lunedì, 31 ottobre 2005
ragazzina smettila di ridere
che cazzo ne sai?
non ne sai niente
di questo essere umano
maschio quasi vivo
ragazzina smettila
questa stella
s'è spenta
andata
fatto finito chiuso
e
non ci provare
non ne sai niente

alle tre di notte
perfettamente sveglio
la frase è:
"e
piantamelo in gola,
amore mio,
questo cazzo di coltello"
postato da: lucowski alle ore ottobre 31, 2005 01:49 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005
eros ed erosione
della coscienza
fervida immaginazione
di allacciamenti
in alloggiamento
in precognizione
e
porco mondo
in scienza esatta
del mio mancare
postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 20:45 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005
opale ed ametista
non c'è niente da fare
te ne sei andata
senza salutare
corallo e stronzi di cane per strada
uccelli migratori
pesciolini disposti
in architetture di difesa
te ne sei andata
ma che cazzo
mi rasserenano le fantasie di suicidio
e questo non va bene
mi rodono lo stomaco
schegge di topazio
tagliato sbilenco
al pensiero di qualche testa di cazzo
che ti passa un braccio intorno ai fianchi
che si fa vedere in giro con te
falciare prati
guidare autobus
dichiarare guerra
opale ed ametista
corallo...
signore bianche
offono mani da baciare
uomini distrutti dal dolore
scoreggiano su poltrone scucite
dico
cazzo
dico
dovresti stare con me
questa notte.
postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 14:42 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005
gente zitta accalcata
morente la folla
rediviva
si prepara lo sparo
umettando a fior di lingua
la canna del fucile
morbida la femmina
cala sull'erezione
e si richiude intorno
ecco che ora sei dentro
quello che devi fare
lo sai
niente di nuovo sotto il sole
dice il qoelet
postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 14:41 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005

"sotto l'ascella

nel reggiseno

urla

una mammella"

ponzoni,jannacci,pozzetto.

postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 13:09 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005
gli sciamani dell'antico messico
si immergevano nudi in acqua
per togliersi i cazzi dalla testa
postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 13:07 | Permalink | commenti
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sabato, 29 ottobre 2005
che odio
ieri sera mica mi sono addormentato
sono svenuto
come un coglione
e non mi sono svegliato stamattina
sono stato sbattuto fuori
dall'ennesimo utero pieno di catrame sciolto
una pozza di nero incandescente
vaffanculo
ho pensato
con gli occhi ancora chiusi
ad un bel suicidio lento
il taglio delle vene da fare come si conviene
ne parlavo con un mio amico tempo fa
vaffanculo
tagli verticali
tagli a t
porcocazzo
e questo mi ha tenuto al mondo
pensarmi morto
vaffanculo
ma c'è gente
c'è questa ragazza che odoro
dov'è andata?
ci sono posti piacevoli e chiese gotiche
farafalle insostenibili
colori che fanno male agli occhi
ci sono regioni piene di verde e giallo
cartoline da spedire
inganni da tenere in piedi
recite in cui ridere dementi
cuori in formaldeide
ma che cazzo sto dicendo?
oh
non va bene
le donne di bukowski
capelli nell'acquaio
romanzi russi di un milione di pagine
rosse carni esposte al ludibrio del sole
africa
dostoevski
una cane impegnato nel balzo
il gatto migliore di me
crocifissioni silenziose
questo articolato sistema di scambi sociali
piattaforme per l'estrazione del petrolio puzzolente
gli autobus hanno percoso chilometri senza numero
nella notte del mio catino di merda
nell'incubo ti ho vista nuda
mio istante di luce
la rete neurale
il circuito d'amore reiterato
l'uomo steso nella vasca da bagno a morire dissanguato
la scimmia infila un bastone un una tana di formiche
pornostelle pornobimbi pornoamori
pestilenziali soffi di marmitta
idrogeno ozono e cazzi di gomma
ma tu
dove cazzo sei finita?
hai credito illimitato
le discariche traboccano di ostie consacrata
mi ha fatto male leggere joyce
mi ha fatto male svegliarmi a cazzo duro
impossibile pisciare in queste condizioni
la distanza la distanza la distanza la distanza
così grosso questo pezzo di carne
così necessario un vuoto da riempire
è importante che io ti metta sotto
che tu mi faccia toccare il punto termine
dove finisci fica amorosa
prova a decifrare il borbottio onirico
chiediti della vita su altri mondi
non tollero l'idea che sia solo
questo uccello di prima mattina
questa aurora di sangue pompato in basso
si porta appresso versi mozzati
dal vuoto bianco delle penetrazioni
inesprimibili
è avvenuto e non ero io
un sabato notte degrada in buio semplice
niente data
inarticolato essere umano
dita disossate
niente sonno
solo catrame e svenimento
ed al risveglio
nella nascita
cazzo duro arcuato
tu non sei qui
postato da: lucowski alle ore ottobre 29, 2005 10:49 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 ottobre 2005
contorto
stupido
amore
in desiderio
in ostensione
in odiosa mancanza
del corpo santificato di voglia
versata come inchiostro rosso
in tutte queste notti
tutte queste ore
le nere fruste del buio
hanno sempre superfici
su cui abbatersi
fregandosene del cuore
delle libellule
e del sacrificio di cristo
rimani sveglio
anche questo nero
lo attraversi
occhi aperti
giocando con le dita
sporcandoti le mani
filando bave immaginarie d'amante-femmina
fuori da labbra appena dischiuse
l'erosione procede ininterrotta
nello stomaco esposto
squarciato e vibrante
di contorto stupido amore
sono solo una bestia elastica
appostata
in attesa che tu ti avvicini abbastanza

