giovedì, 30 giugno 2005

OFFRO IO

non molto equilibrio ed i fili tesi comunque a prendere in giro l’idea stessa

l’idea l’idea l’idea costruire un’idea sopra un’altra idea come dire avere paura

le parole che non vanno bene per lo sciamano

né per il fabbro

tantomeno

per il professore di latino

fissare con intenso tormento la stessa sigaretta devastata questa notte un giorno ho conosciuto uno sguardo migliore poi ho deviato inconsistenza cadavere filo su filo su filo la vuota rappresentazione ekphrasis ma perdio dice la mia amica di doversi nascondere sì c’è gente che la insegue gente che tiene in odio la sua dolce figura altra dolce metà di niente meno di zero e zero ancora quanto basta per costruire un filo questo immenso dolce sogno svanisce fluido tra insensato grattare di unghie porta su porta su porta, tutte chiuse. atto finale senza ricompensa pagato pegno assegnato cuore cadavere gli occhi ho letto un sacco di poesie di majakowski o sì o peggio di così fissare lo sguardo accuratamente indifferente su una sigaretta fumata fino al limite dei due terzi giunge la volante sirena spiegata vaffanculo non è bene questo ritmo continuo di frequentazioni a cazzo non è bene che il tipo in divisa tutto cazzo e cocaina se la prenda coi piccoli fumatori di hascisc non è bene che quello là si sia scopato la mia ragazza anche se di questa cosa sono sempre meno sicuro sempre ogni giorno che passa invalido riscuote l’assegno sulla tua cattiva coscienza di eutanasista seduta all’angolo questa piccola femmina di essere umano si porta di nuovo il dito fra le gambe e ride e si masturba come dietro le colonne come i chierici come i fanti gettati nella trincea del 1875 scorreggiano e piangono e non ci pensano pure pensandoci cercano di convincersi che ci stanno pensando la parola è questa -la  parola- mi si avvicina una coi capelli rosso fuoco schizzanti scintille che brava ragazza non medicamento né follia che scia di frustate quella volta che sulle scale infilavo la mano sotto la tua gonna odiandoti ed odiandoti ed odiando l’ardore ma una erezione così credo non ritorni mai più infilarsi sfuggire tu dici che una vita sana passi per. invece rimuovo l’ostacolo delle mutandine tanto per fare il cretino e vedere di nuovo in che razza di imbroglio riesco ad andare a finire non è un male che tu te ne sia scopati esattamente quanti te ne sei scopati il premio nobel russell sostiene che certi fastidiosi impedimenti provengano dritti filati dal timore di farla figliare col dubbio che il figlio poi non sia tuo figuriamoci, tutto può essere.
postato da: lucowski alle ore giugno 30, 2005 22:22 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 29 giugno 2005

DAVID FOSTER WALLACE HA SCRITTO CHE I GRANDI LOGICI TENDONO A MORIRE SUICIDI

(Nel millenovecentonovantacinque sono andato a fare i compiti a casa di una mia compagna di classe. Mentre lei attendeva alla soluzione di un problema di matematica che richiedeva l’uso di frazioni a due cifre per il numeratore, ho notato come potessi sedermi dietro di lei a gambe aperte e premere il mio sesso contro i suoi glutei. Questa possibilità mi era offerta dal modo in cui lei stava seduta proprio sul bordo della sedia, lasciando molto spazio dietro. Mi sono, dunque, seduto dietro di lei ed ho iniziato a muovermi oscillando mentre sentivo il mio pene gonfiarsi fino al punto da farmi male. La ragazza ha continuato a risolvere il problema mentre io continuavo a premere più forte che potevo l’erezione contro il suo corpo. Questo sfregamento è andato avanti per un tempo che ora non riesco a determinare. Ad un certo punto, però, dobbiamo esserci alzati da quella sedia, perché il mio ricordo successivo è che stiamo incamminandoci verso la lezione di catechismo.

Quel giorno avremmo fatto piangere la suora che, tra l’altro, era anche piuttosto carina, per quello che ricordo.

Avevo dodici anni.

Per strada finii per ripiombare sulle natiche della mia amica, irresistibilmente attratto da qualcosa di cui ero cosciente alla perfezione, pur non essendo in grado di descriverlo a parole.

