo la mia bella sorpresa sul tavolo del soggiorno. Il mio regalo di natale recapitato fuori tempo massimo.
Qualcuno ha avuto il pensiero gentile di mozzare il capo al bravo ragazzo e portarmelo casa. L’umanità continua a sorprendermi con le sue inaspettate attenzioni. Mi accendo la mia ultima sigaretta e guardo negli occhi la testa del bravo ragazzo. È molto pulita per essere morta di fresco.
-salute a te, bravo ragazzo. Se avessi saputo che venivi a farmi visita avrei preparato qualcosa. Magari un tritacarne.
-è stato quel fottuto del vescovo vestito di porpora.
Ah, parla pure, lo stronzo. Questa mi mancava. Una testa con la bocca larga. Ora le ho viste tutte.
-il vescovo vestito di porpora? E perché cazzo ha fatto una cosa del genere?
-gli piace che i ragazzi glielo succhino, ma il vero spasso per lui resta far rotolare di tanto in tanto la testa ad un povero cristo cui ha appena fatto la festa. Non volevo fare la rima. È che l’impiccagione gli risulta poco soddisfacente. Così insulsa, neanche una gocciolina di sangue. È un esteta. D’altro canto ci tiene a fare felici i ragazzi, così lascia loro usare la corda e poi si porta a casa il corpo. Un mio amico tiene un tavolo da biliardo in garage, quello stronzo c’ha piazzato una ghigliottina, nel suo garage. Decapitare un cadavere è meglio di niente, dice.
-ma perché cazzo hanno dovuto portarti qui? Mi rodeva il culo che tu te la scopassi, ma sono loro che hanno deciso di seccarti. Io, per me, ho un approccio più buddista alla vita. Quello che capita capita, tanto doveva capitare, per come la vedo io. Loro hanno questa fissa della punizione. Io da ragazzo ero il capo dei chierichetti, così hanno deciso che era giusto farti fuori con tutti i cazzi.
Tra l’altro volevo farti i miei complimenti per l’esecuzione. Sei morto benissimo. Un vero spettacolo. Contrazioni, gambe scalcianti e tutto il repertorio. M’hanno detto che te ne sei pure venuto nei pantaloni. Io non ho voluto guardare, perché sono una persona per bene, ma m’hanno raccontato tutto. Bravo.
-quello che mi rode il culo è che il vescovo vestito di porpora se n’è venuto molto meglio di me. Quel figlio di puttana s’è fatto scappare un gemito e poi s’è accasciato sulle ginocchia. L’anello lo danno solo agli erotomani.
-mi frega poco di quel panzone. Ho un approccio buddista alla vita. Chi appendono appendono e chi se ne viene se ne viene e come viene viene. Il problema adesso è che cosa devo farci con te.
-scusa se esisto.
-non te la prendere. Tu che faresti? Ti sei scopato la ragazza che amo, andiamo. Dovrei usarti come un pallone da calcio, ma non preoccuparti io ho un approccio…
-…buddista alla vita. Lo so. Continui a ripetere questa cosa come se avesse senso. Smettila di fare il figo.
Non è che potevo fare a meno di farmi la tua ragazza. Quella continuava a titillarsi la farfallina guardandomi dritto negli occhi. Andiamo, bello, siamo uomini tutti e due.
-la amo, ma è una puttana. Per colpa sua l’altra sera ho fatto il rodeo con una minorenne. Lo sai?
-magari allora dovresti ringraziarla…
-non è questo il punto. Tu sei una testa di cazzo fatta e finita. Lo sai? Io la amo. Tu non la ami. Per quanto possa titillarsi la farfallina guardandoti nelle palle degli occhi, tu non potrai mai amarla come la amo io. E mi sono sbattuto quella minorenne. L’ho stantuffata come se alla mia porta stessero bussando i cavalieri dell’apocalisse. Che imbroglio! E come me ne sono venuto, pure io!
-non capisco che cosa ci sia di male…
-non lo puoi capire. Anche adesso che t’hanno segato il collo, continui a ragionare con l’uccello.
-sono solo un bravo ragazzo. Non posso farci mica niente…
-lascia perdere. Che cosa devo farci con te? Me lo vuoi dire?
-abbi un po’ di pietà, mi hanno da poco mozzato lo capo a tondo. Raccontami una storia. Ho bisogno di dimenticare.
-uhm. Va bene. Hai una sigaretta?
Non ce l’aveva mica, una sigaretta. Così sono pure dovuto uscire per comprarmele. Racconto storie meravigliose, non faccio per vantarmi. Solo che riesco a dare il massimo solamente con un bicchiere mezzo pieno di whisky davanti. E quando ho in bocca il sapore del whisky, poi mi viene voglia di fumare.
Comunque, ho messo un cuscino sopra il mio sgabello migliore. Ho messo la testa sopra il cuscino. Ho versato il whisky ed ho iniziato:
La ragazza aveva scritto una piccola storia sul foglio centrale del mio quaderno nero.
La ragazza decise di strappare il foglio, mentre io non potevo vederla.
La ragazza tirò via il foglio ed io mi ritrovai ad aprire il quaderno nel mezzo, senza trovarci nulla.