O QUALCOSA QUALCOSA O
Il pipistrello mi passa troppo vicino alla testa. Jim jim jim jim jim jim jim jim ho battezzato il pipistrello. Si chiama jim. Io mi chiamo jim. E sono un.
Il mio nome è jim. Il pipistrello si chiama jim. Il nido di jim. La grotta. Un topo volante. Un topo volante di nome jim, il mio nome è jim e sono un alcolista? Il mio nome è jim.
Jim.
Questa mattina ho incontrato la donna della mia vita. O anche, ieri sera ho mangiato latte e biscotti. Oppure. Ovvero. Il pipistrello mi è passato troppo vicino alla testa non si attaccano ai capelli.
Uno: stai dentro la stanza e la stanza è piena di mosche. Lente.
Uno: un pipistrello. Troppo vicino alla testa.
Uno: il nome.
Uno: la chiesa gremita di fedeli l’incenso ho paura a rovesciare la croce ma ho terrore a tenerla dritta.
Uno: che fai, ti scordi tutto e ricominci dall’inizio? Scrivi: uno: il pipistrello mi passa troppo vicino alla testa. Jim. Il mio nome è jim. E sono un alcolista? Sono un topo volante. Le sigarette nel bagno della scuola. Iniziare a fumare a diciannove anni è deleterio e smettere prima dei.
Uno: il nome.
Uno: le mosche lente. Umide. Aria zuccherata.
Uno: troppo vicino alla testa…
Cantilenare. Uno. Uno: le mosche non ronzano sempre, ho un nido di vespe parcheggiato nell’autunno del cinquantasei. Una vecchia automobile scassata, uno: scrivi: uno: ti scordi tutto? Di me non ti dimenticare di me ho iniziato a fumare a diciannove anni io!uno! qualcosa di umano, ma fammi il favore! Uno, uno, uno, uno, uno….nome e numero! Uno! Il pipistrello? Troppo vicino alla testa. Stamattina? Ho mangiato la donna della mia vita. Insipida. Umido uno. Si fa fatica a passare le dita in mezzo allo zucchero bagnato. Vaporizzato. Il passo stesso umido. Uno?
Uno: il pipistrello passa troppo vicino alla mia testa e quando spengo la sigaretta sotto il tacco della mia scarpa destra mi rendo conto di un sacco di cose contemporaneamente ma in fondo è uno. Chi? Il pipistrello, uno, non se n’esce. Un pipistrello mi passa troppo vicino. Il pipistrello passa troppo vicino alla mia testa, ma questo anni fa…
Ho una mosca sulla tempia, niente di particolare. Adesso spara. Uno: l’arciere ed il pipistrello. La
Fa
Re
Tra.
Uno!
Questa? Questa è la parola. Tutti in coro: questa è la parola. Oppure? La parola è nota a tutti gli uomini. Cantilenando. Ho sprecato la mia vita a fare riunioni? Oppure? Questa è la parola nota a tutti gli uomini. E grazie. Uno: non sempre senti che se una mosca attraversa il tuo campo visivo senza uscire dalla portata del tuo udito produce un ronzio. Però: la mosca mi passò troppo vicino alla testa trapanando il mio cranio con il suo assordante ronzio. Ripetete in coro: la mosca mi passò troppo vicino alla testa trapanando il mio cranio con il suo assordante ronzio.
La mosca mi passò troppo…
Il pipistrello e l’arciere. Uno:
uno:
uno:
uno:
uno:
il punto a ed il segmento verso il punto b dove sono quelli che stanno cercando se stessi? Mi chiedevi.
Ti chiedevi! Dove fossero quelli che stanno cercando se stessi. Uhm.
Hu-hu-hm. La mosca e un pipistrello. Una tempia e la mosca. La mosca e la tempia?
Una mosca.