Ansimando, attaccai al muro la mia amichetta e le sollevai la t-shirt esponendo un seno che era qualcosa di più meraviglioso di tutto quello che mi è poi capitato di vedere nel resto della mia vita. Toccarlo era entrare nella dimensione del sogno. Oh, no…era molto meglio.

Circa una settimana dopo la cuginetta di questa mia compagna di classe mi mostrò le sue, di tette.

Ma non era più la stessa cosa.)

 

 

postato da: lucowski alle ore giugno 29, 2005 13:31 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 26 giugno 2005

forse è stato ferlinghetti a dire del poeta

 che declamava come un tubero pasciuto degli animali

  tristi dopo il coito mentre invece

gli innamorati dell’ultima fila sembravano svagati e felici

prenditeli

 prenditeli tutti quanti

cristosantissimo quanto ti amo
postato da: lucowski alle ore giugno 26, 2005 00:15 | Permalink | commenti (2)
categoria:
venerdì, 24 giugno 2005

IL NOSTRO ESECRANDO MATRIARCATO

Le tre donne stanno sedute vicinissime sul divano, che è posto orizzontalmente rispetto all’apparecchio televisivo, a circa due metri di distanza dallo schermo.  La madre di Giuseppe, sua moglie e la madre di sua madre formano una specie di alleanza spirituale contro un personaggio femminile palesemente cattivo, perno dell’azione nella puntata del ventiquattro aprile millenovencentonovantaquattro di una soap opera francamente inguardabile, a meno che lo spettatore non ne sia talmente preso da considerare davvero i fatti narrati come eventi reali, disastrose catastrofi all’apparenza incontrastabili avvenute allo scopo di devastare la vita delle persone a cui si vuol bene.

La soap diventa imperdibile però se, e solo se, chi la guarda arriva a modificare il ritmo delle proprie pulsazioni a tempo con quello che ritiene scuota il petto delle eroine il cui cadenzato destino televisivo continua a posticipare la meritata felicità alla prossima puntata. A quel punto non si tratta più di un prodotto d’intrattenimento, ma di una rivincita sulle odiose ed irreparabili frustrazioni della propria interazione quotidiana con altri esseri umani. Si tratta, a quel punto, di miracoli e seconde occasioni. L’indice di interesse relativo all’intreccio di una telenovela può misurarsi, in questo caso, come direttamente proporzionale al numero delle ore di noia e blanda frustrazione che avvilisce quotidianamente la vita dello spettatore.

Le tre donne sedute vicinissime sul divano, posto orizzontalmente a circa due metri di distanza dallo schermo dell’apparecchio televisivo, consideravano gli accadimenti fittizi cui partecipavano ogni giorno dalle tredici e quarantacinque alle quattordici e venti questione di vita o di morte.

Le tre donne erano rapite, letteralmente fulminate dalle emozioni sequenziali che la soap opera sparava nei loro occhi. L’altalena di emozioni nella puntata di oggi (come in tutte le altre) è di una spaventosa precisione, la tensione viene fatta salire alle stelle e nessuno scarto giunge mai fuori tempo. Tutto è caricato al punto che appare ridicolo, se si smette per un attimo di vivere sulla propria pelle ognuna delle inusitate tragedie che scuotono la vita dei protagonisti delle telestronzate. Madre, moglie e donna non graduata non ci pensano neanche a fare pausa. Le emozioni di queste tre spettatrici in particolare sono simili all’elastico di una fionda che viene teso sempre alla massima estensione possibile e poi liberato per il più efficace dei tiri. Tutte le volte.

Amore. Odio. Buoni. Cattivi. Di una semplicità e di un’efficacia rivoltanti. Un tacito accordo regola la sospensione dell’incredulità ed i tempi tecnici di commozione di Antonia, Rachele e Giuliana. Il loro talento nella rigorosa esecuzione delle migliori esperienze di quasi-vita possibili supera di gran lunga quello degli sceneggiatori. Ogni giorno esse vivono. Un lavoro di squadra video-volti-video che va al di là di ogni congegno per la manipolazioni del pensiero che il marketing potrà porre in atto.

Il lavoro grosso lo fa il pubblico in questo genere d’arte. Solo uno spettatore professionista può dare un senso ad un universo umano di tale portata messo insieme con lo spago: questi matrimoni, questi figli variabili di incostanti genitori, questi improponibili amori travagliati, vengono resi reali dalla tensione nervosa di donne ed uomini che, quotidianamente, compiono un atto di fede cristallina e prestano i loro cuori ad una danza dinamica, puntuale, perfetta. Essi credono.

