mercoledì, 30 novembre 2005
è dolciastra
questa cazzo di sigaretta
è tremendamente dolciastra
dicono ci mettano la vaniglia
associabile a me e te e poi svanita di colpo
se i corpi non mentono è perchè i corpi non mentono
non mentono e non mentono e non mentono
vieni qui che ti schiaccio
sono un forza della natura
non è vero?
non una delle femmine che m'hanno fatto a pezzi
in modi fantasiosi e inaspettati
che non si ricordi di me
adesso che vado all'altare
e pensare che avreste potuto uccidermi a piacimento
quando non ero in grado di far danno
pensare che adesso
non sono in grado di nuocere
ve lo immaginate
questo corpo
reincarnato in mazza ferrata? secchiamoli tutti, stella. mi hanno rotto i coglioni, sul serio. tutti quanti. quella storia del sesso orale per far felice il tuo ragazzo, ricorda da chi l'hai appresa. no, tesoro, non la puoi baciare la sposa. siamo tutti elastici tesi, funi incarnite, citazioni di citazioni di citazioni. un bacio? ma che cazzo dici? il corpo non mente perchè il corpo non mente e non mente e non mente e non mente. salta didone che molto ha amato. come la metto con te? non ne ho la più pallida idea, amore mio. ne so niente. no che non la puoi baciare la sposa. ti passo questa falce in pancia, fidati, lo faccio. vi ammazzo tutti. no no no. non così! sono una persona meravigliosa. ti sto ascoltando. quel brutto ceffo t'ha tastata. sorriso di rosa, amata pesca grandinata in grappolo di cuori di maiale, il corpo non mente perchè il corpo non mente e non mente non la puoi baciare la sposa. m'addormento e muoio. ti ascolto. tutto tuo, tutt'orecchi. non basta. ne voglio ancora. mordimi un capezzolo e sognami questa notte, sognami, sognami, sognami. composto in immagini scorro alla velocità della luce, ti schiaccio, che non sono forse una forza della natura? ma dai! non ci credo che invisible monsters è anche il TUO romanzo preferito del meccanico! vero vero? sei la cosa migliore che potesse capitarmi, la bacio io la sposa, fate spazio, la bacio forte. prendi fiato. come come? e tu chi saresti? ti ho promesso cosa? nego in veemenza ed urlo sanguinante ogni mia attinenza con quello che ti porti tra le gambe. sono stanco. sono una forza della natura. lo sbaglio è stato smettere di spingere, lo sbaglio è stato associare alla mia spinta la scialba e delirante ipotesi che tu ti potessi muovere in conseguenza della pressione che il mio osso pubico applicava al tuo corpo perfetto mentre il tuo corpo, perfetto e non mente e non mente e non mente, stava disteso lontano da me. eri meravigliosa, una favola. ma, luca, io e te non ci siamo mai sfiorati! su questo potrei esprimenre qualche dubbio. il ragazzo esiste in mezzo al tempo. ora dì che non è vero! ti sfido, dì che non è vero! dì che non sei vera! quanti te ne sei presi? e come diavolo hai fatto? perdio, non ci credo. è fantastico supporre che tu. godo immaginando che io. poi insieme. balliamo? io e te. insomma, perchè no? possiamo, sai. il corpo non mente perchè il corpo non mente e non mente e non mente e non mente si alzano le dita come spade di ghiaccio e sui tasti di un cellulare che non ho mai visto in vita mia scrivono che la tua stanza profuma di vaniglia e tu lo associ a noi. il semplice fatto che tu riesca ad usare la parola noi mi manda in tale visibilio che se un cecchino qualsiasi mi facesse la cortesia di piantarmi adesso una pallottola nella nuca morirei ridendo. MA, LUCA, IO E TE NON CI SIAMO MAI SFIORATI! avrei dei dubbi avrei dei dubbi avrei dei dubbi TU NON MI CONOSCI NEMMENO e quindi dovrei credere che stiamo rientrando nell'ambito normale della cosa? ma chi? io? un paio di palle, se permetti! mi trattengo dal dire ti amo, mi sposo. ne voglio uno un po' più personale, un filmino di te che diventi me. lo puoi fare? no. non puoi baciare la sposa, ti ho detto.
postato da: lucowski alle ore novembre 30, 2005 20:40 | Permalink | commenti (6)
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domenica, 27 novembre 2005
mettetevi da parte tutto quanto, vi scongiuro. so che spesso lo fate ed io sono così fottutamente concentrato su me stesso da non accorgermene nemmeno, avete ragione. ma nel caso qualcuno di voi non lo stia facendo, vi chiedo d'impegnarvi assiduamente per la mia felicità. mi pare una richiesta ragionevole.
ne va la pena, fidatevi, perchè poi succedono cose come questa ed io ne traggo giovamento: è saltato fuori che questa ragazza conserva un foglio a righe zeppo di cose che ho scritto, tipo cento anni fa. mica me lo ricordavo. vi immaginate che bello che è stato quando lei se n'è venuta fuori con questa storia del foglio? insomma, so che potete essermi utili e mi volete bene. lavorateci.
postato da: lucowski alle ore novembre 27, 2005 15:09 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 24 novembre 2005
sentenze quasi definitive. impara ad accettare.
-sì. col cazzo!
anche col cazzo, monomaniaco.
-sì, col cazzo!
postato da: lucowski alle ore novembre 24, 2005 11:55 | Permalink | commenti (18)
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giovedì, 24 novembre 2005
(didone è nei guai. di nuovo. mi sa che s'ammazza anche questa volta.
me l'hanno fatta vulnerabile, la gattina si squarcia come niente, povera stella. tu dormi, animale allattato dalle tigri, dormi, tu che puoi.
un, due, tre, budella! salta didone che molto ha amato, una spada è sempre in erezione.)

uno, due, tre...
budella:
didone è nei guai. didone le prende. su tutta la linea.
tre, due uno...
s'ammazza.

