ELEZIONI AMMINISTRATIVE A TORREANTICA
a franco monalda, riposi in pace.
è ancora vivo.
ma riposi in pace.
Il paesino di Torreantica conta poco più di 800 persone effettivamente domiciliate nel territorio comunale, eppure per le elezioni amministrative del 2004 se ne erano presentate più di novecento a votare e quasi tutti i residenti residenti fuori dal comune erano stati adeguatamente retribuiti per votare la lista numero due. In altre parole la fottutissima lista di destra.
È incredibile, ma nel duemila e quattro esistono ancora le liste di destra.
A dire il vero di liste ce n’era solo un’altra, numero uno, di sinistra, compagne e compagni, e se permettete andava votata quella, mica l’altra dei fasci di merda e degli opportunisti democristiani travestiti. Che poi, detto democristiano, opportunista e travestito, in senso politico, vengono un po’ da sé.
Quando Lucio Buddista si presentò al seggio per lo scrutinio, come rappresentante di lista, in altre parole come quello che doveva stare attento che la zoccolona bionda che fungeva da presidente di seggio non facesse brogli, oh cazzo, Lucio arrivò al seggio già con le palle girate perché gli stronzoni votanti qui, residenti in casa di cristo, erano venuti ad eleggere uno che poi si sarebbero cuccati loro che, poco saggiamente, erano rimasti a vivere in quel villaggio buco di culo…se lo voti poi te lo tieni, pensava il nostro.
E che cazzo, pensava il nostro.
Lucio era destinato a rappresentare la giustizia proletaria nella sezione numero due.
Quando nella sua sezione cominciò lo spoglio, l’unica altra sezione, la numero uno, era già avanti ed avanti erano pure i compagni sui capitalisti bugiardi e cattivi. Il leggero vantaggio iniziale aveva un po’ diradato le bestemmie nel flusso di coscienza di Lucio ed anche i suoi muscoli facciali, prima marmorei, andavano piano piano distendendosi…
Lista numero due.
Lista numero due.
Lista numero due.
Lista numero due.
La zoccola bionda era fottutamente di parte e se la godeva nel comunicare ai convenuti, praticamente tutto il paese, il recupero ed il sorpasso dei neri sui rossi. La troia se la ride.
Partita di dama di merda, la zoccola tenta di occultare un voto buono per la uno facendolo passare per nullo. Lucio la richiama, lei fa finta di niente e mette la scheda fra le bianche e quelle scarabocchiate dai simpaticoni di turno, a Lucio girano i cosiddetti tipo elica di elicottero militare e sbatte la merdosa norma del caso sotto il naso da troia della troia bionda presidente che chi cazzo ce l’ha messa qua questa testa di cazzo…
Lista numero uno, solo voto di lista.
Brava bambina, scommetto che nel corso degli anni ottanta del novecento una volta sei anche venuta senza l’ausilio del vibratore.
Siamo comunque nella merda. Dopo dieci minuti di spoglio, il vantaggio della sezione uno è bello che andato e i destri infami veleggiano verso altri cinque anni di banchetto sul cadavere del paese. Avvoltoi, topi, cani rabbiosi, coyote vigliacchi, passeri milleriani becchettanti merde fresche, pesci coprofagi, insetti demolitori di proteine della merda, cultori delle mutande sporche di Eva Braun, nel duemilaquattro Anno Domini che non ci sei mai stato, dovrebbe essere proibito per legge essere di destra.
Il nostro sente il culo che gli comincia a bruciare e vede già le troie minorenni che nemmeno hanno votato sorridere nel giugno del nostro sfacelo. Pronti a festeggiare e pasteggiare. Porci.
La zoccola ci riprova.
Nulla.
Nulla è il tempo che il cazzo del tuo genitore maschio ha passato nella fessa spergiura e prostituita a basso costo della cara mammina quella notte che il vino ha fatto il danno di mettere vicini l’uovo e lo spermatozoo che t’hanno concepita, baldracca a gratis che non sei altro.
Questo è di nuovo voto di lista.
Nulla.
Controlli la norma 12, è voto di lista.
Nulla.
Puttana, metti da parte la scheda, che poi vediamo se è nulla. Te lo ricordi il tuo ultimo orgasmo, quello con il dobermann, nel 1984?
No, nulla.
Lucio ferma tutto, guardi la norma, signora bionda, e consideri la sua vita come un incidente biologico, lo vede che se la croce segna uno ed il nome è scritto sotto la due è voto di lista per la uno, che le cavallette ti mangino le grandi labbra!
Labbra morse e strette e bocca culo di gallina, mascelle tese: lista numero uno, solo voto di lista.
Lucio continua ad attaccarsi ad ogni scheda, ma è il gattino più piccolo della cucciolata che ogni tanto becca una tirata di latte dalla gatta madre, perché la stronza continua ad avere cancerogene occasioni di riso nel leggere i voti per la lista di Salò.
Il progetto omicida maturò nella mente di un tranquillissimo studente di lettere moderne alle 16 e 50 del pomeriggio del 14 giugno duemilaquattro, quando ormai era chiaro per tutti che non solo la lista numero due avrebbe vinto le elezioni, dimostrando il vuoto di una qualsivoglia intelligenza divina, ma avrebbero anche vinto con un distacco sontuoso, quei fasci di merda, considerando il numero dei votanti.