scopiamo?



postato da: lucowski alle ore ottobre 27, 2005 17:50 | Permalink | commenti
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mercoledì, 26 ottobre 2005
mia piccola, dolcissima dea,
chissà se qualcuno ti ha scopata
questa sera

mi sveglio nel centro esatto della notte
questa notte
con tutti i sogni in cocci
tutto tagliato e sanguinante
che penso
"chissà se hai fatto l'amore con qualcuno
questa notte"
ma sarebbe troppo
cerca di capire
mio tesoro
devo chiedermi
se qualcuno ti ha scopata
questa sera
io devo restare vivo
non so bene perchè

mia piccola, docissima dea,
ti sogno
bagnata
nostalgico
sono un cuore fine-ottocento
e tu sei così lontana

mia piccola,
dolcissima,
dea,
il desiderio si compone
in spirali
vortici
ed ellissi
le mie parole si fanno così pericolose,
te ne accorgi?
hai detto:
"prendimi le cosce"
dolcissime
insistenti
carezze e poi
così forte
fino ad arrivare in fondo
incandescente ti invando la pancia
hai detto:
hai detto:
hai detto:

mia

piccola

dolcissima

dea

è tutto il peggio che tu puoi immaginare:
sveglio nel centro esatto della notte,
io le spezzerei
le mani
che potrebbero averti toccata
postato da: lucowski alle ore ottobre 26, 2005 01:40 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 25 ottobre 2005

FACCIAMO UN GIOCO. VOI COME LO CONTINUERESTE QUESTO RACCONTO?

 

 

 

Di mestiere io sorrido. Dico che tutto va bene, evito che la gente si preoccupi, mi faccio guardare in faccia e vi rassicuro. Durante tutto il tempo che passate a guardare me non c’è modo di pensare né al mutuo né a quell’ammasso pericoloso che cresce dentro l’utero di vostra moglie. Per alcuni di voi è un figlio, per altri un tumore. Il tumore ammazza lei, il figlio voi. Entrambi solo se ce la fanno. Adesso non ve ne dovete preoccupare.
Se sorrido va bene.
Ed io sorrido di mestiere.

Tra due minuti si va in onda. La vedete quella ragazza mora, che si sta sistemando il top perché il suo capezzolo non travalichi il comune senso del pudore durante la trasmissione delle diciannove?
Quella ragazza ha ingoiato il mio sperma. Più di una volta. Mi ha detto che aveva un buon sapore. Forse mentiva, probabilmente mentiva. Mentiva di sicuro, che cazzo, non poteva mica essere buono come diceva lei. Ma il punto non è quale sapore avesse il mio sperma. Il punto è che io ho il potere di obbligarla a dirmi che è buonissimo. Squisito. Quando le guardo in faccia, subito dopo che si sono bevute la mia sborra puzzolente, quelle devono darmi l’impressione che hanno appena mandato giù la cosa più deliziosa che poteva loro capitare in bocca. E se infilo loro un pezzetto di cacca giù per la gola, devono darmi quella stessa identica espressione.
La ragazza bionda, quella con il neo sul lobo dell’orecchio sinistro, l’ho tagliata con una lametta da barba arrugginita. Ha mugolato. È una cara ragazza.
Quella con le punte dei capelli arancione l’ha succhiato per un sacco di tempo al mio cane. Secondo voi come ha commentato il gusto dello sperma del mio Labrador? Esatto.
Potrei continuare l’elenco con tutte quante le ballerine. Ma preferisco che voi concentriate l’attenzione su un altro piccolo particolare. Siamo a venti secondi dalla messa in onda. Guardate le loro facce. Adesso succede un miracolo. Guardate che cazzo di espressione hanno. Non sembra anche a voi che abbiano un lampadina accesa su per il culo? Una lampadina che si smerda e s’arroventa?
Ammirate con me la trasformazione. Col loro fastidio, mentre le telecamere ve le portano a casa, sparisce da questi benemeriti volti anche ogni minima traccia di intelligenza del mondo. Guardate con me come queste ragazze si trasformano nelle stupide, rassicuranti troie che noi tutti vogliamo che siano. Adesso sanno solo sorridere. Sono molto sottovalutate, queste fanciulle.
Tra l’altro, la vedete quella coi capelli violetto? Stasera le infilo un ago nel clitoride.

Certe volte penso di essere la persona più felice del mondo. Altre volte lo so per certo. Se ci pensate, mi darete ragione. Che cosa conta, in questa nostra triste epoca di anonimati? Conta che vicino al tuo nome la gente ci metta una faccia. Conta che quando quel cazzo di nome che ti hanno affibbiato, o meglio ancora un nome nuovo che ti sei preso da solo, viene pronunciato, gli esseri umani che lo sentono sappiano di chi diavolo si sta parlando. Il tempo in cui siamo capitati è la perdita totale di ogni senso, per questo le persone che vincono su tutti i fronti sono quelle il cui nome ha un senso per tutti. Siamo noi, facce distinguibili tra le vostre. So cosa non vi fa dormire. So quale cazzo di pensiero torna puntuale nelle vostre teste prima di cominciare a sfornare incubi. Voi sentite di non contare un cazzo per nessuno. Voi siete tutti uguali senza aver scelto di esserlo. È vero. Fa male. A questa cosa non ci si abitua mai. Ma è proprio per questo che il fatto che voi conosciate il mio nome ed io non conosca il vostro assume un’importanza decisiva. La questione è che la norma è fatta di individui che non significano niente l’uno per l’altro, eppure questi individui hanno tratti specifici che vorrebbero con tutto il cuore fossero riconosciuti e valorizzati. Invece, ciccia. Voi vi sentite pezzi di carne senza nome né senso solo perché è esattamente questo che siete. Guardate la televisione, guardate me e nessuno vi guarda. Se voi attraversaste a piedi tutte le città del mondo, quanta gente vi fermerebbe perché è contenta di vedervi? Io direi, in percentuale rispetto a quella che incontrereste, un numero equivalente a zero. Se vi fate davvero i cazzi vostri, zero punto zero e poi zero. A me basterebbe mettere piede nel vostro schifoso quartiere di gente vorrei-ma-non-posso perché tutti quanti, anche quelli che non mi tengono in buona considerazione, si accorgessero di me. Fosse anche per guardarmi storto e disprezzarmi, pure voi mi riconoscereste. Fa male, vero?


Davanti allo schermo ultrapiatto su cui si susseguono immagini per lo più insensate, penso a Cristo che muore nel disprezzo dei presenti. Come Mussolini. Che la folla è una belva, che il sangue le piace più d’ogni cosa quando l’ha insaporito ben bene d’adorazione prolungata, queste nozioni sono risapute fino ad essere lapalissiane. Viviamo nella moltiplicazione degli idoli, siamo di fronte ad un menù fornitissimo. Io stesso sono una pietanza, sono mangime. Questa verità non abbassa per niente il livello di invidia che tutti quanti mi dovete, solo è per voi leggermente consolante. Vorreste essere il pasto di quelli come voi, è l’unico scopo riconosciuto nell’attuale sistema di valori sociali. Non potete farcela, quasi nessuno tra voi può nemmeno sperare in una possibilità. Così vi rimangono blandi gesti sostitutivi di accanimento sui nostri cadaveri. Restiamo, tuttavia, venerati come portatori di santità anche nell’abiezione. Nella distruzione più che in ogni altro momento.
Sento che sto per essere attaccato dalla depressione. Niente di veramente nuovo, ma è sconsolante sapere che nemmeno io posso evitare la sofferenza. Se un essere che raggiunge i vertici della società di cui fa parte soffre, vuol dire che questa cazzo di società di cui faccio parte ha delle base fasulle, è costruita con materia ontologicamente sbagliata. Gli elementi costitutivi dell’umanità sono errati, l’uomo è eseguito male. Voglio dire, cristo santo, io ho quello che la gente vuole avere, raggiungo i fottuti scopi per cui sembra sia stato cagato nel mondo e continuo a sentirmi una merda. Sono la persona più felice del mondo e continuo a sentirmi una merda. Mi chiedo perché mai non siamo ancora stati spazzati via dai funghi atomici, sarebbe stato così perfettamente in linea con la nostra parabola evolutiva, un punto d’arrivo geometricamente fondato, immediatamente successivo ai campi di concentramento. Personalmente, ci penso mentre sullo schermo la telecamera mi offre il primo piano delle natiche sode di una femmina della mia specie, ritengo che la mancata soluzione del problema antropologico mediante lo sterminio dipenda dall’assoluta casualità con cui la nostra progressione filogenetica avviene nel tempo. Ne so poco, io, di queste cose, ma pare adesso che Darwin non ci avesse visto così giusto come ci hanno fatto credere. Per quello che posso capirne, l’unica costante evolutiva dell’umanità che resta incondizionata è il dominio sempre maggiore dell’ambiente e della fisiologia tramite lo strumento tecnologico, questa è la nostra natura: scassarci la testa a vicenda con pietre appuntite, preservativi, missili sensibili al calore, microchip per reinventare le facoltà di senso, bomba all’idrogeno e così via. Il resto succede alla cazzo di cane.
Quindi adesso ho davanti agli occhi uno schermo televisivo uguale a quello che la maggior parte di voi vorrebbe avere, ma questo non mi rende accessibile una regione priva di sofferenze.
Ci volevano i funghi atomici, ci volevano.

postato da: lucowski alle ore ottobre 25, 2005 18:52 | Permalink | commenti (16)
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domenica, 23 ottobre 2005
ancora casualmente vivo, immaginando la versione del racconto che ne farebbe foster wallace se fosse a conoscenza dei pensieri sconnessi di un autista ubriaco, il giovane incauto siede come in contemplazione delle esplosioni colorate che gli si accavallano nella scatola cranica, vestigia elettriche della passata oscurità alcoolica.
le catene scorrono in trambusto l'una contro l'altra. a questa bella figlia diamo nome scintilla.
ogni possibile veleno è stato bevuto con avidità. le labbra hanno danzato umide e lucenti ed il nostro simulacro in forma antropica ricorda di aver pronunciato ad alta voce versi e resoconti, seduto da solo nel metallo in movimento, mentre premeva con un piede la realtà in forma di pedale della frizione, con l'altro il ferro dell'acceleratore, in masturbazione. il ragazzo doveva di certo aver usato anche il freno, mentre il mattino, la bieca spia del sole nascente, sorrideva il suo ghigno dietro qualche monte del cazzo...doveva aver frenato, poichè egli è ancora vivo, ma non se ne ricorda. alla mente gli ritornano ragionamenti clitoridei su una comune delusione bipede in immagine di femmina magra, le logiche e le retoriche, sempre più d'una, versate fuori da labbra vegetali. sigaro e cappello, un interlocutore.
il piede destro accellera e masturba. col sinistro si sollecita la produzione di secrezioni, che l'attrito non gli spacchi il membro nel cambio marcia.
frenare ha frenato, è vivo.
tra i veleni è la dimenticanza, il gusto migliore, svegliarsi senza memoria sulla lingua...
postato da: lucowski alle ore ottobre 23, 2005 17:28 | Permalink | commenti
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sabato, 22 ottobre 2005
questo pomeriggio
trascorre nelle vene dei polsi
è tutto vero ma non importa
ci sono state notti di lacrime
una volta una decina di orgasmi
me lo ricordo bene
ma non importa
nemmeno ti conoscevo
quando vuotai quella bottiglia di vino
in compagnia di seni allegri
il prezzo pagato
scontrino buttato
nei piedi inchiavardati
in questo tempo
catrame in ostensione
si solidifica e mi tiene fermo
ho bevuto e leccato capezzoli
me lo ricordo bene
ma non importa
nemmeno ti conoscevo
il sabato credo significhi sesso
non per me
che comunque sentirei la tua voce
nel pieno dell'orgasmo
se anche mi decidessi
ad essere ragionevole
postato da: lucowski alle ore ottobre 22, 2005 14:58 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 18 ottobre 2005
elaborazione del lutto
di solito il tuo amore se ne sbatte
passi un dito sul muro
chiedendoti qualcosa
senza risponderti
perdi tempo
una ragazza su un aereo
volo economico
viaggio di studio
sesso esplorazione
qualunque cosa
un'altra infila occhiali da sole
bella puledra
così s'è scoperta d'un tratto
sarà bravo questo tizio nuovo
chissà dove l'ha trovato
ma lasciamo perdere
quello che volevo dire?
non me lo ricordo
il tuo amore
piccola mia
se ne sbatte
lui pure
mentre pallottole viaggiano in pacchi postali
mentre rose tentano di scolorire ed anna resta, suo malgrado,
clitoridea e ripetitiva.
postato da: lucowski alle ore ottobre 18, 2005 22:14 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 18 ottobre 2005

REQUIEM PER UN AMORE

mi conoscevi appena

quando mi hai chiesto

della portata del mio schizzo di sperma

ed ora sorrideresti a conoscere gli sviluppi della faccenda

mentre io finora avevo creduto che toccasse a te

segnare il nuovo record

postato da: lucowski alle ore ottobre 18, 2005 19:50 | Permalink | commenti
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lunedì, 17 ottobre 2005

-Puoi?

stephen king,"misery"

postato da: lucowski alle ore ottobre 17, 2005 23:17 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 17 ottobre 2005

ti parlo piano voce nell’orecchio
questo racconto è il mio corpo che prende forma
il senso dell’incontro resta sempre segnato nella carne a linee rosse
ed è solo sanguinandoci dentro che possiamo conoscerci ed io sanguino adesso
incidiamo segni sbilenchi l’uno nella memoria dell’altro disegnati a tratti primitivi cominciamo tiepidi e tremanti se tu sai come succede io non ti credo se l’incanto tu l’avevi preparato menti e t’infili a corpo morto dentro un’illusione di controllo inverosimile questo che hai dentro è marmo in espansione pieno di sangue un pezzo di me che ha reiterato la brama ed ha preteso tensioni inimmaginate immobile e poi furioso dentro e dentro fino a sentire come una parete un fine corsa un punto insuperabile questa carne si fa pelle a contatto con l’aria tu ti fai umore salato contraendoti nelle linee rosee e poi rosse che mi incastrano stai ferma stai ferma
scatta adesso nei fianchi
ora sento che potrei attraversarti vicolo cieco
tendi l’inguine contro di me fino a sentirti incerta sui confini possibili tra i corpi voglio che tu abbia paura che non ci possano staccare più accecati e scivolosi bagnandoci io dentro e tu intorno qui si balla come non te lo potevi aspettare scatti nei fianchi scoprendo il senso dell’incontro certa adesso che nella carne te lo porterai tenendolo senza che ti sia più possibile nascondere che ti sono stato dentro ti chiederanno se ti senti un po’ più larga e non lo potrai negare quando invece di nuovo stringerai fino a strozzarmi carne che diventa pelle a contatto con l’aria quello che hai dentro sono io che mi rubo il sangue scatta nei fianchi adesso fatti scuotere testa indietro una due contrazioni le pareti imprigionano ti tengo ti ci porto perché so di preciso dove vuoi andare
postato da: lucowski alle ore ottobre 17, 2005 15:32 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 16 ottobre 2005

"vogliamo informazioni, numero sei."

-stephen king, cuori in atlantide.

postato da: lucowski alle ore ottobre 16, 2005 14:25 | Permalink | commenti
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domenica, 16 ottobre 2005
la separazione completa
sentire tutto da solo
interrotta per un istante
prova che il dolore
può essere amplificato
o distrutto
e richiamato
ma più spesso non lo controlli
ti fai più vicina mi fai più vero poi la bocca dello stomaco denuncia la tua assenza
è così che stanno al mondo le cose vive ci siamo tutti più o meno questione di intensità siamo nel mondo senza rimedio pure in oscuri anfratti rigettando la natura di sociali bestie in cerca di cibo acqua calore presa in giro continuiamo la natura umana che ci caratterizza ed imprigiona ci serviamo di mezzi biechi ed idioti per convalidare il contatto di fronte a gruppi di dementi peggio di noi il puzzo di materia fecale il denutrimento l'emotivo svuotarsi il senso dei gesti rimandato puntuale inganno alla prossima ripetizione domani sarò meglio di così dice ognuno amerò sarò presenza significativa in vite giustificate prendi per il culo te poi gli altri
da essere ad essere
di essere in essere
mendicando per gli altari
amore formato tessera
comprensione preconfezionata
anima secondo contratto
avanti a battezzare
tutti che piangono
scagliati fuori dalle fiche
contro le mura del mondo
contro i muri degli umani
avanti a battezzare
fuori e dentro il verde
sesso borsa agosto in spiaggia
è finita, vero, la guerra in vietnam?
uomo in stanza vuota
bibita marcita
esecrando popolo
coglione
messe di teste mozzate
raccogli i cocci
spalanca le braccia
in abbracci da funerale
facce dipinte nella giungla fluviale
merda che scorre sotto le città
di uomo in uomo informazione genetica
prolunga il tuo essere schizzando sperma
non disperdere il seme
scopa come un coniglio
se figli hai senso figliare compensa la croce di cristo i campi di sterminio l'effetto serra il campionato di calcio
la bocca
la bocca
la bocca
la bocca
da due secoli
la bocca
è aperta
e nera.
postato da: lucowski alle ore ottobre 16, 2005 10:35 | Permalink | commenti (10)
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domenica, 09 ottobre 2005

PARENTESI FAMILIARE

mia sorella cattolica: -ma perchè dio fa gli esseri limitati? (riferendosi a me)

io:-perchè così il nazismo è più divertente.

postato da: lucowski alle ore ottobre 09, 2005 11:39 | Permalink | commenti
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sabato, 08 ottobre 2005

"ami?"

stephen king, "scheletri".

postato da: lucowski alle ore ottobre 08, 2005 20:42 | Permalink | commenti (1)
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