***

cazzi giocattolo
e budella di cemento:
le ragazze vogliono ballare.

***

scavo archeologico
tossico rifugio
tempo spellato e stanco rigurgito
è amore
scriteriato
dita che si muovono
stringendo matite colorate
senza dubbio sei bellissima
ma adesso dormi e sogna, stellina,
chiudi gli occhi (stretti!)
mentre il topo affiora tra i liquami
e viene a galla
morto in un attimo di distrazione
non prevista
nè perdonata
poverina, tesoro, tutto quel sangue!
porpora imperlata interno coscia
sullo stomaco e dentro
niente amore nè discernimento
questi uomini come aghi spezzati
attraversano ancora il mio campo visivo
e di nuovo li odio
senza diritto
nè pentimento
tu ora dormi
aratri dissodano donne gravide
giovani senza occhi accolgono
cazzi arcuati e lacrime sostitutive
nelle orbite vuote da sempre:
quello è il tuo ragazzo
e te lo devi scopare
spero senza orgasmo, tesoro.
potendo scegliere, cerca di non venire.

***

esagero, mi dici
poi vai via
quella storia dei ritorni
non l'ho mai capita:
adesso si muore,
preparatevi.

***

è sempre in anelito di allucinazione che muovo per ghermirti
ho in odio chiunque ti tocchi,
con dita di ramo inarcato,
col sesso dei tuoi polpastrelli.
so del tuo corpo goduto:
ho in odio chiunque chi tocchi

***

è a questo punto che didone scoppia a ridere. spero vogliate usarle clemenza, la ragazza è andata. completamente. vi è distanza e scarto, il tempo serra le fila. l'incanto è nell'attimo. ("non me ne parlare! è la storia della mia vita! ti ricordi, amore, dei nostri meravigliosi orgasmi? gli eventi in questione hanno attinenza con la natura aerea del fremito, in opposizione alla tendenza metrica del ricordo. la verità si trova senza dubbio in un'anima e in un corpo, ma è un istante di verità affiorato per via del corpo in quell'istante stesso. so-didone parla, il ventre squarciato-del tuo placido intendimento di suscitare l'orgasmo mediante lavorio interamente codificato. so che lo puoi fare. rido di te, mio dolcissimoo imbecille.
quel corpo, quell'istante, quell'orgasmo.
affioranti dal nulla e nel nulla esauriti all'atto stesso del pensiero. è finita, cucciolo. adesso salta.
una spada è sempre in erezione.")
postato da: lucowski alle ore novembre 24, 2005 09:18 | Permalink | commenti
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domenica, 20 novembre 2005
la spiaggia è ridotta uno schifo
tra cocci di bottiglia e cazzi di plastica
sui cui i gabbiani abbattono
la prosecuzione immaginaria delle traiettorie di certi loro voli.
il ragazzo se ne sta a gambe incrociate a ciucciarsi un dito, pronto a nuove imprese nel mondo degli uomini, ma molto, molto stanco. ha bisogno di un pasto caldo, di un taglio di capelli, dell'amore di un dio ragionevole.
un barbone gli si avvicina, riconoscendo in lui un collega di sventura. per quanto gli esseri umani possano esercitare dubbio e indifferenza, restano cumunque soggetti ad attimi di empatia istantanea con qualche loro simile. fuori dal controllo prestabilito e dai buoni propositi di odio cristallino, gli sguardi si incontrano e le bestie si riconoscono, offrendosi a vicenda affetto e comprensione prima di poter assumere un atteggiamento deliberato. (amami amore nelle aree smagliate del tempo)
-hai da fumare?
-in hoc signo vinces, amico mio.
dalle dita alle dita la pall mall rossa esegue la sua parabola di eucarestia.
il ragazzo dice qualcosa di sè, il barbone annuisce e tira boccate profondissime.
postato da: lucowski alle ore novembre 20, 2005 09:40 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 19 novembre 2005
nella mia stanza, segregati, combriccola da spasso reiterato...l'infelice didone continua a salire sullo stesso sgabello posto sotto lo stesso gancio attaccato al soffitto. attaccata al gancio la stessa resistente fune le avviluppa la bella gola in qualche giro di troppo rispetto a quelli che sarebbero veramente necessari. la pollastra salta giù e sta appesa per il collo finchè morte non ne consegua, tutte le volte. è un amore di ragazza. il suo suicidio reiterato è uno dei modi possibili per cui ella possa conservare esistenza e visibilità.
-guardami, sono morta di nuovo! adesso come la metti con me?
il piccolo guevara sta fermo in un angolo, terrorrizato dalla memoria di un ruscello metonimicamente insinuata nella sua testa per il tramite degli occhi che accolgono la visione di un bicchiere colmo d'acqua. non ce la farà mai, s'è messo in testa di attraversare un certo fiume a nuoto, ma sappiamo tutti che non ha alcuna speranza di riuscita. povera stella, le ginocchia gli tremano solo al pensiero. ci vorrebbe altro che un inalatore, per la sua asma. ha i polmoni crivellati come una forma di groviera, non ce la farà mai. nemmeno è colpa sua. il piccolo guevara, con quei moncherini al posto delle mani, finirà per risolvere la tenzone in una crisi di pianto. fingeremo di non volergliene, ma dubito che riusciremo a dargliela a bere.
mentre alle mie spalle tribunali si riuniscono
e sentenze quasi definitive giungono a tarda ed inutile pronuncia...
....
(continua a leggere)
(quello che vuoi...s'intende...)
postato da: lucowski alle ore novembre 19, 2005 09:09 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 16 novembre 2005
HOLD ME
sfascio e fascinazione- memoria- odore di vaniglia!
il palpito il grugno spaccato contro mattoni di diniego- taciuto e zitto oltraggio: tu adesso, per piacere, ti metti gambe larghe e zitta non ti muovere va bene va bene va bene! nuvole d'astio e tenerezza, le ginocchia sono stremate: creatura alquanto felina per odiare il pelo di gatto, tu che dici? il canto di natale è alle porte mentre scivolano tra le sbarre i topi del mio cupido strafatto: che amore di ragazzina che rifletti il tuo soffio sopra il vetro infilati negli stivali ed aspettami nel vicolo mmmm dimenticanza e affetto nel sangue reindirizzato delle coppe memorizzate (senza ritegno) se ti pare il caso, se vuoi e se stai comoda, sposta pure le mutandine e fammi posto fascinazione e sfascio...gli rompo il culo al tuo maestro di flauto, fidati.
essìa, me la fumo un'altra sigaretta.
ti adoro.
postato da: lucowski alle ore novembre 16, 2005 10:34 | Permalink | commenti
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mercoledì, 16 novembre 2005
trovo sempre lo stesso palpito di morte
quando mi giro a guardarti, amica mia,
vorrei che l'attimo fosse dorato e dolce
come quando mi hai incontrato per strada
e ti sei mossa per assecondare
il mio pene gonfiato di rosso stupore
senza dire una parola
tutto molto semplice
ma pare che tu mi abbia imbrogliato. porcatroia.
porca, troia, tesoro dolcissimo,
la notte in cui sei partita
sorridevi pregustando salti e vomito
il tuo bacetto sembrava uno scherzo divino