Una tempia. La tempia attraversò il mio campo visivo trapanandomi il cranio con un ruggito ronzante. Bene così. Il problema di fondo è che sto perdendo ad ondate graduali di diramazione progressiva il controllo del mio personale tono di voce cerebrale. In fondo questo non è che un passo verso la perdita di fiato nella mia testa. Non avrò più un solo attimo canoro in testa se non fermo adesso l’emorragia. Mi perdo tutto il bello a fare così. Sì sì la fai facile tu a suonarti tutto il repertorio in quella testolina di cazzo che ti ritrovi, bella roba, brava. Complimenti. Metti i panni ad asciugare al sole. Travasare il vuoto nel vuoto? Ma chi? Dostoe? Chi? Ho una mosca sulla tempia. Una casa in campagna piena zeppa di gatti. Un gatto? In noi. Il gatto. Una casa di pietra. La casa di pietra. Un pipistrello passa troppo vicino alla testa. Jim. Bel lavoro. Penso con la tua voce, sei soddisfatto adesso? Potresti per piacere rendermi il mio intestino? Grazie. Bel lavoro. Non l’ho visto no. Ce l’aveva in bocca un cane, se ti interessa. Che cazzo c’è da ridere adesso? E va bene, tutto il repertorio. Ripetere con tono petulante: arciere. Una tempia attraversò un campo visivo Giulia era capace di muovere l’orecchio. La tempia attraversò il mio campo visivo trapanandomi la testa con un raggio laser azzurro. Il mio personale tono di voce cerebrale. Ma senti come suo suona male? No.
E grazie.
Tu non mi stai ascoltando, per questo non riesci a sentire come suona male! Ma ti rendi conto? Un pipistrello passa troppo vicino alla mia tempia, che devo dirti di più? C’è qualcosa da dire sempre, ma io non te lo voglio dire. Me lo tengo per me, eh. Adesso non vorresti ascoltarmi più. Perché? Perché sto zitto. Ho voglia di parlare solo quando parli tu. Non va bene. E no. E allora?
No, no, iniziamo tutto daccapo. Dall’inizio. Dimenticati di quando ti sei schiacciato un dito nel cancello e sei corso via urlando. Dimenticati del fatto che tutto quel sangue rosso così ti faceva un gran bell’effetto, avevi otto anni, eri un genio. Ho detto dall’inizio…
C’era una volta un gran bel cane nero. Un cane enorme, giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo. Avreste dovuto vederlo. E tu? Tu ancora non ti eri spaccato il dito nel cancello, vero? Il tuo dito era intero. Eri vestito ordinato. Solo che non ti andava giù che ti tagliassero i capelli. I tuoi guai sono iniziati nel giorno in cui hai capito che i tuoi capelli non sarebbero mai stati come quelli del ragazzo del cartone animato. Povero piccolo. Fa niente, su, è passata adesso. Non tirare su col naso che non sta bene.
Adesso spiegami come hai fatto ad avvicinarti a quel bestione. Un cane enorme, giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo, niente a che vedere con questo tuo pipistrello né con le mosche nella tua stanza, tanto per chiarire la differenza, bello mio.
Ah sì. La differenza. Importante. Dico, la differenza. Il cane nero. C’era una volta e così via? Giusto? Oh sì. Il più bel cane del mondo.
E quindi? Dimmi del cane. Come hai fatto ad avvicinarti a quel bestione? C’era la neve? È vero? Non te la sei inventata la neve?
Io mi ricordo che c’era la neve, il cane era bellissimo. Bellissimo? Era enorme! Io non capisco. Eri da solo quando lo hai incontrato e c’era la neve. Sì. Da solo. Con la neve. Lui stava sopra una collinetta ed io stavo sotto una collinetta.
E ti veniva da piangere per quel cane…piangevi, anni dopo?
Questo a suo tempo. Non prometto niente io. Pensa al tuo pipistrello, tu, teppista! Avevi il pipistrello, la mosca, l’arciere e la faretra, ma ti pare?
Le domande le faccio io. La neve. C’era la neve. Tu, il cane, la neve, la collinetta. Il cane sopra la collinetta. Tu sotto la collinetta. Come hai fatto ad avvicinarti al cane? Che ne sapevi che non ti avrebbe morso? Lo sapevi.
Era grosso? Era grosso. Dimmi del cane.
C’era una volta un gran bel cane nero. Un amore. E tu ti avvicinasti al cane sapendo che il cane non ti avrebbe morso. Adesso dimmi del cane che ti aspetta davanti alla scuola. È lo stesso cane? È lo stesso cane. Come sapevi che non ti avrebbe morso? Lo sapevi, era lo stesso cane.