Era un peccato contro la vita che la zoccolona bionda continuasse a respirare ancora per troppo tempo. Ad una scheda, una delle ultime, una di quelle che non contavano più niente perché tanto fuori si stava già festeggiando in previsione di parcelle di tecnici amici e parenti da spartire come le mosche spartiscono gli escrementi, cioè facendo a chi mangia più veloce, ad una scheda, una delle ultime, una di quelle che magari fosse uscito anche un voto per la numero uno sarebbe stato inutile e sembrato una presa per il culo, ad una scheda, una delle ultime, una di quelle che dì il cazzo che ti pare tanto i giochi sono finiti e la gente fuori già urla o si abbraccia e qualcuno che s’era illuso sta piangendo, ad una scheda, ad una delle ultime, era capitato di essere stata segnata con due croci invece che una, una croce per lista invece che la scelta di una sola per la lista dei buoni o quella dei cattivi destroidi pedofili…LISTA NUMERO DUE, SOLO VOTO DI LISTA.
Ed a questo punto sei morta.
Tu sei proprio morta nel senso che sei già cadavere inconsapevole, sei morta nel senso del verme nel buco che ospitava un bulbo oculare e sei morta nel senso del cane travolto da un’auto che fila centottantacazzodiclilometriorari.
Vincono i cattivi, i bimbi in Africa muoiono di fame, la Juve vince sempre il campionato di calcio…è stato Bukowski a dire che gli uomini peggiori hanno i posti migliori e gli uomini migliori hanno i posti peggiori. E per rimanere in tema, i fottuti ricchi smanacciano le loro favorite, quelle stesse ragazze che sputano sulla mia fottussima ombra. Puttane e puttanismo. Merda e smerdamento, ancora Bukowski, e solo cinghiate per i cani ed i bambini.
Quello che succede da quando si chiudono le porte della sezione numero due non è chiaro nella memoria di Lucio mentre prende il largo su una Panda verde targata Torino. Ha solo una serie di immagini velocissime che gli si sovrappongono davanti agli occhi mentre ride ed accelera.
Per prima cosa ha seccato i due finanzieri. Aveva la sua pistola di calibro microscopico in tasca e come cazzo se la sia ritrovata tra le mani proprio quando il momento è stato benedetto per sparare, questo lo saprebbe il signore, se solo si degnasse di esistere.
Un colpo in testa per uno alle due guardie di finanza, da distanza ravvicinata, che a Lucio questo corpo in particolare è sempre stato sul cazzo. Poi gli altri da bravi fatti mettere seduti e zitti tutti qua non entra nessuno.
Non c’è un sequenza cronologica lineare. Un inno rivoluzionario, un calcio in bocca alla troia bionda. Quattro risate con gli scrutatori, ammazza l’altro rappresentante di lista e poi due pugni sulle costole della mignotta. Sei sputi negli occhi della bionda e l’obbligo a dire per dodici volte consecutive: lista numero uno, solo voto di lista.
Poi la facciamo alzare, il nostro ha un’idea, questa è una classe delle elementari quando il tuo lurido culo sfondato non viene qui a ratificare la stupidità della maggioranza degli elettori. Quella è una lavagna e tu sei una zoccola di bambina cattiva e presuntuosa, ora gratta con le unghie, gesso c’è né niente, qua, gratta con le unghie e scrivi che se una scheda viene contestata per qualsiasi ragionevole dubbio di uno dei rappresentati di lista, tu la fottuta scheda la metti da parte e poi, tutti insieme da bravi stronzi andiamo a vedere se si annulla o no, neanche per il cazzo che tu dici di no.
Nulla. Dimmi nulla, fa Lucio, con il pene moscio fuori dai pantaloni, dimmi nulla e se non mi viene duro io ti uccido a schiaffoni in faccia. E dico che lo faccio ed immaginati morire a schiaffoni in faccia. Nel frattempo uno glielo dà, uno schiaffone, che cominci a considerare l’ipotesi come circostanza aderente alla realtà in un futuro non troppo remoto. Ed un altro la zozza se lo prende perché il nostro c’ha preso un tantino gusto.
Adesso, amore, dimmi: “NULLA DI INCONTESTABILE NULLITA’”…
Avanti così per quanto tempo non lo sa ed alla fine nei ricordi del rappresentante della lista numero uno, timido ed educato studente di lettere, la molto esimia presidente della sezione numero due, dove da sempre si decide chi governerà questo buco di culo cui ormai hanno tirato via anche i peli, nella memoria del nostro scintillante eroe la bagascia bionda giace a terra, proprio come corpo morto cade, la puttana, e morta pare proprio.
E poi Lucio riesce ad uscire, dopo aver buttato a terra la pistola, vicino al biondone, il biondone morto non solo a schiaffi, ma chi si ricorda se qualcuno le ha sparato?
Esce urlante, Lucio Buddista, urlante che la molto esimia signora presidente di seggio è impazzita e tiene tutti in ostaggio ed aiuto, qualcuno fermi la pazza, lui l’ha colta di sorpresa ed ha preso la porta, ma gli altri, chiamate la polizia, quella gli altri li secca proprio, i gialli delle fiamme gialle li ha seccati di già che sono storia, gloria ai corpi militari dello stato, oddìo!
Non è che Lucio si fermi mai mentre urla queste cose, prende ancora un paio di porte mentre il mondo in miniatura raccolto ancora nell’edificio scolastico prestato alla pornografia elettiva crolla su se stesso ed è bello che in strada e tanti saluti, buonanotte, lieto principe, lui salta in macchina e non mi vedete più che è più, ho un amico in Australia, amici miei.
Ed il paradiso è a due curve dai fari della mia Panda verde targata Torino.
1500 euro, usata, un’ammaccatura pressoché invisibile sul cofano.
Un vero affare.