la gente non lascia porte socchiuse
se vuole che non entri nessuno

nè posso credere davvero che i tuoi lucchetti
siano adesso un invito

quindi me ne vado
sperando vivamente
di divenire lametta
e pupazzo a molla
nell'attimo prima del tuo prossimo orgasmo
sperando che tu ti smarrisca
e ti faccia un male cane
lo dico con amore
precipizi ce ne sono
quanti ne voglio
ed io saprò saltare

tra fondi di caffè e lame di luce
l'istante raggrumato è una palla di pelo
nella mia gola di gatto...colpo di tosse...
postato da: lucowski alle ore novembre 16, 2005 10:00 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 16 novembre 2005

si finisce nella danza
questa ragazza che mi tende la mano
io non so chi sia
non mi importa
è un istante
poi le fiamme si levano
dalle alte torri
scatole di scarpe
entrano in stanza tranquille
uomini dipinti
corrono alla caccia
ti ricordi tutto quello che mi ricordo io?
dovresti farlo
dovresti proprio ricordarti tutto quanto
c'è stato un momento di verde brillante
hai quasi pianto nel rosa della strada innevata
che bella ragazza che sei
dalle alte torri
questi inganni e questi incanti
questi giochi divisi
labbra diverse
bottoni di plastica e gomitoli neri
nel negozietto sotto la strada
mi hai pizzicato il fianco
posso vedere come è fatta la tua camera da letto?
mi ricordo la ragazza piegata sulla mia pancia
capelli e onde nere
la tua gonna larga ora è plastica che fonde
postato da: lucowski alle ore novembre 16, 2005 08:27 | Permalink | commenti
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domenica, 13 novembre 2005
alla fine posso sapere con chi sto gareggiando
questo è il trucco
lasciare che colpi stronzi mi becchino al mento
partendo dal buio
è la fine dei giochi
si tratta di guardare
accendere le luci
e avanti
se il volto non è in ombra
mentre scatta l’avambraccio
che mi spacca un pezzo di labbro allegro
ne posso ridere mentre vado al tappeto
se scoppiano rose di sangue
tra le mie risate tossite
svenire ghignando di nuovo
sarà una vittoria scintillante
postato da: lucowski alle ore novembre 13, 2005 09:57 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 12 novembre 2005

fuga in francia

recapitare libri lettere e corpi

"scarabocchi sul pavimento

di una gabbia"

"inganno per gli orologi"

ma

ehi?

postato da: lucowski alle ore novembre 12, 2005 23:21 | Permalink | commenti
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sabato, 12 novembre 2005
...E FA, O SIGNORE, CHE IO CE L'ABBIA SEMPRE PIU' GROSSO DEI MIEI NEMICI, AMEN.