Tu il cane la collinetta la scuola ed il cane davanti alla scuola e non ti avrebbe morso hai convito tutti quanti che non avrebbe morso nessuno tu e credevi di valere qualche cosa per questo perché era vero che il cane non mordeva un nessuno qualsiasi e tu te ne eri accorto genio come eri e tutto filava liscio se ho ben capito ma non sei in grado di riallacciare l’evento della collinetta il ricordo del contrasto tra il colore del cane e quello della neve allo stesso cane che ti aspetta davanti alla scuola. Non ci riesci proprio? Non ci riesco adesso. Quindi? Aveva una macchia bianca da qualche parte ma non ti ricordi se era o no su una delle sue zampe. Il cane aveva una macchia bianca? Aveva una macchia bianca. E poi?
Un altro cane. Un cane? Un pastore tedesco. E tu non ti sei avvicinato. Non mi sono avvicinato. Aveva? Ce l’aveva? Cosa? Quello che dici tu. Ma? Ma non sapevo se mi avrebbe morso. Del cane nero lo sapevi. Lo sapevo. Di questo non lo sapevi? Di questo non lo sapevo.
E volevi sentirti un genio? Forse si. Non mi sembra che ci si fosse messi d’accordo sulla possibilità di rispondere forse.
Forse no.
Volevi sentirti un genio. Forse mi sentivo un genio. Ma non ce l’avevi il coraggio di accarezzare il pastore tedesco. Sapevi che ti avrebbe morso. Non sapevo se mi avrebbe morso. Avevi il coraggio di accarezzare il cane nero perché sapevi che non ti avrebbe morso, però. Eh.
Un genio?
Un genio.
Poi il cane nero ha fatto una cosa buona? Molto buona. Era un buon cane? Un pipistrello ti è passato troppo vicino alla testa?
No?
E allora? Allora il pipistrello? Quindi? Quindi non era un buon cane. Era il cane migliore del mondo. Quello che ti passa vicino alla testa è un pipistrello nove volte su dieci, una volta su dieci, invece, il pipistrello ti passa troppo vicino alla testa. Ci siamo? Siamo qui. Come se la mosca non ronzasse passandoti davanti. Siamo qui. Sotto la collinetta che guardiamo il cane nero. Il cane nero che c’era una volta. Il cane nero saltò addosso al pastore tedesco che stava per mordere tua sorella piccola. Posso capirlo, ma allora, quand’è che ti sei sfasciato il dito chiudendolo dentro il cancello? Dopo, prima. Tua sorella è più piccola di te di otto anni, non è vero?
Il cane.
Dimmi di tua sorella.
No, il cane.
Dimmi del cane non me lo ricordo aveva una zampa bianca o qualcosa qualcosa o qualcuno aveva me vuoi capire che è questo il punto esserci aveva me uno straccio di vita reale mica tanto non è accarezzare un cane o provare tenerezza mutuata per il cane di un altro o ricordarselo è che non entra nel dato di realtà se ti portano via il cane quando ancora ci credi è così che fregano la gente e mettono ogni cosa al suo posto e danno un posto ad ogni cosa ma tu o sì o sì hai voglia a cercare il nido non te ne fai niente del tenere il tuo organo sessuale fermo in una donna per tutta la vita fermo sì non muovere un muscolo sparire non te ne fai niente ti stai prendendo in giro tu credi nel momento perché hai il momento intorno e sei dentro e non ti muovi e va bene ma non ce la fai non è così sì che lo è lo sarà di nuovo tu di là devi uscire che lo voglia o no non è non oh sì il cane più bello del mondo oh sì che lo è non crederci non ci credere non ci credere non ci credere nessuna rielaborazione di nessun cazzo di lutto è completa mai.
Lo dico per il tuo bene, giovanotto, un giorno UN pipistrello ti passerà troppo vicino alla testa.
Lo dico per il tuo bene, giovanotto, faccia a terra e lecca la suola della mia scarpa. Puoi anche non farlo, ma lo farai. Lecca la suola della mia scarpa. Non è la scena di arancia meccanica, puoi non farlo. Ma lo farai. E sai perché, faccia a terra, giovanotto, lo farai perché sai perché giovanotto, faccia a terra, lo farai perché, lo sai perché lo farai. Un giorno ricorderai che IL pipistrello è passato troppo vicino alla testa.