mercoledì, 28 settembre 2005
ED IN BOCCA IL SAPORE DELLA DEA
sono nella stanza con la luce spenta, dopo mezzanotte. l'umanità degenerata e stupida è ancora in giro ad insozzare il mondo, ma con me non c'è nessuno fino a quando D. non invade l'aria facendo passare la sua voce attraverso i fori del telefono, è davanti a me e la sto toccando prima ancora che possa rendermene conto. 2000 e passa anni dopo che gesù cristo è stato liquidato con un tiro mancino.
ho qualche informazione, ho alcune nozioni. ho il mio desiderio. mi appartiene la parola che abbiamo fatto nostra. la parola è "voglio". sento che D. la pronuncia ed il fuoco mi invade l'interno delle guance, mi fa gli occhi velati e mi colora le iridi. più scuro. il nero che ho negli occhi è primordiale, indefinibile. è la fame cieca di un rettile. appartengo alla mia natura di maschio. penetrazione, desiderio, caldo e umido. le cosce strette, la curva dei piedi inarcata verso nuove geografie corporee. conducimi, lasciati guidare. regalami le gocce che tu sfuggono. io voglio colarti attraverso e dentro. voglio che tu coli, incadenscente, sopra, intorno. voglio.
vuoi?
ami?
sii fuoco e fammi fiamma rossa.
sono nella stanza con la luce spenta e chiedo di essere la tua mano. chiedo di muovermi, chiedo di porterti muovere, chiedo che tu senta più forte il movimento e me e le esplosioni che vengono rimandate; voglio che ti accendano scintille in testa, voglio essere metallo fuso nella tua pancia e voglio essere io nelle dita, io la mano che ti insinua sotto l'ombelico e preme tra le cosce, voglio violare te e le contrazioni che puoi, voglio forzarti, voglio forzare te e le tue gambe mentre le ho attorno, mentre ti ho attorno, voglio che venga fuori quello che tieni nascosto durante il giorno, ti sento che cresci e ti apri, ti sento che mi imprigioni in una gabbia elastica di carne e sangue. pelle e sospiro. fai di me un'invasione desiderata. ripeti la parola desiderio. ripeti il mio nome, costringimi a ripetere il tuo mentre il respiro è mozzato e l'aria non basta, l'aria intorno ai corpi è troppo poca, devo venirmela a prendere dentro di te, devi venire a rubarmi la mia. stringi le pareti della bocca che hai là sotto, succhiami dentro come se mi stessi baciando come non avevi idea di poter fare.
sono sulla punta delle due dita ed è proprio così che avevo bisogno di sentirti respirare.
martedì, 27 settembre 2005
IL GRANDE
fissato con rimbaud e con quel racconto di bukowski
(bukowski non capisce rimbaud
intaglia figurine deformi nella gomma per cancellare
porta le mutande nere
ha pianto quando judy garland...)
che sgocciola mentre piange la fontana
era il contrario
naturalmente
mentre bukowski sgiocciola
la fontana
piange
(bukowski ha ucciso un uomo a reno)
"il merlo siede sul filo
l'aquilone vola nel vento
e la ragione
è del pazzo"
postato da: lucowski alle ore settembre 27, 2005 22:14 |
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venerdì, 23 settembre 2005
insegnate ai vostri figli a spaccare culi
insegnate ai vostri figli a leccare culi
e che mai
dico cazzo mai
invertano i culi
insegnate ai vostri figli a riconoscere un culo dall'altro
e ad agire di conseguenza
un altro mondo è possibile
ed è peggiore di questo
venerdì, 23 settembre 2005
SAI CHE SEI TU
Ecco che mi avvicino alla ragazza e le sorrido. Sul mio volto continuo a sentire la smorfia che si forma, si congela e poi scompare. Mi sento masturbato. Vuoto. Che strazio. Houellebecq lo dice in Estensione del dominio della lotta, “sono masturbato”. Ieri sera lei piangeva mentre le tenevo le mani. Oggi sono masturbato.
Sono innamorato di te, perché sento questa cosa come una malattia? Di notte mi trovo spesso a pensare “ti amo”, ma non mi serve a niente. Niente serve a niente, che stronzata. Andrò avanti così? Incapace di muovere le dita, incapace. Una ragazzina di quattordici anni è innamorata di me. Perché non sento per nulla questa cosa mentre lei ci mette un sacco di tempo per dirmela? È così, quando io ci metto un sacco di tempo e non te lo dico nemmeno? E poi che cazzo significa, questa cosa? Essere innamorati…dovrebbe coinvolgere in qualche modo il corpo, avere a che fare con gli odori, dipendere da qualcosa, invece io striscio, inizio a strisciare sullo stomaco e poi vado avanti, sento la tua pelle sudata mentre geme addosso a qualcuno come una specie di tortura, a chilometri di distanza da te. Per nessun motivo plausibile mi sembra impossibile toccarti. Sento che qualcuno mi infila le dita nella pancia e comincia a girare le unghie in tutte le direzioni, scavando lentamente. Oppure ho una un’erezione massacrante, un orgasmo fortissimo e poi sono masturbato, non tengo più le mani intorno alla mani di nessuno, nessuno piange lanciando nella mia direzione le parole più importanti della sua vita, in mano tengo solo quella che mi pare sia carne mia, roba mia, io, sono anche questa cosa.
Eppure c’è stato un tempo in cui ho violato i tuoi occhi, io me lo ricordo. Un tempo in cui se avessi provato a muovere un passo sarei caduto a terra, un nucleo che lascio stare, qualcosa che mi rifiuto di corrompere. Un incontro così non avverrà mai più? Sono queste le cose che pensano quelli che amano? Tu che pensi?
Il ghigno via dal mio volto. Bianco. Da sorridere. Ero io, per tutto quel tempo, ero io?
Una domenica mattina. Nel lunedì successivo non ci sarà niente di nuovo o interessante. Potrebbe essere così per sempre. Immagina una vita scandita dagli intervalli che separano una domenica dall’altra. Immagina un incubo. Siamo molto vicini. Basta che tu chiuda gli occhi e ti faccia guidare. Non te ne accorgerai nemmeno. Come disse il puledro alla vergine.
Le sensazioni molto allentate. Molto lontano dal sapere davvero quello che si ha intorno. Neanche è inerzia questa, è una situazione di riflesso condizionato permanente. Immagina una vita in cui ogni pensiero che giunge faticosamente a conclusione sembra luminoso come una specie di miracolo.
Passo attraverso il “diario di un killer sentimentale” di Sepùlveda senza neanche saper dire se quello che leggo ha un senso, se mi piace, se è una cosa buona. Ho fatto bene a leggere questa cosa? Direi di sì. Bene… Si striscia come vermi dentro di me, come lungo percorsi prefissati: ho avuto la gioia piena di leggere che qualcuno ha per un attimo creduto di essere il suo fantasma camminando per qualche strada d’America. Questo sarà stato qualche secolo fa.
Ricordo poi una volta che avevo un cappotto nero pesante anche se in realtà non faceva mica così freddo ed un piccione non so come era riuscito a cacarmi su una spalla, ma non avevo la forza di togliere quella bianca merdina dalla mia vita e rimaneva là ancora ed ancora ed ancora ed ancora ed io ero il mio fantasma, altro che cazzi. Gioia piena e completa in se stessa la puoi provare pure mentre scivoli in basso, rotoli tra i tuoi vermi, inizi a piangere lentamente senza pulirti gli occhi e passi tra il muco ed il suicidio senza avvicinarti troppo all’uno né all’altro, un dito sotto il naso, una ragione di vita che adesso non ricordi: si può provare gioia piena e completa in se stessa anche solo sapendo quello che accade, sapendo che esisti: non è vomito e basta quello che ti si secca fra i sogni, guardando gli umani da cadavere e da folle tu sai l’estro, il soffio, l’incanto di una fiamma che si spegne: gli umani cadaveri e folli potrebbero darsi di gomito sussurrando che sei morto di freddo…
-e quando guardi una foto di bukowski, ti fa star bene?
-beh, sì, per forza.
Vedete, era vero. Nel modo in cui una cosa può essere vera. Un amore di ragazza, del tipo che le rispondi ancora per un paio di giorni dopo averle parlato per cinque minuti, quando è in vena. Lei a guardare il volto di Michel Houellebecq aveva riconosciuto lo scrittore. L’Uomo Dagli Occhi Che Colano Fuori. Cioè, il buon Michel non ci stava mica prendendo per il culo. Le aveva scritte lui quelle cose che io non riuscivo a smettere di leggere. (Una ragazza mi è venuta vicino mentre ero sprofondato ne “le particelle elementari”, mi ha informato che conosceva Michel, che era stata al social forum di Londra, che Michel aveva tendenze destroidi, destrorse o che forse non era del tutto mancino, quindi non era il caso di leggerlo. In teoria si sarebbe potuto dibattere dell’estensione del modello di socialdemocrazia svedese alla stimolazione dei corpuscoli di Krausse, ma lei non avrebbe comunque stimolato i miei, credo, quindi sono tornato a leggere senza neanche mandarla affanculo).
Michel era lui. Anche quegli occhi che stanno per colare fuori dalle orbite. Sono i suoi occhi. Quindi, per associazione, mi viene in mente:
-e quando guardi una foto di Bukowski, ti fa star bene?
Henry Charles Bukowski, conveniamo, è uno degli scrittori più fraintesi della storia. E guardando la sua foto si finisce per star bene.
Il resto è un’impressionante armonia corporea nell’allacciarsi la scarpa tenendo un piede sospeso per aria e continuando a tenere un ottimo….eccetera eccetera eccetera.
….la gioia piena risulta evidente solo quando senti che il sorriso perpetuo del Fratello Maggiore devia verso una smorfia per effetto della rottura del sistema emotivo a compartimenti stagni che ci ritroviamo a perpetrare…si sta bene a guardare in faccia Charles Bukowski.
E questo non ce lo può togliere nessuno.
giovedì, 22 settembre 2005
gli occhi delle pornostar sono porte sull'inferno
è quello che di caldo è rimasto nel mondo
a sentire qualcuno che pare ci capisca
è unicamente l'apparato genitale femminile
mentre mi torturo la mente come il coglione che sono e non ho niente da fare rifletto sul chiasmo e la natura genitale della forma poesia del sonetto, la canzone petrarchesca è pur sempre un'altra sega in un mondo di segaioli
e la Commedia
e le incisioni rupestri
e questo
e te
e me
e gli occhi-orgasmo-finto sono porte
sull'inferno
postato da: lucowski alle ore settembre 22, 2005 13:35 |
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mercoledì, 21 settembre 2005
basta così, direi che così
basta.
le cose nel mondo tendono a scolorare, tendono a sbiadire, tumefarsi lentamente, perdere la luce.
quello che i maschi promettono alle femmine è sempre un'esagerazione, il motore immoto è voglia di scoparsele.
quello cui le femmine fanno riferimento spalncando le gambe è meno importante di quanto siamo portati a credere.
restano i libri, per fuggire e volare tra i mondi.
scrivere sposta il limite, posticipa l'inganno con il disvelamento...è vero...ma ti hanno mentito, amica mia, ti hanno mentito il primo giorno di scuola e ti mentiva quel bel tipo che ti teneva la mano quando ancora ci credevi.
adesso basta...direi che così
basta.
questo cielo di fine settembre non è che una pozza di sciroppo scaduto.
lunedì, 19 settembre 2005
NONNE EPONIME, PAGLIACCI E PALLONCINI
in ascolto di gente francese, dall'uno si apprende come ogni benevolenza sarà oggetto di vendetta; dall'altro come veramente adulti non lo si diventi mai. in ascolto di gente francese, egualmente avvolte le facce nel fumo azzurro di sigaretta: l'uno fermo come una statua, l'altro proietta le dita in una fuga da fermo, reiterata; ad ogni parola scatta, ad ogni pausa s'apposta.
in ascolto di gente francese, io rifletto sulla minima parte di sè che ognuno lotta per conservare intatta. e penso, in ascolto, agli attacchi blandi, continuati, per cui integrità di percezione e pensiero infantili vacillano e, quasi sempre, crollano.
una minima parte di sè è da conservare intatta, impronta dell'innocenza, calcificata tra l'imbroglio ed il senso pratico.