chissà, forse è meglio se me la scordo
la tua faccia
tu che dici?
fra stupori e mal di pancia
qua s'è fatta sera
e le bestie senza zampe
hanno sempre voglia di passeggiare nel buio
sai cosa voglio? voglio che tu mi guardi adesso. in questo istante esatto. che vedi? dillo!
posso diventarlo, sai. insegnami, uno; inventami, due; un graffio sulla guancia
e nella pancia cazzi amari in circolo vizioso, tre e quattro e cinque e sei...lollipop, questa sera non te ne faccio massaggi.
ti piace questo? ma, bambolina, è tutto tuo.
figurati, sono qui per dare spettacolo, vengano signori. ci avrei questo pezzetto di intestino tenue che potrebbe andar bene per il cuccioletto biondo. avanti! che, hai paura? proprio adesso che diventa divertente? sissignora, non le credo. la storia che lei si rifiuta di raccontarmi
è
falsa.
quindi aria.
no, mamma, ti prego, non mi lasciare da solo! cori di gracchianti incubatrici dal becco adunco si compongono nell'aria viola della sera inquinata: conoscevo l'amore, ti ricordi?
era una favola, piccola mia.
e tu, poverino! non ce la fai più , amico mio, c'hai il cuore in gola tutto il tempo e non riesci più a farti le seghe. mi dispiace con tutto me stesso. hai fatto un guiao. andavi come un treno, ti ricordi? quante erezioni e quante ragazzine nell'estate, col tuo bravo braccio rotto eri amatissimo, abbronzato... si vedevano le tue voglie sbirciare il mondo tendendo il collo dal cavallo
accarezza
il cavallo
(dei pantaloni? ma come ti permetti! non esistono altri maschi all'infuori di me! quale piacere e piacere, quale autoveicolo di peccato nascosto tra le fronde mi hai taciuto nel pomeriggio in cui sono morto? ti fai scopare da tutti quanti, dimmi la verità, tesoro. sei tanto una cara ragazza. ma ti fai scopare da tutti quanti) (mamma, quella si fa scopare da tutti quanti!)
(e allora?)(ma io mi sono innamorato!) (è nell'attimo, figliolo, è nell'attimo. quante volte te lo devo dire? quando senti il tuo nome infuocare l'aria nel cuore della notte, ti è fatto obbligo di amare quella voce, non chi lo pronuncia. inteso? fila a letto. scuoia quel topo, prima, che domani non è venerdì!)
vedi, amore mio, è tanto difficile per me essere altro che un ago da flebo nei giorni in cui siamo precipitati. il bacio di gloria che ci siamo promessi, mi pare esaurito in qualcosa come un tempo futuro. ma il tempo futuro non esiste! (l'oste ha pronunciato una scialba sentenza di morte per la speranza di ognuno. vedete di schiattare senza rompere troppo i coglioni. quando nell'arco di una sera scura un viaggiatore eccetera eccetera (tu non hai letto il libro! le citazioni le recido come cazzo mi pare!) sospira inculandosi entro pareti d'osso una ed una sola nota musicale, quella è. per il resto, fottiti. che le tue ginocchia si riempiano di vernice bianca e togliti dai coglioni.) sai qualcosa del destino delle pareti vaginali della donna che amo, in questa fredda cospirazione delle distanze? sai perchè i muri ridono al mio passaggio. oste? mamma? amore?
cazzo, è proprio vero che non c'è mai nessuno quando se ne ha più bisogno...
postato da: lucowski alle ore novembre 12, 2005 18:38 | Permalink | commenti
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sabato, 12 novembre 2005

(IL CANE E' ORMAI MORTO DA UN ANNO, AVVELENATO.(MI MANCA))

è che ieri sera piangevo al telefono
anche se una volta tanto ero io a dire di no
consolato dalle lacrime
e contenta lei che piangessi pure io
alla fine dei conti esasperato
dal continuo prendersi per il culo
di tutti quanti
e così adesso tolgo
una due tre quattro
un milione di zecche
a questo cane venuto da me
il cane è venuto da me
perché sa che gli darò qualche cracker
questo cane è venuto da me
ma dietro l’orecchio destro
io vedo l’apocalisse
e la fine di ogni speranza
e vedo i campi di sterminio
i bambini morti in culla
prostitute di dodici anni
odore di sperma nell’infanzia
del tutto impossibile da rimuovere
e vedo morte e schifo ed abbandono
e vedo la cieca determinazione al delitto
ed il delirio contenuto dell’inevitabile essere umano calpestato
vedo queste bestie ferme e grigie e gonfie
e trionfanti di un furto eseguito secondo natura
vedo che è inutile persino tentare
è un martirio insensato
viene via
una viene via tra le mie dita protette da un tovagliolino di carta
e viene via immergendo le altre nel sangue rosso rubino
non ho fatto attenzione
mi viene da vomitare non è vero
che amo questo cane non è vero
niente
mi viene da vomitare
voglio che tu adesso vada via
ma negli occhi non riesco a guardare il cane
né nessun altro
né te
questa mattinata grigia e rossa
è la corsa assurda al fallimento
è lo stomaco che mi fa crepare
sono io quasi vivo come sempre:

è che quando mi sono accorto
che il mio pianto le piaceva
ho smesso
ed ho cambiato tono di voce


ma lei ha appena quattordici anni
e non vuole stare da sola
e pensa a me
misteriosamente
pensa proprio a me.

postato da: lucowski alle ore novembre 12, 2005 08:48 | Permalink | commenti
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venerdì, 11 novembre 2005

sul ponte della nave
siamo io
lovecraft
e lucette la rossa
su uno sgabello per i cazzi suoi michel houellebecq fuma ad oltranza
che l'acqua è fredda
lui l'ha già detto
e la sua mano pendula
aggiunge che non c'è niente da aggiungere
quando di lì passa bukowski
nessuno si aspetta che abbia qualcosa da dire
e lui rispetta il pronostico

io e la rossa siamo in malattia
e lovecraft si prepara a battersela

postato da: lucowski alle ore novembre 11, 2005 11:38 | Permalink | commenti
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giovedì, 10 novembre 2005

caro Santo,

con tutto quello che mi sono bevuto quella sera, mi ricordo ancora che t'avevo promesso di raccontarti la mia storia obliata. ce l'avevo nascosta in un bauletto portaproiettili dell'estate scorsa. l'ho ripescata oggi pomeriggio.

a te,

ad maiora.

 

LA CAVIGLIA DELLA MIA RAGAZZA

 

 

 

La ragazza aveva scritto una piccola storia sul foglio centrale del mio quaderno nero.

 

La ragazza decise di strappare il foglio, mentre io non potevo vederla.

 

La ragazza tirò via il foglio ed io mi ritrovai ad aprire il quaderno nel mezzo, senza trovarci nulla.

 

 

 

Manca il foglio centrale di questo quaderno. Forse non è il caso di lamentarmi. Può darsi che io mi meriti cose anche peggiori di questa. Le crisi di pianto, la morte, i corsi di kick boxing, gli assorbenti usati, i fiammiferi spenti e l’amore o qualcosa di vagamente simile continuano comunque ad esistere mentre manca il foglio centrale di questo quaderno.

 

Può darsi che tu te lo sia ripreso per qualche motivo, che ci sia un senso. È evidente che se hai avuto energia sufficiente a compiere un gesto del genere, hai anche giustificato l’azione stessa nell’eseguirla: aprire il quaderno, riconoscere quello che tu stessa hai scritto, modificare la realtà stringendo il foglio tra le dita e tirandolo via, sono azioni che hai compiuto in momenti che non hanno pienamente un contesto per me. Cose successe. Che strano.

 

 

 

 

 

Intanto io sono ancora vivo e, troppo spesso, mi sento trascinare all’indietro nel tempo. Torno, con il rumore che fa un sasso scagliato in un fiume, al tempo in cui ero un ragazzino taciturno che leggeva Rimbaud. E continuo a scrivere delle mie erezioni e delle ridicole parabole sessuali che invento per riempire il tempo quando il tempo si allunga e si sfrangia agli angoli. Ascolto in silenzio tutti i racconti del tuo mondo segreto e penso alle stanze in cui sei stata amata ed agli uomini che hanno pianto per te. Penso agli uomini che hanno finto di essere sul punto di frignare per averti vicina ancora per un po’ e sorrido quando il mio fantasticare mi concede una deviazione. Tu non sei nemmeno in questa stanza, non so se ricordi di esserti fatta rossa in viso quando tenevi la testa nell’incavo del mio braccio ed io continuo a parlarti con una dolcezza strana e calda come la pancia di un gatto addormentato. Mi ricordo che spesso ho diretto verso di te i sogni che stavo per fare, la sera tardi, steso sul fianco e zitto, io non stavo ancora dormendo, tutte quelle volte, mentre mi accorgevo di avere paura e cercavo il tuo volto ovunque dentro la mia testa, sulla parte interna delle palpebre, bevendo una specie di schiuma che usciva dai colori del giorno quando il giorno si scioglieva in vortici di dissoluzione scendendomi nella gola. Non sei qui. È così stupido, così divertente, così caldo. È come tenerti una mano sotto il seno e non capire niente. Come se succedesse di nuovo.

 

Urli che nella valle c’è il lupo ed i pastori conducono le greggi in salvo, senza che esista in realtà nessuna minaccia, ma se credi che ci sia un lupo puoi perfino vederlo e scappare tu stesso. A quel punto non conta niente che ci sia o no. È gioiosa la mano che smette di essere gelata. Fidati e stai zitta. Avevo paura, bene…

 

 

 

La caviglia che stringevo era avvolta nel lenzuolo e tu facevi finta di dormire. Eri così convincente che quasi riuscivi a produrre schiere di sogni tra i capelli ed il cuscino. Pensa che strano, una volta avevo una donna dentro il mio letto ed ero così innamorato che le concedevo di bere le mie lacrime ogni volta che voleva. Mi leccava le guance tenendo gli occhi chiusi. La sua lingua era sempre morbida e calda, non ho mai conosciuto un calore più pieno e definitivo di quello. È solo che ho dovuto cacciarla via appena ho smesso di piangere. O quello o bere il suo sangue. Che diavolo. Sempre le stesse catastrofi, sono secoli che andiamo avanti di questo passo ed i diavoli e le bottiglie ed i diavoli e le rose rosse mentre i cadaveri vengono trasportati fuori dalle case prima che inizino a puzzare sul serio. Tutto quanto avviene senza che quasi nessuno abbia da ridire, fuori dalle stanze dove trionfano odori organici e corpi nudi raccolti gli uni contro gli altri per sfuggire il terrore. E così tengo la tua caviglia avvolta dalle lenzuola mentre il vapore vola piano fuori dalla tazzina di caffè. Il centro della questione sta nel fatto che tu non apri gli occhi, mentre premi la pianta del tuo piede sinistro contro la mia pancia. Sto così bene con te, amore mio, come non mi era mai capitato. O forse è solo che adesso non me lo ricordo e mi piace pensare che sia la prima volta, mi piace tanto sentire il sangue che affluisce dentro il mio pene facendone un attrezzo ridicolo, se solo dovessi fermarmi a rifletterci per un po’, so che non avrei più il coraggio di chiederti di rimanere con me. Sai che per me non è un problema. Tu versati dentro questo mio povero occhio sinistro che tengo spalancato per te e non temere. Tutte le possibilità sono realizzabili, se tengo tra le mie mani la tua povera piccola ossuta e tiepida caviglia avvolta dalle lenzuola. Mi piace pensare che tu te ne accorga. Adoro credere che nella tua mente appiano queste stesse linee rosse che solcano il mio corpo, se al mio corpo inizio a pensare riducendolo ad un disegno da testo di anatomia. Queste linee rosse che partono dai centimetri quadrati della mia pelle in contatto con il tuo calore per gentile concessione delle lenzuola e vanno a riunirsi poco sopra lo sterno per poi esplodere in serie incoerenti di ragnatele, in vortici, spirali, golfi tra il collo e i coglioni.

 

Quanto ti amo, piccola mia, un fazzoletto bianco su cui capeggia una striscia rossa di sangue. Sei bellissima, non lo puoi sapere, adesso. Le mie ossa potrebbero rompersi come stalattiti di ghiaccio. Tu stai zitta. Fingi di credere che io non sappia che sei sveglia.

 

 

 

 

 

Solo qualche centimetro più in alto, piccolina. Tu non devi parlare, niente paura, rimani pure lì con le labbra incollate, l’aria che soffi fuori dal naso senza fare rumore resta calda abbastanza. Tutti percepiscono un leggero dolore alla bocca dello stomaco mentre ti alzi e vai via. Un bravo ragazzo ti si avvicina, guidato dalla sua erezione come un rabdomante che segue le vibrazioni del suo rametto biforcuto, un pene ben eretto lo ha condotto fino a te, continuando a premere la stoffa dei boxer. È un teatro muto che prosegue parallelo alle conversazioni che d’intorno si fanno più fitte ed insensate. Ed io guardo fisso nei tuoi occhi, mentre t’infili una mano sotto la gonna e premi le dita sul sesso già rovente. La tua povera vagina si sente tanto sola, mentre io ricamo sonetti sul pianto della zattera smarrita nell’oceano, che nessuno avvista la terra. Ed il bravo ragazzo non coglie il senso liquido del tuo sguardo, ma conosce l’odore del tuo desiderio e si accorge che il tuo piede inizia a vibrare mentre accavalli le gambe e ti infili un dito dentro. Oh, piccola mia, amore, che peccato che io non possa svanire! Incontrollato mi giunge al cervello un quadretto interessante: vedo il bravo ragazzo che ti monta di gusto mentre io ti torco una caviglia e ti faccio gridare. Non fa niente. Continua a dondolarti. Balletti per ballerini, stagni caldi di acque sulfuree, come ti amo io, nessuno al mondo, monta la mia ragazza, bravo ragazzo, che guaio!

 

Un fazzoletto bianco solcato da questo sbrego rosso sangue.

 

 

 

E così finisce che corro per le strade del mondo in cerca di una fica. Una ragazzina mi sorride e s’infila il dito indice tra le gambe e poi sorride di nuovo, ma con più gusto. Sono da te in attimo. Girati, voglio prenderti da dietro. Ma tu no, sei così carina ed incandescente e vuoi stringermi tra le gambe mentre ti entro dentro. Hai questa idea di assorbimento e presa sicura. Hai questo orgoglio inespugnabile per via delle tue cosce muscolose e finisce che te la do vinta. Quasi ti domando perché mai il bravo ragazzo si stia stantuffando la mia ragazza, ma mi trattengo e faccio sparire un pezzettino di me dentro il tuo corpo, in questo vecchio gioco di prestigio che riesce un’altra volta, grazie a dio, questa resta una cosa possibile. Una scopata parossistica in cui lascio svanire il rancore e sono sedato. Penso sempre di poterla rompere e l’illusione mi aiuta a picchiare più forte. La ragazzina è una di quelle che apprezza la frenesia. Avanti ed indietro o ruotando un pochino, sempre più veloce per dimenticare in fretta. Il bravo ragazzo, che pezzo di merda. Adesso sono tale e quale a lui, ma non mi dà fastidio quanto avrei creduto.

 

Una striscia rosso sangue come un taglio sul fazzoletto bianco.

 

Sorridente con un dito tra le gambe, ti ritroverò sempre così nei miei ricordi.

 

 

 

Nella piazza in cui confluiscono le strade principali del paese, i ragazzi dell’oratorio hanno allestito un podio per le impiccagioni. Le suore avrebbero preferito una ghigliottina, ma bisogna pur concedere qualcosa a chi è giovane ed incosciente. Il vescovo vestito di porpora ha dato il suo assenso.

 

Me ne andavo, i pugni sulle palle svuotate, anche il mio cuore batteva banale, quando vidi una turba di fanciulli strattonare per la camicia il bravo ragazzo verso il podio predisposto all’esecuzione. Il vescovo vestito di porpora urlava ghignando: <<ti condanno ad essere appeso per il collo fino a che morte non ne consegua. Tu hai violato il sesso della sua ragazza ed hai suscitato il lei l’orgasmo tramite lo sfregamento dei vostri organi sessuali, hai agito come una persona inurbana, l’hai fatta godere, hai sentito lo sperma risalirti lungo l’uretra e non hai trattenuto l’urlo nel momento del piacere. Che la fune ti illividisca il collo, che i bambini abbiano di che imparare quando vedranno i tuoi occhi rivoltarsi nelle orbite. In virtù del potere conferitomi da Dio e dal consesso sociale io ti dichiaro cadavere. Lui la ama più di se stesso.

 

Appendetelo.>>

 

Me ne andai via sorridendo.

 

 

 

 

 

E così il bravo ragazzo era stato liquidato. Ma io continuavo a solcare il mondo a colpi ritmici di suola sugli asfalti idioti. Tutte queste strade che percorro come se significasse qualcosa, come se tutto questo potesse sottrarre i secondi al massacro. Penso ai capretti urlanti condotti al macello, mentre mi perdo tra i vicoli, ed inizia a piovere. Bella stronzata.

 

Non conosco questa piazza né i ciottoli di questo viale. Ma i piedi mi vanno via. Dov’è la mia ragazza? Piego la testa all’indietro e tengo gli occhi aperti, lasciando che ci piova dentro e bestemmiando forte. Eppure il bravo ragazzo è stato freddato.

 

Quasi dico ad alta voce che dio è morto, quasi chiedo a nessuno chi mi possa consolare. Quasi quasi ho voglia di affondare i denti nelle carni del bravo ragazzo. O nelle tue.

 

Mi mordo un dito. E sono ancora vivo. Anche oggi.

 

 

 

2

 

LA TESTA DEL BRAVO RAGAZZO

 

 

 

Me ne torno a casa mia. Apro la porta e trovo la mia bella sorpresa sul tavolo del soggiorno. Il mio regalo di natale recapitato fuori tempo massimo.

 

Qualcuno ha avuto il pensiero gentile di mozzare il capo al bravo ragazzo e portarmelo casa. L’umanità continua a sorprendermi con le sue inaspettate attenzioni. Mi accendo la mia ultima sigaretta e guardo negli occhi la testa del bravo ragazzo. È molto pulita per essere morta di fresco.

 

-salute a te, bravo ragazzo. Se avessi saputo che venivi a farmi visita avrei preparato qualcosa. Magari un tritacarne.

 

-è stato quel fottuto del vescovo vestito di porpora.

 

Ah, parla pure, lo stronzo. Questa mi mancava. Una testa con la bocca larga. Ora le ho viste tutte.

 

-il vescovo vestito di porpora? E perché cazzo ha fatto una cosa del genere?

 

-gli piace che i ragazzi glielo succhino, ma il vero spasso per lui resta far rotolare di tanto in tanto la testa ad un povero cristo cui ha appena fatto la festa. Non volevo fare la rima. È che l’impiccagione gli risulta poco soddisfacente. Così insulsa, neanche una gocciolina di sangue. È un esteta. D’altro canto ci tiene a fare felici i ragazzi, così lascia loro usare la corda e poi si porta a casa il corpo. Un mio amico tiene un tavolo da biliardo in garage, quello stronzo c’ha piazzato una ghigliottina, nel suo garage. Decapitare un cadavere è meglio di niente, dice.

 

-ma perché cazzo hanno dovuto portarti qui? Mi rodeva il culo che tu te la scopassi, ma sono loro che hanno deciso di seccarti. Io, per me, ho un approccio più buddista alla vita. Quello che capita capita, tanto doveva capitare, per come la vedo io. Loro hanno questa fissa della punizione. Io da ragazzo ero il capo dei chierichetti, così hanno deciso che era giusto farti fuori con tutti i cazzi.

 

Tra l’altro volevo farti i miei complimenti per l’esecuzione. Sei morto benissimo. Un vero spettacolo. Contrazioni, gambe scalcianti e tutto il repertorio. M’hanno detto che te ne sei pure venuto nei pantaloni. Io non ho voluto guardare, perché sono una persona per bene, ma m’hanno raccontato tutto. Bravo.

 

-quello che mi rode il culo è che il vescovo vestito di porpora se n’è venuto molto meglio di me. Quel figlio di puttana s’è fatto scappare un gemito e poi s’è accasciato sulle ginocchia. L’anello lo danno solo agli erotomani.

 

-mi frega poco di quel panzone. Ho un approccio buddista alla vita. Chi appendono appendono e chi se ne viene se ne viene e come viene viene. Il problema adesso è che cosa devo farci con te.

 

-scusa se esisto.

 

-non te la prendere. Tu che faresti? Ti sei scopato la ragazza che amo, andiamo. Dovrei usarti come un pallone da calcio, ma non preoccuparti io ho un approccio…

 

-…buddista alla vita. Lo so. Continui a ripetere questa cosa come se avesse senso. Smettila di fare il figo.

 

Non è che potevo fare a meno di farmi la tua ragazza. Quella continuava a titillarsi la farfallina guardandomi dritto negli occhi. Andiamo, bello, siamo uomini tutti e due.

 

-la amo, ma è una puttana. Per colpa sua l’altra sera ho fatto il rodeo con una minorenne. Lo sai?

 

-magari allora dovresti ringraziarla…

 

-non è questo il punto. Tu sei una testa di cazzo fatta e finita. Lo sai? Io la amo. Tu non la ami. Per quanto possa titillarsi la farfallina guardandoti nelle palle degli occhi, tu non potrai mai amarla come la amo io. E mi sono sbattuto quella minorenne. L’ho stantuffata come se alla mia porta stessero bussando i cavalieri dell’apocalisse. Che imbroglio! E come me ne sono venuto, pure io!

 

-non capisco che cosa ci sia di male…

 

-non lo puoi capire. Anche adesso che t’hanno segato il collo, continui a ragionare con l’uccello.

 

-sono solo un bravo ragazzo. Non posso farci mica niente…

 

-lascia perdere. Che cosa devo farci con te? Me lo vuoi dire?

 

-abbi un po’ di pietà, mi hanno da poco mozzato lo capo a tondo. Raccontami una storia. Ho bisogno di dimenticare.

 

-uhm. Va bene. Hai una sigaretta?

 

 

 

Non ce l’aveva mica, una sigaretta. Così sono pure dovuto uscire per comprarmele. Racconto storie meravigliose, non faccio per vantarmi. Solo che riesco a dare il massimo solamente con un bicchiere mezzo pieno di whisky davanti. E quando ho in bocca il sapore del whisky, poi mi viene voglia di fumare.

 

Comunque, ho messo un cuscino sopra il mio sgabello migliore. Ho messo la testa sopra il cuscino. Ho versato il whisky ed ho iniziato:

 

 

 

La ragazza aveva scritto una piccola storia sul foglio centrale del mio quaderno nero.

 

La ragazza decise di strappare il foglio, mentre io non potevo vederla.

 

La ragazza tirò via il foglio ed io mi ritrovai ad aprire il quaderno nel mezzo, senza trovarci nulla.

postato da: lucowski alle ore novembre 10, 2005 19:36 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 09 novembre 2005
(tento quella che è stata definita
analisi inutile del vuoto
nuoce alla salute, dicono, me ne sbatto.
infinitesimali pezzi di spazio
ad ogni passo si coagulano contro di me)

sorprendo nel residuo della lacrima
che mi si asciuga sulla guancia destra
l'ennesima citazione
di un uomo sprovvisto di parole
come di proiettili
e di specchietti retrovisori
che testimonino
e non a mio discapito
una cazzo di volta
io non c'entro
ve la state prendendo con la bestia sbagliata
dico a quelli che mi infilano il tubo in gola
gonfiare il mio fegato
non farà di me un buon pasto
io ho conosciuto qualche livido
davvero amabile
ma con questo?
cristo santo
pensate davvero che le mie carni siano commestibili?
ma qualcuno può spiegare a qualcuno
che
uh
"non è piacevole morire sulla croce
è più piacevole..."
postato da: lucowski alle ore novembre 09, 2005 19:56 | Permalink | commenti
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lunedì, 07 novembre 2005

questo è un pezzetto di malattia

disse il coniglio

e sghignazzava

l'amore si presenta in forme inopportune

e fastidiose

come pioggia in agosto

chiedo consiglio

e chiedo scusa

il canto di natale

il soporifero sbaglio

di una calza smagliata

la mia amica ha abortito

ma non riesce a smettere di ridere

quella volta che in agosto

si scolò tutto quanto a disposizione

e mi fece bere il vino bianco

leccandole i capezzoli

decidemmo che era solo un gioco

così il bambino non era mio

sono bravo e vigliacco

e fine della storia

tutto questo per dire a june

che c'è un schizzetto di vino

sul dorso di uno dei suoi libri

dio

speriamo che mi perdoni

postato da: lucowski alle ore novembre 07, 2005 14:59 | Permalink | commenti (11)
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domenica, 06 novembre 2005

bimba

mi stai soffiando addosso troppa cenere

non te ne accorgi?

sei sicura, bimba, ne sei certa

hai idea di quanto costa

questo gioco di prestigio?

non ti dico di smettere

non ci sperare

solo tieniti pronta

sai com'è

spargimento di sangue

la luna è nel mestruo

niente spilli e bamboline con

me

bimba

se è il caso

procurati un mitra

e fallo in fretta

 

postato da: lucowski alle ore novembre 06, 2005 09:45 | Permalink | commenti
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giovedì, 03 novembre 2005
bukowski nel cortile della scuola
bukowski ricoverato all'ospedale dei poveri
i bambini sembrano sapere
qualcosa che lui ignora
perde sangue dalla bocca
perde sangue dal culo

ci si sveglia nell'aria minerale
incastrati tra filamenti cobalto
distrutti
ossa rotte
coperti di polvere

un giorno qualcuno mi ha raccontato una storia
ed oggi sono ancora vivo
la scatola di cemento intorno al corpo
le braccia scivolano sui fianchi
esistono senza ritegno
come la tela del ragno
i fili del telefono
ed i vermi che si fanno strada nelle tombe
potrei rivaleggiare col sole
perdere guerre private nei vicoli
di queste città metalliche di zucchero bagnato
di miele di terra e di ruggine
ma l'incanto persiste
perso di vista:
un uomo segregato
differente da tutti gli altri
non visto nè salvato
conosciuto solo dalle piattole
e dai bagliori del vetro in frantumi
fa scorrere le dita della mano destra
fra capelli sporchi
dita come rivoli di salvezza
lungo superifici di martirio
il cranio irregolare
la morte della mosca
privata dell'ossigeno
in un bicchiere capovolto
esiste tutto quanto
tu lo vedi e lo tocchi
ed è reale
questo pianeta
assenza di divinità
geminata in suppurazione
umanità virulenta
contagio
taglio e marcescenza
i bambini nel cortile della scuola
estendono sui volti
mezzo arco di ghigno
scintillanti crudeli bagliori
di vetro in frantumi
sorridono
come parabrezza di automobile
sfasciata in urto devastante
e luce di decostruzione ed annullamento
contro tutti noi
contro la voce flebile
della ragazza amata
nascosta nel buio
insieme a te
nello spazio di un miracolo rosa petalo
e mentre i bordi delle nuvole s'arrossano
puoi solo pregare
che non vi trovino
che ridano
perpetui divoratori di bellezza
inconsapevoli delle regioni oscure
in cui vivi nascosto
lontano dai cortili
e inseguito dagli ospedali
postato da: lucowski alle ore novembre 03, 2005 10:26 | Permalink | commenti (1)
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