Le tre donne sedute vicinissime sul divano, posto orizzontalmente a circa due metri di distanza dall’apparecchio televisivo lanciano vibranti strali d’odio contro la femmina che, senza alcun apparente senso etico, svolge la sua vitale funzione di guastatrice imbastendo una tela di menzogne in cui spera rimangano incastrati i due giovani amanti. Il paradiso è possibile, ma non adesso, questo nero personaggio femminile lo sta spostando con un calcio fuori dalla portata delle bianche braccia della nostra magrissima eroina. Quello che le tre donne sedute sul divano vogliono è che lei continui a tirare l’elastico della fionda dei loro cuori, non tanto da spezzarlo, questo no, ma nemmeno deve lasciarlo andare prima che sia giunto alla sua massima estensione possibile, questa è l’unica condizione sufficiente per cui, quando tutta questa tensione sarà liberata, l’energia cinetica trasferita nel corpo metallico della biglia della loro emozione raggiunga il limite estremo della sua potenza nello schianto. Se si tendesse l’orecchio verso le anime immortali delle tre più importanti donne della vita di Giuseppe Abbruzzese si riuscirebbe quasi a sentire lo scricchiolio di un laccio elastico sul punto di spezzarsi, ma che, incredibilmente, viene allungato ancora di un millimetro da sapienti dita di tiratore scelto. Sono le tre donne a sobbarcarsi il grosso del lavoro, sono loro ad operare sulla distanza e sull’equilibrio in modo da costruirsi imperscrutabili e perfette occasioni di felicità. Pensare che la femmina infilante bastoni tra le oleate ed armoniose ruote del destino d’amore di due innocenti creature di dio sia una puttana è uno snodo decisivo di questa pratica. Siamo al punto in cui la pallina d’acciaio va a posarsi delicatamente sull’alloggiamento di cuoio, posto nel centro esatto dell’elastico della nostra gloriosa fionda spirituale. Esse credono e credono che questa femmina sia reale e stia facendo del male ad un angelo che avrebbe potuto essere una qualsiasi delle tre, ognuna crede nell’intimo di essere lei, potevo essere io, pensa ognuna delle tre donne, senza neanche doverlo confessare a se stessa, se solo avessi incontrato un principe come quello che questa troia cerca di allontanare dall’unione giusta e santa con me. Con lei…

Il volume dell’odio che le tre figure femminili sedute sul divano posto orizzontalmente dirigono verso lo schermo televisivo si fa di attimo in attimo più consistente fino a raggiungere una proporzione tale che risulta del tutto impossibile non esplicarlo in una qualche espressione verbale.

“strega”-dice la madre.

“è proprio una strega”-la nonna.

“…strega”-la moglie.

Ognuna in cuor suo, sanno tutt’e tre qual è la parola che ronza nelle loro teste con continuità, ma che nessuna riesce a pronunciare. Vorrebbero chiamarla “puttana”, quella troia.

Tensione, rilascio
postato da: lucowski alle ore giugno 24, 2005 19:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 17 giugno 2005

Io. Nevrosi. Intermittente. Funziona se, o agisce quando.

(la definizione di io come nevrosi intermittente è di michel houllebecq)

postato da: lucowski alle ore giugno 17, 2005 23:28 | Permalink | commenti (9)
categoria:
giovedì, 16 giugno 2005

Avete mai notato come si somiglino i genitori di alex di arancia ad orologeria e quelli di gail, la ragazza che non fa partire il rapporto con spud su una base puramente fisica, in trainspotting?

 

 

“(…)prendevi un dormifero...”

 

 

“(…)prendevi un sonnifero...”
postato da: lucowski alle ore giugno 16, 2005 13:08 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, 16 giugno 2005

UN MURATORE

(ESERCIZIO PER LE DITA DELLA MIA MANO SINISTRA TRAMITE BREVE RESOCONTO DI UN INFORTUNIO SUL LAVORO COMPORTANTE TRAUMA TORACICO REALMANTE AVVENUTO DIECI GIORNI FA)

 

 

 

Carmine stava nel fosso. Il fosso era stato scavato per farci passare dentro una conduttura dell’acqua. Il fosso era profondo un metro e mezzo, lungo una quindicina e largo tre. Carmine sentì un rumore strano provenire dalla parete di terriccio e argilla che gli stava di fronte. Fece appena in tempo a voltarsi e gettare a terra il piccone, prima di ritrovarsi sepolto fino al collo.