...un riflesso istantaneo, in una porta a vetri...
postato da: lucowski alle ore settembre 19, 2005 15:46 |
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giovedì, 15 settembre 2005
aria incendiata misurabile
regioni di abisso
e mentre guardi nell'abisso
eccetera eccetera eccetera
meno nobile oblio
ed ossidazione di carne vergine esposta
marcescenza e suppurazione
inganno
e recidivo diniego
in perdita secca
"contro il mondo, contro la vita".
mercoledì, 14 settembre 2005
nell' immaginario collettivo l'uscita di alì dall'angolo del ring, alla fine del massacrante match sotenuto contro foreman in terra d'africa, rappresenta un momento di esaltate riscatto ed è, come affermava pasolini a proposito del goal durante una partita di calcio, un vero e proprio fatto poetico, per le stesse ragioni che l'intellettuale, rimpiato con e senza ragione in molti ambienti culturali contemporanei, adduceva nell'illustrazione della poetica rinvenibile alla base del gioco del pallone.
inoltre, va notato come alì fosse portatore di pesantissime componenti spirituali e sociali: il pubblico, per definizione massa d'energia canalizzabile, riscontrava nel suo essere nero e nel suo essere, in senso lato, "contro", motivi sufficienti ad investirlo di aspettavive tali da poter trarre godimento dalle sue gesta sportive al di là del valore tecnico di queste ultime. a riprova di tale considerazione, va notato come coloro i quali sono forniti di cognizioni tecniche specialistiche in virtù delle quali giudicare in senso tendezialmente più oggettivo, non convengono su un assoluto primato nella storia di questo sport del pugile clay, non trovando scandalo nell'accostarlo ad altri atleti di vertice nè nel farlo seguire a boxer considerati migliori nella stesura di anacrostiche classifiche indicanti il "migliore di tutti i tempi". cosa diversa accade nell'immaginario collettivo, ivi, alì è superiore a chiunque nella stragrande maggioranza dei casi, senza che sia possibile accostarvi chicchessia, poichè il pubblico risente, nel suo giudizio, della fortissima aura della personalità di alì. il pugno con cui questo esempio di pugile ballerino ha steso foreman in zaire, era (fosse anche stato concordato tra i due prima del match) carico di tensioni emotive planetarie che percorsero e percorrono i cuori e le menti del pubblico, energie simili a quelle che si sviluppano in una reazione nucleare: oltre che della violenza di cui la boxe è, per forza di cose, intrisa, quel pugno in particolare era spinto dall'amore di milioni di persone
(l'una sconosciuta all'altra e tutte capacissime di ignorare le morti altrui).
postato da: lucowski alle ore settembre 14, 2005 19:13 |
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domenica, 11 settembre 2005
ho il cazzo
questo è tutto
conta niente
è perchè temo o per virilità inderogabili nell'infanzia
è perchè tremo o perchè non riesco a pensare di piangere davanti ad un altro essere umano
(se lo facessi sarebbe peggio che giocasta-sarebbero vere tutte quelle cazzate)
(inganni da straccioni...)
perchè sono io a lanciare i razzi nell'ampolla rettale del mondo
sono io che strappo clitoridi
recido giugulari
succhio anime innocenti chinando la testa sui passeggini
(le madri distratte, le madri colpevoli, le femmine...)
(uteri, cieli impastati di merda chimica)
devastando le vite possibili dei neonati
saccheggio ogni possibile innocenza
ho il cazzo
altro che storie
giovedì, 08 settembre 2005
finire fuori strada con la macchina per evitare d'investire un gatto addormentato al centro di una carreggiata di campagna, ecco il mio concetto di eroismo.