Dopo averlo liberato togliendogli di dosso la terra con la pala di un escavatore, il suo datore di lavoro si rammaricò fortemente per il fatto che il piccone fosse rimasto sotto tutta quella terra.
postato da: lucowski alle ore giugno 16, 2005 00:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:
sabato, 11 giugno 2005

COROLLARIO IN FORMA DI TRE NUGAE AI MIEI ULTIMI DUE POST SCRITTI IN UNA RIUSCITA IMITAZIONE DEL BAMBINO NON DECENTRATO DI PIAGET INDICANTE COME PIU’ GRANDE LA RIPRODUZIONE DI MONTAGNA A LUI PIU’ VICINA SUL PLASTICO CHE LO STUDIOSO GLI PONEVA DINNANZI

 

 UNO

lei ha un ragazzo nuovo nuovo

che si mette sempre una maglietta rossa

e sembra si faccia la barba

molto più spesso di me

e mi dispiace

solo un pochino

che lui

metta il suo pene dentro di lei

spero

d’altro canto

che lei non stia ferma

quando fanno l’amore

esco

d’altro canto

con alcune ragazzine

e gioco a tirare piccole pallottole di carta

nel solco fra i seni di stella

 

 DUE

dovevamo andarcene in messico

a farci sollevare bolle sulla schiena

dal sole rosso e giallo e tutto

dovevamo andarcene nudi per le piramidi

e nei buchi degli indiani o dove

                                          cazzo

                                           ci pareva

poi, boh, ti sono venute le mestruazioni

ti sono passate

ti sei fatta scopare così così da qualcuno

e ti sono venute di nuovo

-ho perso il mio fascino-

è scesa la notte tre volte

e mi sono masturbato

sette volte

ho fumato quattro pacchetti

      ed in messico

non ci andiamo più

 

 TRE

 

se per me l’insensibilità e la paralisi

sono ancora eccezioni

non lo devo certo alle tue dita

né al tuo reggiseno giallo

né al fatto che ti dispiaceva entrare a braccetto con paride

alla festa d’inverno

per fare poltiglia dei miei organi interni
postato da: lucowski alle ore giugno 11, 2005 13:18 | Permalink | commenti (14)
categoria:
domenica, 05 giugno 2005

"il sentimentale è colui che vuole godere senza addossarsi l'immensa responsabilità della cosa fatta"j.j.

ossia io ho un nuovo accendino, dolcissima signora, ed una collana e lolita che batte tre volte sul palato...

sbronzo...in gloria...

sono le due di notte.

postato da: lucowski alle ore giugno 05, 2005 00:44 | Permalink | commenti (6)
categoria:
sabato, 04 giugno 2005

NOTTE INGESSATA TRA DUE DONNE AMOREVOLI, EPILOGO.

 

"ma davvero ho pianto troppo, ed è atroce ogni luna ed è amaro ogni sole"

"se mai userò parole come stelle e luna sparatemi"

"perdono tutto, a tutti"

postato da: lucowski alle ore giugno 04, 2005 01:45 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 03 giugno 2005

vedete, miei cari amici, ho un letto, qui dietro le mie spalle. sul letto ci sono i pesi da 5 chili, un quaderno aperto, una coperta e qualche libro. sopra il letto c'è una parete orizzontale bianca, parallela al letto stesso. quel letto ha conosciuto anche membra umane, amore, aneliti di morte ed altre cose anche più ordinarie.

di fianco al letto c'è un comodino con sopra cèline, per dirne uno.

amici e vicini, alla mia sinistra c'è una finestra. fuori dalla finestra ci sono miliardi di vite possibili. ottoni che si destano trombe? neanche per il cazzo. le fiammate intervengono nel bel bel mezzo del nulla e poi tanti saluti.

cèline, per dirne uno, è molto

molto

più affidabile.

postato da: lucowski alle ore giugno 03, 2005 05:35 | Permalink | commenti (2)
categoria: